www.questomeseidee.it - anno 5 numero 4 - maggio 2017
2017: l’anno di Donald Trump?
- dicembre 2016 -
di Roberto Barucco
Sarà l’anno di Donald Trump? Non c’è dubbio che il 45esimo Presidente degli Stati Uniti d’America dal prossimo 20 gennaio sarà ancora di più al centro delle attenzioni mediatiche di tutto il mondo. E non solo: le sue scelte di politica interna ed estera determineranno, volenti o nolenti, il corso delle vicende geopolitiche e economiche di gran parte del pianeta. Che ci piaccia o meno, l’America di Trump è già qui dietro l’angolo: bussa con forza alle porte del futuro e pone una serie di interrogativi a quanti avevano immaginato nel nuovo corso indicato da Barack Obama, una possibile chiave di lettura della storia di domani.

Sarà l’anno di Donald Trump? Non c’è dubbio che il 45esimo Presidente degli Stati Uniti d’America dal prossimo 20 gennaio sarà ancora di più al centro delle attenzioni mediatiche di tutto il mondo.

E non solo: le sue scelte di politica interna ed estera determineranno, volenti o nolenti, il corso delle vicende geopolitiche e economiche di gran parte del pianeta. Che ci piaccia o meno, l’America di Trump è già qui dietro l’angolo: bussa con forza alle porte del futuro e pone una serie di interrogativi a quanti avevano immaginato nel nuovo corso indicato da Barack Obama, una possibile chiave di lettura della storia di domani.

Le analisi del “dopo”, quello che si interrogava sul perché Donald avesse vinto, le abbiamo viste e lette in tanti e quasi ovunque. Spesso è tornato, come un mantra del vecchio modo di intendere la politica, e non solo da quella parte dell’oceano, il termine “populismo”, assurto a una certa epica della narrazione ed equiparato a qualcosa di inopportuno. Salvo poi accorgersi, e lo abbiamo visto sulla nostra pelle con il referendum costituzionale dello scorso 4 dicembre, che in quel termine trovano ampio spazio tante interpretazioni. Non si tratta solo di voto di “pancia”, di reazione, di voglia di antipolitica, ma, forse, di un modo differente di interpretare la politica.

Ci dovremo fare i conti nel prossimo futuro? Probabile: Donald Trump, al di là degli attriti con l’amministrazione uscente (per alcuni versi prevedibili), delle manifestazioni, dei riconteggi (finiti come è noto), ha comunque un vantaggio. Quello di aver saputo parlare, al momento giusto, con i termini giusti, diretti, il linguaggio del popolo. Popolo, non populismo, ma persone. Quella middle class stremata dalla crisi, indebitata, tassata, che non aveva altre prospettive se non il cambiare tutto. O provarci. O, almeno, il “tanto peggio, tanto meglio”.

Trump non è nuovo agli americani, come la sua Trump Tower, quella che ora in molti indicano come la “seconda Casa Bianca”. Non c’era quasi nulla di nuovo nel suo essere Trump che i cittadini del Texas, della Florida o del Wisconsin, tanto per stare in tema, non conoscessero. Ora, se tutto questo era noto, pregi, per i suoi detrattori pochi, e difetti, tanti, sempre per i suoi detrattori e pure potenzialità, tantissime, almeno per i suoi fan, perché lo hanno votato fino a portarlo alla Casa Bianca?

Quale nuovo sogno americano incarna Donald Trump, con il suo rivolgersi alle persone, a chi nel Sud lo ha scelto, come nel profondo Nord, nelle città dimenticate dalle imprese, nelle campagne dei senza lavoro, tra i militari? Ricordate la sua candidatura? La competizione con gli avversari diretti e indiretti, le battaglie interne al suo stesso partito, le prove superate voto dopo voto, fino a giocarsela con la strafavorita e sostenuta Hillary Clinton? Forse la vittoria di Donald Trump è da ricercarsi, al di là dell’azzeccata campagna elettorale e dei contenuti del suo programma, proprio nel suo essere ostinatamente osteggiato e, da parte sua, altrettanto ostinatamente contro tutti, comunque, con la determinazione chiara a non mollare.

Ha parlato in chiave diretta al cuore dell’America e, diciamolo, centrato in pieno la campagna di comunicazione. Ha avuto gioco facile Donald Trump? No, di sicuro, visto lo schieramento di molti media, senza contare la raffica di endorsement filo Clinton, anche italiani, che lo ha inseguito per tutta la corsa alla Casa Bianca.

Eppure, ecco, il risultato è lì, con larga maggioranza di grandi elettori, impensabile fino a pochi mesi prima quando le major dell’informazione lo davano per perduto. E’ il 45esimo Presidente degli Stati Uniti, chiude l’era di Barack Obama, ha una forte rappresentanza repubblicana in Senato e alla Camera e spazzato via ogni pronostico. A prescindere da altri avvenimenti che vivremo nel corso del 2017, questo sarà davvero l’anno di Donald Trump?

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