www.questomeseidee.it - anno 5 numero 9 - novembre 2017
Emoji: vita da cellulare
- novembre 2017 -
Non del tutto un film d’animazione per bambini. Pellicola per famiglie? In un certo senso. Un senso che non coglierebbero però i nonni (ma anche molti quarantenni). “Emoji” di Tony Leondis indaga e scatena il macrocosmo dell’esperanto tecnologico tra App, cloud, neo-emoticons, giochi di tendenza e lessico da teenager. Quello che non si scrive: s’invia.

Non del tutto un film d’animazione per bambini. Pellicola per famiglie? In un certo senso. Un senso che non coglierebbero però i nonni (ma anche molti quarantenni). “Emoji” di Tony Leondis indaga e scatena il macrocosmo dell’esperanto tecnologico tra App, cloud, neo-emoticons, giochi di tendenza e lessico da teenager. Quello che non si scrive: s’invia.

Il film segue le avventure di Gene, un piccolo “bah” dell’universomondo della messaggistica da faccine e digital device. L’emoji, convenzionalmente difettoso e riluttante ad essere inquadrato nel suo ruolo-espressione, affronterà dura lotta contro il sistema sociale da smartphone. Aiutato da “Ghimmifive” e un’affascinate emoti-hacker dovrà fuggire bot antivirus, scansare troll, superare firewall, affrontare malware. Solo così potrà sperare di “resettare” il suo errore di programmazione.

 

Il peregrinare dell’improvvisato gruppo d’amici porta lo spettatore in ambienti fin troppo abituali (qui la follia o genialità della sceneggiatura): da Candy Crush a Facebook, YouTube, Spotify o Dopbox. Fa riflettere. Ma soprattutto fa divertire. E questo fa riflettere il doppio.

Stroncata dalla critica per la presenza quasi omnidominante di pubblicità indiretta, questa pellicola costata ben 50 milioni di euro ne ha incassati oltre la metà nel solo primo week end di proiezione. E solo negli Stati Uniti.

Nulla più che l’ennesimo viaggio dell’eroe tra antagonisti e prove da superare. Cliché dopo cliché. Eppure da vedere. Tra i suoi pregi una sequela di battute quasi ininterrotta, doppi, terzi e quarti sensi, gag e richiami a un mondo che avrebbe terrorizzato ogni grande autore d’epica. Che però sarebbe finito per raccontarlo. Se ci è piaciuto? Difficile a dirlo. E peggio ancora scriverlo. Anche perché, come esordisce “Emoji” già dai titoli di testa: l’attenzione non dura oggigiorno oltre i primi 3 minuti”. Il resto è immagini e faccine.

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