www.questomeseidee.it - anno 5 numero 3 - aprile 2017
Da qualche parte il Natale sta arrivando
- dicembre 2016 -
di Emanuele Salvi
Sì. Come un grattare sui tronchi di larice. Leggero. Poi lo scalpiccio di passi piccoli. Sembra un rotolare di pioggia, quando ti sorprende all’improvviso, d’estate, il temporale nato sulle vette, ma adesso è dicembre. E tutto intorno a noi è completamente bianco.

Silenzioso. O almeno così appare alle nostre orecchie di città.

“Hai sentito?”.

“Qualcosa”.

Altro rumore leggero, poi un raspare sommesso, come d’una crosta di formaggio immolata sugli altari laici d’una grattugia. L’occhio va alla stufa, che ronfa indifferente a tutto. E’ il nostro personalissimo fantasma quello che si ripropone ancora una volta, puntuale come il Natale, tra un trave e l’altro, rumoreggiando? E’ il fantasma del Natale passato?

“E’ lui. C’è anche quest’anno!”.

Rumore pesante di passi leggeri. Ora sono tanti, sembrano cavalli bonsai lanciati al galoppo su praterie di larice. Più d’uno, questo è certo.

Ascolta.

“Senti come un grido?”.

“No, non sento, non mi sembra…”.

Taci.

E’ un grido, quasi un pianto, vecchio come il cucco.

“E’ lui, ti dico e non è solo! Ma non lo sentite? Siete sordi?”.

Emergo da sotto le coperte. Fredde e pesanti come un sudario coperto di neve. Strato dopo strato raffreddo di nuovo il volto e l’orecchio mentre cerco di captare qualcosa, un movimento, un rumore.

Più nulla.

“Io non sento niente, solo un gran freddo”.

Tum. Tum, tum, tum. E’ l’andare veloce di un tamburo lontano che canta la canzone del mondo, quando era più giovane.

Non ci sono dubbi. E non è la stufa, che si ingozza tranquilla di cherosene, proiettando bagliori sul legno, illuminando di luce rossastra la baita. Questo non è suono di stufa, gorgogliare di tubi incrostati, sussulto ululante di vampate ritmate.

“E’ una famiglia intera!”.

“Allora è proprio inverno!”. Esclamo ridendo.

E’ il nostro ghiro di famiglia. Anzi, ora quella che ci saluta con squittii e corse selvagge tra sottotetto e scandole è tutta una famiglia di ghiri, al gran completo. Li abbiamo tirati giù dal letto. Svegliati dal letargo nel bel mezzo dell’inverno. Complice la stufa, il nostro odore e quello del cibo, che gira per le stanze, insinuando pretesti di cene a sbafo.

I ghiri ci salutano a modo loro, scatenano l’inferno sulle nostre teste. Massì. Evviva i ghiri svegli! Ci si abitua in fretta a questi compagni di vacanza. Sono gente di casa, ormai. Fuori la neve se ne frega, rimbocca le sue coperte bianche e si gira dall’altra parte. E’ notte fonda. Meglio dormire, avvolti nella speranza del caldo che verrà. Lo sanno anche i ghiri.

Lontano, mentre riprende a fioccare ci sembra persino di sentire il rumore di una slitta. C’è spazio anche per la poesia e un sacco di jingle bells sotto a queste coperte. O forse è il mugghiare del torrente? Sembra un filmato degli Wham!, ricordi, “Last Christmas”? La stufa continua a raccontare ridacchiando le sue storielle più calde. Noi facciamo orecchie da mercante e ritroviamo un sonno antico. Da qualche parte il Natale sta arrivando.

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