www.questomeseidee.it - anno 5 numero 5 - giugno 2017
LEDA BATTISTI: RITORNO DA UNA “SECONDA NOTTE”
- giugno 2017 -
di Simona Quatrosi
Da una classica intervista scaturisce una piacevole chiacchierata sulle nuove tendenze musicali, sul ruolo delle artiste donne e un messaggio ai giovani che intendono intraprendere la carriera musicale. Tutto questo e molto altro con Leda Battisti, la “passionaria” cantautrice di origine rietine, per noi di QM.

Leda Battisti, la “passionaria” cantautrice di origine rietine, dalla voce inconfondibile che ci ha incantato con pezzi di grande successo accompagnata dalla sua chitarra classica, dopo una pausa, ritorna sulle scene musicali con due singoli e un album a novembre che sarà tutto una sorpresa.

Da una classica intervista scaturisce una piacevole chiacchierata sulle nuove tendenze musicali, sul ruolo delle artiste donne e un messaggio ai giovani che intendono intraprendere la carriera musicale. Tutto questo e molte altre curiosità a noi di QM.

Ciao Leda, innanzitutto ti ringraziamo per la tua disponibilità e ti facciamo i complimenti per il tuo Singolo “Seconda notte”, uscito a marzo, che sta andando molto bene sia in radio che su Itunes. Cosa dobbiamo aspettarci da questo tuo atteso ritorno?

“Grazie a Voi. E’ vero, ‘Seconda notte’ sta avendo tantissimi riscontri positivi e non posso che esserne felice. Questo ritorno è particolare per me. Lo definirei come una sorta di rinascita. Quando un’artista si ferma per un po’ con l’attività discografica, ritornare sulle scene musicali è come un salto nel vuoto dal sapore elettrizzante. La sensazione è un po’ come quella che ho avuto nel 1998, quando alle radio passavano ‘L’acqua al deserto’, il mio primo singolo di debutto che ebbe un enorme successo. Ritorno con un album dalle sonorità inaspettate. Ho avuto modo di sperimentare e mettermi in gioco su molte sfumature sonore. L’album e i due singoli che lo anticipano portano in sé un’evoluzione del mio percorso musicale. Mi sono addentrata in nuove strade di comunicazione attraverso un sound un po’ vintage, anni ’70. Ho voluto dare un’impronta all’intero album, che uscirà in autunno, di una musica ‘suonata’, come si faceva un tempo, dove prima si componeva una canzone, si suonava e si sperimentava sugli strumenti. Nel disco ho voluto dare un mix di suoni legati agli strumenti. Vorrei citare le persone che hanno contribuito a far crescere e realizzare questo album. Andrea Battaglia produttore e discografico che è anche il bassista del disco che ha collaborato con Zucchero. Poi alle chitarre elettriche Toti Panzanelli, chitarrista di Venditti e Ornella Vanoni, Phil Mer alle batterie dietro le quinte. I testi sono scritti di mia penna ma per alcuni mi sono avvalsa di un grande paroliere come Pasquale Panella. Ogni canzone di questo disco viene formulata sia a livello testuale che a livello immaginifico come una sorta di film, quindi ogni pezzo rappresenta un microfilm ma poi l’album nella sua interezza è il film ultimo che li racchiude tutti.”

La proposta di un “vintage” come sguardo nostalgico e le sonorità diverse delle chitarre i suoni diversi delle chitarre, sono già anticipati in questo singolo? 

Si, ho accantonato la chitarra classica per prediligere suoni più blues. Il richiamo al vintage è anche accennato nel videoclip, in cui si vedono simboli degli anni ’70: come il telefono o la macchina da scrivere. In quegli anni si faceva la musica, si suonava, c’era spazio per le sonorità, sperimentazioni e meno per il commercio. Quel fare che aveva un non so che di ‘analogico’, era più affascinante del digitale della nostra epoca. Il testo tratta una storia d’amore contrastata e conflittuale, ma per una strana ragione (un po’ tutti abbiamo vissuto questo tipo di esperienza) è un amore che ritorna sempre. Nella frase: ‘Questo amore è una partita, una scena mai finita, come un cerchio che non si può più spezzare’, intendo dire che ci sono amori che sembrano abbandonarti ma poi in realtà, ritornano sempre. ‘ti abbandona e poi ritorna’. E’ come una metafora del conflitto interiore. Anche alla fine del video c’è una macchina che lascia intravedere un lieto fine che preannunciato nel nuovo singolo.”

Il tuo nuovo singolo invece esce il 9 giugno e ci accompagnerà per tutta l’estate in attesa dell’album.

“Si esatto. Siamo pronti per il secondo singolo che s'intitola ‘Solo un’estate fa’. Anch’esso è un singolo dagli accenti anni ’70, con moog particolari. In continuità con ‘Seconda notte’ e l’intero disco ha una vena nostalgica. Una sorta di sguardo al passato con sentimento di ammirazione.“

Quando componi, ti lasci trascinare dalla melodia o dal testo?

“Di solito compongo con la chitarra partendo da una base armonica, ci metto su una melodia e successivamente scrivo il testo. E’ sempre stato il mio modo di comporre. Sono sempre alla ricerca di nuovi universi sonori da esplorare, cercando di creare un linguaggio vocale particolare. Sono molto attenta alla timbrica. Di solito tendo a non seguire le mode dl momento. Secondo me, un artista deve cercare la propria moda dentro sé stesso, nel proprio universo interiore, non c’è bisogno di mettersi a tavolino per scrivere una canzone, bisogna essere veri anche in questo.”

La struttura metrica delle tue canzoni ricorda alcuni cantautori degli anni ’60 ’70? Ti va di raccontarci come procedi?

“In genere come sillabazione scelgo un finto inglese perché è una lingua molto tagliata. Trovare un testo in italiano non è per nulla scontato. Con queste metriche richiedono particolare attenzione alla sillabazione. Ciascuna parola deve essere aderente anche al tipo di nota che io faccio. Non è un lavoro fatto ‘a tavolino’, mi viene naturale. Cerco sempre di abbinare la sillaba giusta a quel finto inglese, di cui ho accennato sopra, e alle successioni di note particolari. Probabilmente è anche questo che mi ha portato ad essere un po’ diversa nel panorama italiano. Di volta in volta, tendo comunque ad approdare verso territori sonori di vari livelli. Non è la solita melodia all’italiana e basta, c’è qualcosa in più dentro e questo viene dalle mie conoscenze tecniche e dal fatto che mi piace creare qualcosa di mio personale con arabeschi e una timbrica particolare che può piacere o no.  Scelgo il vestito musicale che più mi si addice. Nel nuovo disco ci sarà anche un pezzo in inglese, un ritorno agli anni dei gruppi rock storici, ma mantengo sempre la mia mediterraneità.”

Tu sei una cantautrice, al giorno d’oggi quelle che emergono sono poche. Quanto è difficile oggi avere questo ruolo e riuscire a imporsi? C’è ancora spazio per il cantautorato femminile?

“E’ una domanda interessante. Io sono sempre stata solidale con le donne. Anzi noi donne abbiamo degli spunti superiori in alcune cose. Nell’arco della mia carriera ho sempre cercato di avere un carattere forte e deciso, di avere la giusta determinazione per emergere come cantautrice. Sono convinta che noi donne possiamo dare un messaggio diverso, perché sappiamo ciò che vogliamo. La donna ha ancora più determinazione, forse proprio perchè per natura è più complessa e combattiva. Le discriminazioni, soprattutto nel settore musicale purtroppo ci sono e ci sono sempre state; devo ammettere che nel mio percorso ho visto qualche situazione di questo genere, però tutto questo non mi ha fatto mollare mai. In Italia ci sono tantissime cantautrici brave ma quelle che riescono ad emergere sono poche. Per quanto mi riguarda, essendo compositrice e autrice dei testi quando mi reco in studio con il mio strumento, sono io stessa a dare le direttive sulle sonorità, sulle mie scelte e l’arrangiamento. Conosco la musica nelle sue sfaccettature e sono professionale al massimo e nessuno può mettermi i piedi in testa. Con questo non voglio dire che non accetto consigli e suggerimenti, anzi. Quando si tratta di me stessa, sono molto critica ed esigente. Dovrebbero esserlo tutti. Sia in campo musicale che in generale nella vita per andare avanti.”

Cos’è cambiato rispetto al 1998, anno del tuo grande successo “Acqua al deserto”?

E’ cambiato il discorso discografico. Penso a quel periodo con un po’ di nostalgia. L’ambiente musicale era più vivo. Purtroppo i talent show degli ultimi anni hanno generato cose buone ma anche tante cattive, trasformando sensibilmente il panorama musicale.  Possono esserci tanti talenti ai giorni nostri, ma secondo me si rischia un po’ di bruciarli. Il successo arriva in modo repentino ma anche effimero e il talento non viene supportato da una forza morale che lo sorregge nel caso in cui la popolarità diminuisca. A causa di ciò, tantissimi giovani non riescono a farcela. Ci sono persone che cantano bene brani di altri, ma riuscire a cantare un proprio brano procura un altro tipo di  emotività e sensibilità. E’ una passione diversa perché la creazione è la tua. C’è una differenza sostanziale tra compositrice, autrice, interprete e cantante bisogna scinderle e racchiuderle. “

E rispetto a quei tempi in cosa è cambiata Leda Battisti?

“E’ giusto avere dei cambiamenti e trovare qualcosa di diverso in sé stessi. Come nella vita anche nell’arte. L’una si specchia nell’altra. Ho sempre suonato e cantato ma ho sperimentato anche nuove soluzioni. Il cambiamento è d’obbligo per un discorso di personalità, di cuore. Non si può essere sempre la stessa cosa. C’è sempre qualcosa di diverso che può arricchire il nostro percorso, sia in negativo che in positivo. Guardo sempre il bicchiere mezzo pieno. Bisogna sempre andare avanti anche a livello emotivo. Però quello che rimane è il sapersi emozionare con la musica e soprattutto riuscire ad emozionare gli altri. Se io in qualche modo ancora oggi, riesco a fare questo, per me è il complimento più bello. Quando mi dicono: ‘le tue canzoni mi fanno emozionare…’ - oppure - ‘Con le tue canzoni, in quello che dici, noi ci immedesimiamo’, - è il massimo della soddisfazione sia come artista che come donna. Le vicende della mia storia personale riflettono le mie canzoni su quello che scrivo. I miei testi vengono oltre che dalle mie esperienze anche da storie degli altri, da persone che conosco o che vedo. Basta farsi un giro per strada e osservando si capiscono tante cose; questo è un po’ quello che succede nella mia musica anche mediante l’utilizzo di metafore. Ogni canzone è uno spaccato di qualcosa che sia surreale o realistico. Ognuno di noi ha una specie di romanzo nelle storie della propria vita.”

In riferimento alla tua carriera, hai approfondito tanti generi mantenendo comunque la tua cifra stilistica. Qual è il genere che ha fatto da slancio alla tua vita, c’è un background cui sei più legata?

“Grazie per questa domanda, mi offre l’opportunità di parlare di un altro pezzo che non tutti conoscono. In realtà c’è un brano che ha dato il via a questo sound flamenco di cui accennavi ed è ‘Tocca il cuore’, che mi ha permesso di esordire e collaborare con Ottmar Liebert grande chitarrista flamenco. Questo pezzo, uscito per prima, è stato captato in Grecia ed è balzato improvvisamente nelle classifiche lì. In pratica la mia avventura è cominciata lì. Sono partita dalla finestra per rientrare dalla porta. Partendo dal successo inaspettato in Grecia, poi è arrivato il contratto con la Sony Music e Rudy Zerbi. Questo brano è stato introdotto poi nell’album ma in Italia il successo è arrivato con ‘Acqua al deserto’. Poi da lì è partita tutta la mia vicenda internazionale con la Sony Latin che è stato disco d’oro insieme a Manny Benito produttore di Jennifer Lopez e Celine Dion ed è stato esportato in tutta l’America Latina. Partita dalla Grecia per entrare in Italia, quel pezzo mi ha fatto approdare nel mio Paese.”

Ti piacerebbe duettare con qualcuno in particolare?

“Mi piacerebbe molto fare un duetto con Sting. C’è una sua canzone, ‘Fragile’ che ho fatto in tv, con la chitarra io mi accompagno facendo contemporaneamente alla chitarra anche la melodia. E’ una canzone splendida ma non semplice. Trovo che sia un artista completo, le sue musiche, qualitativamente eccellenti, incantano. Lo considero tra i più grandi artisti anche per le sue performance vocali e strumentali. “

Com’è il tuo rapporto con i fans?

“Stupendo. Direi che più che fans li considero amici. Rispondo a tutti. Mi seguono sempre anche nei live. Sono persone adorabili. Mi raccontano tante storie e questo mi piace molto perché dentro una persona c’è molto da dire e io capto molto da loro. Ho grande rispetto per quello che mi dicono e mi raccontano. Mi hanno sempre seguito anche quando ho fatto delle pause. E’ un rapporto al quale non rinuncerei per niente al mondo.  Hanno accolto benissimo questo ritorno per cui sono anche le persone che hanno reso possibile questo sogno, di tornare di nuovo in classifica, alle radio su Itunes con “Seconda notte”. 

Sei un’artista attenta anche alle nuove proposte di cantanti. Che messaggio vuoi dare ai giovani che vogliono intraprendere la carriera musicale?

“Ai giovani dico, siate determinati! Cercate di trovare una vostra strada, componendo e cercando il vostro giusto percorso. Quando uno crede in una cosa e la vuole fortemente, si sente già la differenza di come canta e come suona. E’ importante crearsi un vestito su misura per sé, per essere credibili e originali anche a scapito delle mode del momento. Ultimamente c’è la tendenza a fare canzoni un po’ omologate, sia nella sonorità che negli arrangiamenti. Non bisogna mollare mai o avvilirsi se le cose vanno male.”

Ti facciamo un grosso “In bocca al lupo” e ti ringraziamo per averci dedicato del tempo.

A conclusione dell’intervista, una riflessione viene spontanea. Leda Battisti è un’artista a 360°. Ci ha incantati col suo fare amichevole e passionale, ha raccontato il suo mondo musicale per niente scisso dalla sua vita privata. Tra alti e bassi e pause dal punto di vista discografico ma non è mai scesa a compromessi. E’ Sempre attenta a possibilità espressive da integrare alla sua cifra stilistica che rimane il suo marchio di fabbrica. Può piacere o meno, ma è innegabile, come ha affermato lei, che il suo timbro vocale e suoi “schemi sonori” la rendono unica nel panorama musicale italiano. Il suo stile c’è ma non si fossilizza. In questa chiacchierata ci ha anche raccontato le difficoltà che una cantautrice può incontrare, dimostrando anche come si può risalire con tenacia, determinazione e competenza musicale. Il suo essere artista donna ha un valore aggiunto in questa epoca di celata prevaricazione maschile in ambito musicale.  Nel corso degli anni ci ha abituati a suoni evocativi, testi descrittivi di amori passionali narrati attraverso metafore che celebrano gli elementi naturali della terra. La musica di Leda si può ascoltare in macchina, in ufficio o a casa e nello stesso tempo pensare di dirigersi verso orizzonti infiniti dove il suono del vento accompagna le onde del mare che s'infrangono a riva.

Official web site: www.ledabattisti.com

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