www.questomeseidee.it - anno 5 numero 7 - settembre 2017
Damasco, le macerie della Storia
- marzo 2014 -
di Roberto Barucco
Damasco, considerata con Gerico la più antica delle città del mondo. Con le sue moschee, le madrase, le chiese cristiane, le chiese siriaco-ortodosse, la porta di Tommaso, il reliquiario di San Giovanni Battista. Là, dove le culture si fondono agli albori delle civiltà mesopotamiche e i millenni si consumano nella polvere leggera dei sentieri percorsi dai primi cristiani. Dove affondano nel passato radici ittite e domini egiziani. Dove le truppe macedoni di Alessandro imprimono la propria legge. Eccola, Damasco, onusta di storia e reperti romani e bizantini. Damasco e San Paolo e Anania. Damasco metropoli, titolo per volere di Adriano, e poi colonia romana. Settecento anni d’impero. E via ancora, mentre sulle soglie di casa si scuote la polvere rossa dai calzari, verso i tolomei, i nabatei. La storia del califfato omayyade, il canale Nahr Yazīd, che resiste ancora oggi ai secoli. Damasco. Devastata dai mongoli, che la lasciano spopolata e in ginocchio per mezzo secolo e poi risorge dalle ceneri, con scuole coraniche e ospedali e fontane e poi ricade in rovina. Damasco dei caravanserragli, del grande mercato coperto. Dell’arrivo delle truppe di Lawrence d’Arabia a liberarla dal dominio turco-ottomano, insieme con i beduini di Faysal ibn al-Husayn ibn ‘Ali che diverrà pure re di Siria per un paio d’anni. Altri calzari e stivali calpestano la terra sui sentieri diretti alle sue porte. 1920: arriva il “protettorato” francese. Non bastano le sollevazioni popolari, la rivolta. I francesi entrano in forze nella capitale siriana il 25 luglio. Da un dominio, alla libertà, al re, al protettorato. 1925: nuova ribellione anti francese conseguente bombardamento. Poi, la proclamazione d’indipendenza. Il 16 settembre 1941. L’esperienza della Repubblica Araba Unita, le nuove guerre del XX secolo. Qualche periodo di pace relativa. Di pace fredda. I musei crescono, c’è un refolo di turismo culturale che potrebbe divenire vento forte. Il patrimonio artistico, solo nell’area metropolitana, è enorme. Nelle altre città siriane, quelle dove si combatte da decine di mesi, non è da meno. Ma non c’è più tempo, nessuna primavera di rinascita. La guerra civile sta facendo del suo meglio per devastare millenni di storia, e, tra poco, forse, il conflitto si allargherà ancora. Ogni giorno si paga un tributo pesante, pesantissimo, di vite, speranze, sogni, arte, cultura che il mondo non può permettersi, non ancora una volta. Non mentre le preghiere, quelle che si raccolgono lungo le sponde del fiume biblico Abana, che noi moderni conosciamo come Barada, salgono ogni giorno verso le stelle. Le solite stelle, che stanno a guardare nel cielo nero sopra la Città Fragrante.
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