www.questomeseidee.it - anno 5 numero 9 - novembre 2017
Una busta scottante
- novembre 2017 -
di Enza Corrente Sutera
Il signor Francesco è agitato, affannato, i suoi occhi hanno una espressione quasi implorativa che Angelica non gli ha mai visto; gli chiede subito di chiudere la porta della camera, cosa che non era mai prima accaduta e, vista la gravità della situazione, lei sente di dover soddisfare quella strana richiesta. Poi, con uno sforzo immenso di cui lei coglie tutta l'intensità, le confessa dell'esistenza di un figlio avuto quaranta anni prima, prima ancora del matrimonio con la signora Maria, con una domestica che lavorava presso una sua vecchia zia...

Angelica da dieci anni fa la volontaria e da subito ha scelto un ambito difficile, come si dice in gergo, di frontiera:  assiste   malati  oncologici in fase terminale. Perché ha fatto questa scelta non lo sa dire o spiegare nemmeno lei: ha visto un avviso sul giornale cittadino, ha frequentato un corso formativo coinvolgente e pesante, e si è trovata a far  parte di una associazione di volontariato con la quale continua  un costante  confronto  formativo  sia psicologico che spirituale; il gruppo è guidato da uno psicologo e da un sacerdote, ma anche il medico oncologo e l'infermiera che seguono i malati, periodicamente incontrano i volontari per un supporto informativo e formativo: lo scambio, non solo di informazioni ma anche di opinioni e di esperienza è indispensbile  per tutti, operatori e volontari. Il dolore estremo, il dolore totale, è uguale e differente per tutti e per ciascuno; ogni esperienza di assistenza è unica e ogni volta ne esci, accompagnando, esausta ma arricchita. Angelica l’ha capito quasi subito, non solo dalle confidenze e dai racconti degli altri volontari, ma anche dalla propria esperienza; col passare degli anni si è ritrovata più forte, più capace di dare senso e valore alle cose. E’  sposata con Paolo, che dedica invece il suo impegno oltre il lavoro e il volontariato con l’ambulanza, alle attività parrocchiali;  l’unica figlia Roberta  frequenta l'Università e vive in altra città, e torna a casa in media ogni due settimane. Sono tante le assistenze che Angelica ha fatto fin qui, e di tutti i malati ricorda stati d’animo, emozioni, paure, confidenze.

Contrariamente alle esperienze già fatte, questa volta il malato che  sta seguendo ha richiesto un accompagnamento molto lungo: sono infatti quasi due anni che si occupa del signor Francesco, le cui condizioni, all'inizio della assistenza non erano per la verità molto critiche, almeno in rapporto alle  assistenze  che lei aveva già effettuato , ma che ultimamente sono quasi precipitate.  Il signor Francesco ha 72 anni, è di buona cultura, è stato un piccolo imprenditore e le sue condizioni economiche sono  molto buone; vive in una bella villa in una zona residenziale con la moglie Maria, 68 anni insegnante in pensione e ancora molto attiva  nelle sue relazioni sociali che la portano a frequentare ambienti borghesi medio- alti, e con una governante eritrea molto discreta che svolge i lavori domestici da molti anni e che è molto affezionata alla famiglia. La coppia ha due figli maschi, entrambi  liberi professionisti anche abbastanza noti in città per la loro serietà e bravura professionale; entrambi sposati hanno dato al signor Francesco e alla signora Maria  tre nipotini a cui loro sono, naturalmente molto legati. La famiglia è molto unita e la malattia del signor Francesco ha rafforzato i legami affettivi e di solidarietà familiare; gli impegni di lavoro di figli e nuore  hanno però spinto alla richiesta di un accompagnamento da parte di un volontario anche per permettere alla signora Maria di non addossarsi di tutto il peso della assistenza e di mantenere, almeno in parte, i suoi interessi.

Sin dall'inizio dell'assistenza tra il signor Francesco e la  volontaria Angelica i rapporti sono stati molto forti e solidali: interessi comuni e una più o meno vicina esperienza di fede e di vita hanno permesso confidenze, dialoghi, racconti di esperienze, condivisioni di stati d'animo; il malato del resto ha sempre avuto le sue facoltà mentali lucidissime e più volte Angelica  ha riportato nel gruppo di volontari la sua soddisfazione per questa assistenza che l’ha arricchita di una nuova amicizia. Negli ultimi giorni però qualcosa è precipitato. Francesco si è aggravato parecchio, è allettato, ha continue crisi depressive, richiede sempre di più la presenza di Angelica la quale, compatibilmente con le sue possibilità, cerca di stargli di più accanto anche perché si intuisce che stanno precipitando i giorni verso la fine. Un sabato mattina la signora Maria telefona ad Angelica scongiurandola di venire a trovare il marito che durante la notte è stato molto inquieto, ha pianto e l'ha pregata più volte, nonostante l’ora notturna, di chiamarla perché aveva bisogno di lei; la moglie  naturalmente si è sforzata di calmare il marito, ha fatto notare l'inopportunità, se non l'impossibilità di far venire a quell'ora  la volontaria ma le insistenze non si sono fermate, anzi si sono trasformate in pianto. La signora è molto turbata e interpreta questa richiesta del marito come una manifestazione di perdita di lucidità mentale, anche se così non appare. Angelica, naturalmente, pur avendo quella mattina altri impegni ma rendendosi conto che forse si avvicina la fine e il suo assistito ha bisogno della sua compagnia, si reca subito a trovarlo e, nonostante  siano presenti in casa anche i figli e le nuore accorsi su richiesta della signora proprio perché preoccupata della gravità, rimane quasi subito lasciata sola con lui. Il signor Francesco è agitato, affannato, i suoi occhi hanno una espressione quasi implorativa che Angelica non gli ha mai visto; gli chiede subito di chiudere la porta  della camera, cosa che non era mai prima accaduta e, vista la gravità della situazione, lei sente di dover soddisfare quella strana richiesta. Poi, con uno sforzo immenso di cui lei coglie tutta l'intensità, le  confessa dell'esistenza di un figlio avuto quaranta anni prima, prima ancora del matrimonio con la signora Maria, con una domestica che lavorava presso una sua vecchia zia e che ritornò al suo paese d'origine per la vergogna della gravidanza. Un atto di viltà giovanile non gli fece riconoscere il bambino, nato per di più handicappato e rinchiuso in istituto; nessuno, tranne un vecchio sacerdote, ha mai saputo della paternità di questo figlio, ma il signor Francesco  aveva sempre fatto pervenire al responsabile  un fisso mensile per l'assistenza e la cura del figlio.  Mentre racconta, in un misto di rimorso e paura, senso di colpa e dolore, preoccupazione e sgomento, il signor Francesco piange, ma  Angelica, profondamente turbata per quanto sta accadendo, è come impietrita e sembrano per lei sfumare tutti i consigli o i suggerimenti scaturiti nelle riunioni di gruppo tra i volontari. Poi, quasi improvvisamente, con piglio deciso, il malato, come se avesse recuperato forze nascoste chissà dove, si spinge a sedere sul letto e la invita  a prendere un libro ben preciso posto su uno dei tre scaffali   in alto sulla parete sinistra della stanza; ne prende poi dentro una busta rigonfia, ben chiusa, e "ordina" con tono fermo e deciso ad Angelica di fare un versamento di tutti gli assegni e di quanto  denaro vi trova dentro all'indirizzo e al nominativo lì segnato, nella più assoluta segretezza, per tutelare la serenità della moglie e dei figli. Angelica  è turbata, vorrebbe ribellarsi, non trova le parole per schermirsi o chiarire, ma il turbamento è ancora più grande nel malato che ha un attacco di pianto che si trasforma immediatamente in tosse convulsa che fa accorrere la signora e i figli. Lei istintivamente, quasi per proteggere il segreto confidato e il dolore esplosivo che ne sarebbe scaturito mette subito in tasca la busta, col proposito di riconsegnarla immediatamente al malato non appena possibile. Ma la situazione precipita subito: l'attacco del signor Francesco diventa così incontenibile che si è costretti a chiamare d'urgenza l'ambulanza per un immediato ricovero.

Angelica a casa, telefona subito al sacerdote, allo psicologo, al presidente del gruppo di volontari, ma per tutta risposta riceve   sempre solo  fredde  e gentili segreterie telefoniche che invitano a richiamare; il pomeriggio si reca in ospedale, ma il signor Francesco è di molto peggiorato, sempre affiancato dai familiari, e i suoi occhi la implorano al silenzio. Durante la notte entra in coma e al mattino  muore.

Angelica non ha il coraggio di toccare quella busta che le  scotta tra le mani.

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