www.questomeseidee.it - anno 5 numero 4 - maggio 2017
Evasione o… elusione fiscale?
- marzo 2017 -
di Piergiorgio Belotti
Da sempre uno dei problemi che attanaglia la nostra democrazia è l'evasione fiscale. Da un po' di tempo a questa parte è invece nato un nuovo concetto, cioè quello della ''elusione fiscale''. Cerchiamo di capire per sommi capi che cosa sia e come sia disciplinata nella nostra italica terra.

Da sempre si dice che uno dei problemi che attanaglia la nostra democrazia è l'evasione fiscale, dalla quale scaturiscono numerosi problemi: per il bilancio, per qualità dei servizi offerti dallo Stato e molto altro ancora. Da un po' di tempo a questa parte è invece nato un nuovo concetto, cioè quello della "elusione fiscale". In questo breve articolo cercheremo di capire sommariamente che cosa sia e come sia disciplinata nella nostra terra italica. 

Prima dell'attuale normativa tutto era basato sull’art. 37-bis del D.P.R. 600/1973, ad oggi abrogato.  In esso si stabilivano dei casi specifici (al di fuori dei quali era dunque impedita l'applicabilità dello stesso D.P.R.) in cui si affermava l'inopponibilità "all'amministrazione finanziaria [di] atti, i fatti e i negozi, anche collegati tra loro, privi di valide ragioni economiche, diretti ad aggirare obblighi o divieti previsti dall'ordinamento tributario e ad ottenere riduzioni di imposte o rimborsi, altrimenti indebiti"; con la conseguenza del disconoscimento dei vantaggi relativi.

La giurisprudenza recente ha creato, attraverso numerose sentenze, un concetto generico di elusione fiscale, per provare ad estenderne il suo campo di applicazione. Celebre, da questo punto di vista, è quella delle Sezioni Unite della Cassazione n.30055 del 23 dicembre 2008, nella quale si afferma che deve "ritenersi insito nell'ordinamento, come diretta derivazione delle norme costituzionali [viene citato precedentemente nello specifico l'art. 53 della suprema legge], il principio secondo cui il contribuente non può trarre indebiti vantaggi fiscali dall'utilizzo distorto, pur se non contrastante con alcuna specifica disposizione, di strumenti giuridici idonei ad ottenere un risparmio fiscale, in difetto di ragioni economicamente apprezzabili che giustifichino l'operazione, diverse dalla mera aspettativa di quel risparmio fiscale". 

Nonostante lo sforzo dei giudici si riteneva necessario passare ad una azione legislativa mirata a questo specifico scopo di estensione. Nel 2015, così, in attuazione di una legge delega del 2014, viene introdotta, con il decreto legislativo n. 128 del 5 Agosto, una nuova disciplina riguardante questo fenomeno. Ne troviamo una definizione proprio all'art. 1, secondo la quale "Configurano abuso del diritto una o più operazioni prive di sostanza economica che, pur nel rispetto formale delle norme fiscali, realizzano essenzialmente vantaggi fiscali indebiti". È decisamente palese l'assonanza con la sentenza precedentemente citata ed infatti si può notare come l'intero apparato normativo essenzialmente si basa sul complessivo orientamento giurisprudenziale antecedente.

La conseguenza principale derivante dalla qualificazione di un'operazione all'interno della categoria elusiva è che "tali operazioni non sono opponibili all'amministrazione finanziaria, che ne disconosce i vantaggi determinando i tributi sulla base delle norme e dei principi elusi e tenuto conto di quanto versato dal contribuente per effetto di dette operazioni". Se, al contrario, dovesse essere esclusa la configurabilità dell'abuso in questione, può essere richiesto il "rimborso delle  imposte pagate a seguito delle operazioni [...] i cui vantaggi fiscali sono stati disconosciuti".

Importante eccezione la troviamo al comma 3 dello stesso articolo, secondo il quale "non  si  considerano  abusive,  in  ogni  caso,  le  operazioni giustificate da valide ragioni extrafiscali, non marginali, anche di ordine organizzativo o gestionale,  che  rispondono  a  finalità di miglioramento strutturale o funzionale dell'impresa ovvero dell'attività professionale del contribuente"

È bene ricordare però che l'onore della prova dell'abuso del diritto è in capo allo Stato, mentre quello delle operazioni giustificate è in capo al contribuente. Tutto ciò ha notevoli ed evidenti  conseguenze sul campo del processo, rendendo particolarmente difficile, a parere di molti, per entrambe le parti giungere a una dimostrazione delle proprie asserzioni, data l'ampiezza di questi concetti.

In conclusione è fondamentale dire che "le operazioni abusive non danno luogo a fatti punibili ai sensi delle leggi  penali  tributarie.  Resta ferma  l'applicazione  delle sanzioni amministrative tributarie". Questo comma è stato probabilmente il più dibattuto nella sua genesi, perché taluni invece avrebbero preferito la "penalizzazione" della fattispecie, a causa della natura dell'interesse protetto da queste norme che sarebbe sostanzialmente simile a quello tutelato dalle norme sull'evasione fiscale, le quali hanno invece portata penale oltre una certa soglia.

Tutte le notizie di DEI PERIECI

MECCANICA DELLE IDEE Snc di Elena Landi e Roberto Barucco | 25121 Brescia, Via Crispi 28 | C.F. e P.Iva: 03265040984 Aut. Trib. Bs n.ro 16/2013 del 17 giugno 2013 | Direttore responsabile: Roberto Barucco Coordinamento editoriale: Elena Landi [email protected] | Chi siamo | Dove siamo | Skype meccanicadelleidee
Disclaimer | Privacy Policy | Cookie Policy
Apple e il logo Apple sono marchi di Apple Inc., registrati negli Stati Uniti e in altri paesi.
App Store è un marchio di servizio di Apple Inc.
Powered by Luca Sabbadini