www.questomeseidee.it - anno 5 numero 6 - luglio/agosto 2017
CIAO TOTO’, SARAI SEMPRE IL PIU’ GRANDE
- aprile 2017 -
Cinquant’anni fa, il 15 aprile del 1967, moriva Antonio de Curtis. In arte Totò.

“Al mio funerale sarà bello assai perché ci saranno parole, paroloni, elogi, mi scopriranno un grande attore: perché questo è un bellissimo Paese, in cui però per venire riconosciuti qualcosa, bisogna morire.”. Cinquant’anni fa, il 15 aprile del 1967, moriva Antonio de Curtis. In arte Totò.

Paragonarlo oggi ai più grandi, come Keaton o Chaplin e ancora ai fratelli Marx o Petrolini? Facile. Persino scontato per il re, anzi, il principe della commedia dell’arte, del film, del teatro. E’ lui, Totò, quello che ancora oggi riceve fiori e pensieri sulla sua tomba, dopo mezzo secolo, il comico (termine piuttosto riduttivo), meglio il Maestro, più amato dagli italiani.

“E allora - dice l’amico - che vogliamo fare, altri fiumi di parole a scorrere sotto i ponti della memoria?”. Ma no, che del ragazzo nato a un passo dall’Ottocento che si chiudeva, nel Rione Sanità di Napoli, è stato scritto così tanto. E poi chissà, a quel giovane malinconico e pure un poco schivo, non sarebbe manco piaciuta, tutta ‘sta sviolinata. Quindi, che dire di Totò che non sia stato detto e scritto, tra osanna postumi e critica non sempre benigna, almeno un tempo? Che lo abbiamo amato. Nell’infanzia, ridendo genuinamente di smorfie e macchiette. Nell’adolescenza e nell’età adulta, quando, sempre troppo tardi, iniziammo a capirlo davvero.

Pensiamo ancora a quella storica lettera, dettata a braccio, a quella “signorina!”. E ai fratelli Capone e Mezzacapa, che ci strappano un sorriso ogni volta che Milano appare all’altro capo di quell’Italia che non ritroveremo mai più. “Milano, Milano… Saranno quattro giorni di mare”. “E poi, a Milano c’è la nebbia”.

E la banda degli onesti? Vogliamo mettere? “Questa è la famosa pedalina…”. “Ha presente il ragionier Casoria?”. "Quello che si frega lo zucchero?".  All’infinito, potremmo proseguire. Per decine di film. Di modi di dire. Improvvisazioni spettacolari, geniali. “Vota Antonio, vota Antonio…”. Quanti Totò abbiamo conosciuto?

“Uccellacci e uccellini”, di Pier Paolo Pasolini alza il sipario sul genio, che già era ben chiaro ai più.

La morte lo sorprese il 15 aprile del 1967, quando i sogni degli anni Cinquanta e dell’Italia del boom, dei meravigliosi Sessanta erano già al tramonto. Lo piansero in tutta la nazione. A Roma ebbe il primo funerale. Poi venne trasportato a Napoli, dove la città si fermò per accoglierlo. Disse Nino Taranto, ricordandolo: “I tuoi napoletani, il tuo pubblico è qui, ha voluto che il suo Totò facesse a Napoli l'ultimo "esaurito" della sua carriera, e tu, tu maestro del buonumore questa volta ci stai facendo piangere tutti”.

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