www.questomeseidee.it - anno 5 numero 1 - febbraio 2017
Usa, Austria, Italia. L’autunno del voto
- ottobre 2016 -
di Roberto Barucco
Novembre e dicembre. I mesi del voto. Si va alle urne l’8 novembre in America, nell’Election Day che deciderà il nome del 45° presidente degli Stati Uniti, successore di Barack Obama, non più eleggibile dopo aver raggiunto il limite dei due mandati. Linea politica e futuro della nazione americana sono legati a chi vincerà tra Donald Trump, candidato del Partito Repubblicano e Hillary Clinton, candidata del Partito Democratico. Anche l’Italia, come l’Austria, questa volta domenica 4 dicembre, sarà chiamata a pronunciarsi. Se oltralpe la lunga battaglia tra Norbert Hofer e Alexander Van der Bellen, combattuta a colpi di scena, rinvii e ricorsi, colla compresa, probabilmente vedrà la sua naturale conclusione con la nomina del futuro presidente austriaco, dalle parti di Roma il confronto referendario sulla riforma costituzionale porterà almeno un risultato certo: quello di consegnare al futuro immediato un Paese ancora diviso tra “No” e “Sì”.

Novembre e dicembre. I mesi del voto. Si va alle urne l’8 novembre in America, nell’Election Day che deciderà il nome del 45° presidente degli Stati Uniti, successore di Barack Obama, non più eleggibile dopo aver raggiunto il limite dei due mandati. Linea politica e futuro della nazione americana sono legati a chi vincerà tra Donald Trump, candidato del Partito Repubblicano e Hillary Clinton, candidata del Partito Democratico.

Gli assetti futuri degli equilibri di potere negli Usa, che ci piaccia o meno, influenzeranno la politica europea, quella del medioriente e, non dimentichiamolo, anche quella italiana. Economia compresa.

E proprio l’Italia, come l’Austria, nello stesso giorno, domenica 4 dicembre,  sarà chiamata a pronunciarsi. Se oltralpe la lunga battaglia tra Norbert Hofer e Alexander Van der Bellen, combattuta a colpi di scena, rinvii e ricorsi, colla compresa, probabilmente vedrà la sua naturale conclusione con la nomina del futuro presidente austriaco, dalle parti di Roma il confronto referendario sulla riforma costituzionale porterà almeno un risultato certo: quello di consegnare al futuro immediato un Paese ancora diviso tra “No” e “Sì”.

Questo sarà, probabilmente, uno dei temi che terrà banco nei mesi del “dopo voto”. Troppo si è battagliato e combattuto a livello verbale, si è dibattuto in ogni sede e luogo, dai social ai media mainstream, fino al pianerottolo di casa, perché se ne esca, comunque vada, con una semplice “accettazione” dei risultati, “ok, avete vinto, tutto bene, si prosegua, no, si innovi, avanti, amici come prima, viva il confronto…”. 

Comunque vada, questi tempi, che sullo sfondo hanno questioni come il lavoro,  disoccupazione, economia in affanno, immigrazione, pensioni, il disagio sociale profondo, il terrorismo, con una certa difficoltà potranno essere archiviati nel nome del politicamente corretto.

Ricordiamocele, queste date, perché sono destinate, che piaccia o meno, a trovare spazio nei libri di storia futuri, a prescindere da quanto ci verrà propinato senza sosta nel corso di una campagna elettorale a tappeto condotta con ogni mezzo per i prossimi mesi: 8 novembre, il giorno dell’America. Di una scelta politica decisiva, in un senso o nell’altro.

4 dicembre: il giorno dell’Europa, quando l’Austria deciderà del proprio futuro e l’Italia porrà una seria ipoteca sugli anni a venire.

Elezioni, da un lato, grandi elettori e voto popolare, presidenza, referendum. Tempi urnali, avrebbero detto gli esegeti di Nostradamus. Mentre prosegue la guerra in Siria, che assume sempre più i tratti che funestarono la guerra civile spagnola del secolo scorso, quando divenne la “prova generale” del secondo conflitto mondiale. E mentre le grandi potenze si impegnano sul campo e sfiorano il contatto reciproco e lo scacchiere internazionale cambia e si trasforma a una velocità impensabile solo pochi decenni fa.

In mezzo a questi scenari, con il potere decisionale affidato a un foglio di carta destinato a delegare ad altri le nostre funzioni di cittadini, ci siamo noi. Assistiamo e assisteremo, parteciperemo, non importa con che genere di scelta e di “x” tracciata sulla scheda, ma almeno con la voglia di essere costruttori del nostro tempo.

Il resto sarà storia di un 2016 che corre verso la sua naturale conclusione e vicenda di popoli accomunati nei destini, persino da medesime tradizioni, canzoni, appartenenze. Eppure con sogni differenti. 

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