www.questomeseidee.it - anno 5 numero 6 - luglio/agosto 2017
BRESCIA, “DA HAYEZ A BOLDINI”
- febbraio 2017 -
Anime e volti della pittura italiana dell’Ottocento in mostra fino a giugno a Palazzo Martinengo

100 capolavori per celebrare un secolo di arte italiana. I maggiori esponenti del neoclassicismo, del romanticismo, della scapigliatura, dei macchiaioli e del divisionismo, da Canova ad Appiani, da Hayez a Cremona, da Fattori a Inganni, da Segantini a De Nittis, da Zandomeneghi fino a Boldini,  sono i protagonisti di una grande mostra, in programma a Palazzo Martinengo di Brescia, dal 21 gennaio all’11 giugno 2017.

L’esposizione, dal titolo Da Hayez a Boldini. Anime e volti della pittura italiana dell’Ottocento, curata da Davide Dotti, organizzata dall’Associazione Amici di Palazzo Martinengo in collaborazione con la Provincia di Brescia, col patrocinio del Comune di Brescia, racconta la straordinaria stagione che l’Italia visse nel corso del XIX secolo, illustrando le correnti e i movimenti pittorici che vi fiorirono, rendendo il panorama culturale e artistico nazionale uno dei più dinamici a livello europeo.

“Dopo i successi di critica e di pubblico, con oltre 105.000 visitatori - afferma Roberta Bellino, presidente dell’Associazione Amici di Palazzo Martinengo -, riscossi con le rassegne Il Cibo nell’Arte dal Seicento a Warhol del 2015, Lo Splendore di Venezia. Canaletto, Bellotto, Guardi e i vedutisti dell’Ottocento del 2016, organizzate dalla nostra associazione, e ancora prima con Moretto, Savoldo, Romanino, Ceruti del 2014, Palazzo Martinengo si appresta a godere del fascino e delle suggestioni dell’800, confermandosi come una delle sedi espositive più prestigiose della città e tra le più importanti a livello nazionale. Brescia non ha mai ospitato una grande mostra dedicata alla pittura italiana del XIX secolo, e questa è un'occasione unica per i bresciani e non solo per scoprire i protagonisti di uno dei più importanti ed emozionanti capitoli della storia dell'arte europea”.

Il percorso espositivo si apre con Amore e Psiche, capolavoro di Antonio Canova, che incarna i canoni dell’estetica neoclassica. Attorno alla scultura ruoteranno alcune delle tele più rappresentative di autori neoclassici tra cui Andrea Appiani, pittore prediletto da Napoleone, capace di evocare la sublime grazia raffaellesca nella splendida tela Venere allaccia il cinto a Giunone.

Quindi, la sezione dedicata al romanticismo vede come assoluto protagonista Francesco Hayez di cui viene presentata la Maria Stuarda sale al patibolo, capolavoro di tre metri per due, che giunge eccezionalmente a Brescia. Accanto ad altre opere di Hayez quali la Vergine addolorata e il Ritratto del principe Barbiano di Belgioioso, sono esposti dipinti dei principali autori romantici come Giuseppe Molteni, Enrico Scuri, Giacomo Trecourt, Carlo Arienti e Giovanni Carnovali detto il Piccio, la cui pittura anticipò gli esiti dei maestri della Scapigliatura alla quale è dedicata la terza sala, dove spiccheranno le tele di Tranquillo Cremona, Daniele Ranzoni e Mosè Bianchi.

Mentre a Milano si affermavano gli scapigliati, a Firenze, negli stessi anni, si faceva largo un gruppo di giovani e agguerriti artisti che, per reagire alla stanca pittura insegnata nelle accademie, diede vita al movimento dei macchiaioli capitanato da Giovanni Fattori, Silvestro Lega e Telemaco Signorini, qui presenti con alcune delle loro opere più famose.

Proseguendo nel percorso, il visitatore viene prima sedotto dai dipinti a soggetto orientalista capaci di evocare le luci e le atmosfere di mondi lontani, e poi dalle toccanti scene di vita quotidiana immortalate da Induno, Guglielmo Ciardi, Giacomo Favretto, Filippo Palizzi, Vincenzo Irolli, Alessandro Milesi e dal bresciano Angelo Inganni, presente con diversi lavori tra cui la splendida coppia di Vedute di Piazza della Loggia e una suggestiva Donna che cucina lo spiedo, quintessenza della cultura gastronomica locale.

Aggiornati sulle novità dell’impressionismo francese i divisionisti elaborarono, invece, un’innovativa tecnica pittorica caratterizzata da intrecci di brevi pennellate cariche di colore, che trova la massima espressione nelle tele ricche di significati simbolici di Giovanni Segantini, Giuseppe Pellizza da Volpedo, Angelo Morbelli, Gaetano Previati, Emilio Longoni, Carlo Fornara e Plinio Nomellini.

Di Giovanni Segantini, padre nobile del divisionismo, si espone il capolavoro Alpe di maggio proveniente da una prestigiosa raccolta privata, eseguito a Savognino nella primavera del 1891, quando l'artista era impegnato a ritrarre animali con la speranza di conquistare “l’azzurro del cielo, il verde tenero dei pascoli, le superbe catene dei monti”.

La mostra si chiude con la rievocazione del frizzante clima culturale parigino della Belle Époque che si respirava nei teatri, nei caffè e lungo i boulevard della capitale francese, dove vissero e lavorarono maestri del calibro di Vittorio Matteo Corcos, Antonio Mancini, Federico Zandomeneghi, Giuseppe De Nittis e Giovanni Boldini. Di quest’ultimo, geniale anticipatore della modernità novecentesca, sono esposti i sensuali ritratti nei quali esaltò la bellezza femminile svelandone l’anima più misteriosa, tra cui il Ritratto della baronessa Malvina-Marie Vitta eseguito con la tecnica del pastello su seta, e il magnifico Ritratto della principessa Radziwill che con il suo sguardo profondo e ammiccante seduce fatalmente l'osservatore.

Ippolito Caffi, Veduta della piazza dell'ippodromo di Costantinopoli, olio su tela, 51 x 82 cm. Brescia, Musei Civici

(Fonte: comunicato stampa)

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