www.questomeseidee.it - anno 4 numero 10 - dicembre2016/gennaio 2017
Almanacchi e passeggere
- aprile 2014 -
di Roberto Barucco
Musei, biblioteche, fondazioni, agritur, economia, idee, uomini. Tutti speravamo, in redazione, in qualche sintesi fortunata. Almeno in una manciata di buoni propositi, anche minimalista, trendy, ecofriendly. Anche della volontà manifesta di perdere un chilo in sei mesi, che non grava sulla coscienza. O del solito smettere di fumare unito alla previsione d’un radioso sviluppo delle aree pedemontane dove sgambettare in formissima e con il fiato giusto. La promessa d’una palestra, anche per un solo mese di catarsi, da avvicinare all’immagine felice d’una famiglia finalmente libera da debiti pubblici e tasse e balzelli, che corre garrula su una spiaggia. Ma non c’eravamo ancora. L’anno che scorre era avaro di premesse e promesse, tra le righe dei pronostici, che forse non osavano tanto, nemmeno su chi vincerà lo scudetto. Messa all’angolo la cultura, con i suoi annessi e connessi, ci siamo buttati sulle inquietudini (eufemismo buonista) del 2014. Ne siamo stati travolti, come tutti. Le stelle ammiccavano silenziose. Così siamo rimbalzati, in cerca di suggestioni travestite da certezze, al passato. Ricordate, ci perdoni Leopardi… “Almanacchi, almanacchi nuovi; lunari nuovi. Bisognano, signore, almanacchi?”. “Almanacchi per l'anno nuovo?” “Sì signore”. “Credete che sarà felice quest'anno nuovo?”. “O illustrissimo, sì, certo”. “Come quest'anno passato?”. “Più più assai”. “Come quello di là?” “Più più, illustrissimo”. “Ma come qual altro? Non vi piacerebb'egli che l'anno nuovo fosse come qualcuno di questi anni ultimi?”. “Signor no, non mi piacerebbe”. “Quanti anni nuovi sono passati dacchè voi vendete almanacchi?” “Saranno vent'anni, illustrissimo”. “A quale di cotesti vent'anni vorreste che somigliasse l'anno venturo?” “Io? Non saprei”. “Non vi ricordate di nessun anno in particolare, che vi paresse felice?”. “No in verità, illustrissimo”. “E pure la vita è una cosa bella. Non è vero?”. “Cotesto si sa”. Ecco, fermiamoci qui, con buona pace del poeta. “E pure la vita è una cosa bella. Non è vero?”. Eccoci arrivati. Vita, dignità, rispetto, tolleranza. Esageriamo. Amore. In ogni sua declinazione. E ci pare, se non la previsione, almeno l’augurio migliore. “Dunque mostratemi l'almanacco più bello che avete”. “Ecco, illustrissimo. Cotesto vale trenta soldi”. “Ecco trenta soldi”. Simbolici, ma ben spesi. Ben spesi. Trenta soldi di speranza.
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