www.questomeseidee.it - anno 5 numero 9 - novembre 2017
Ciao Expo, arrivederci Uomo
- novembre 2015 -
di Roberto Barucco
“Dopo Expo” resta l’uomo. Anzi, l’umanità. I bilanci, quei 21,5 milioni di persone che in sei mesi hanno visitato l’Esposizione Universale, il grande abbraccio corale con il mondo, sono già consegnati agli archivi. E’ vero, come dice il Presidente della Repubblica italiana, Sergio Mattarella, che la “sfida rivolta a noi stessi è stata vinta”. Ed è altrettanto vero che ora siamo pronti a un salto in avanti.
“Dopo Expo” resta l’uomo. Anzi, l’umanità. I bilanci, quei 21,5 milioni di persone che in sei mesi hanno visitato l’Esposizione Universale, il grande abbraccio corale con il mondo, sono già consegnati agli archivi. E’ vero, come dice il Presidente della Repubblica italiana, Sergio Mattarella, che la “sfida rivolta a noi stessi è stata vinta”. Ed è altrettanto vero che ora siamo pronti a un salto in avanti. Il cibo, testimone quotidiano dell’essere uomini, della vita, è divenuto un linguaggio comune, espresso di padiglione in padiglione. Esperanto universale che passa per un gesto semplice, quello di un bambino che ti guarda, che domanda aiuto. Che chiede a sua volta un gesto e una promessa altrettanto semplice: ti aiuteremo. E’ vero che quest’Expo ha avuto contenuti diversi dalle tante esposizioni universali che hanno costellato la carta geografica del nostro sofferente pianeta. Non perché la nostra Italia è riuscita nell’intento, nel costruire in tempi che parevano impossibili, nel proporre. Francamente, non avevamo dubbi sulle capacità italiane, sulla forza del nostro lavoro. E neppure perché le code ai padiglioni e lo scorrere lungo il Decumano di fiumane di gente fossero la testimonianza visiva d’un successo. Crediamo che la differenza di quest’Expo nei confronti di tanti altri, nasca dal fatto cheha  riguardato tutti proprio perché più che mai, oggi, e domani, il tema che ha proposto è patrimonio di tutti. E’ un senso di appartenenza che, per certi aspetti, ha saputo toccare le corde profonde dell’anima.

Il cibo, quei suoi valori eterni e simbolici che riguardano ogni singolo essere umano, hanno il potere di divenire un simbolo di possibile rinascita e superamento dei confini labili di nazioni che soffrono: è il valore aggiunto perché il passaggio di consegne sia reale. Il testimone, se questi sei mesi hanno davvero lasciato una traccia profonda nelle coscienze dei cittadini, come crediamo sinceramente, allora, adesso che le luci sono spente, i cori cessati, le strade vuote, può passare di mano con la massima serenità.

Vuol dire che la musicalità della festa che si è conclusa, può vibrare ancora a lungo nell’aria e che nulla è finito con l’ultimo applaus. Che lo spirito dell’uomo ancora una volta può confrontarsi fiero, con quel domani che deve e può cambiare.

E’ l’effetto possibile di quell’idea che ora ha trovato nuove persone disposta a raccontarla. Fosse anche per commentare una festa, una coda a un padiglione, una storia allegra, una risata, un pullman d’amici, un viaggio alla scoperta della nostra bella Italia, in quei ricordi vivi Expo ha compiuto la sua missione.

E forse questo, per quanto ci è dato di percepire, per nostra sensibilità, per nostra speranza, è quanto più di tutto vale la pena di salvare.

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