www.questomeseidee.it - anno 5 numero 9 - novembre 2017
Gli esami non finiscono mai
- settembre 2017 -
di Roberto Barucco
“Rimandato a settembre”: una proposizione divenuta il nostro incubo personale. Studiare d’estate (quando la voglia era già scarsa d’inverno) una forca caudina dannata. Chini sui libri, quando fuori gli ormoni altrui si scaldavano al sole e le feste animavano le, sempre altrui, ludiche, notti insonni. Ora, che i tempi evolvono e dalle arrabbiature, sacrosante, dei genitori con punizioni incluse, siamo al recupero dei debiti, che sa vagamente d'agenzia di riscossione, viviamo settembre con una dose di incertezza.

“Sospensione del giudizio” ha un certo sapore di aula giudiziaria. E di fatto per gli studenti (e gli ex studenti, categoria nella quale in molti, sottoscritto compreso, hanno militato a lungo con alterne fortune), sembra una sentenza procrastinata. In attesa che la corte, dei docenti questa volta si pronunci, quando settembre si presenta con il suo carico di “debiti”, scolastici o formativi, da saldare. Linguaggio che, in un certo senso, abitua i nostri ragazzi al futuro da cittadini, tra debiti, saldi, sospensioni e rinvii, che sono parte della vita.

“Rimandato a settembre”: una proposizione divenuta il nostro incubo personale. Studiare d’estate (quando la voglia era già scarsa d’inverno) una forca caudina dannata. Chini sui libri, quando fuori gli ormoni altrui si scaldavano al sole e le feste animavano le, sempre altrui, ludiche, notti insonni. Ora, che i tempi evolvono e dalle arrabbiature, sacrosante, dei genitori con punizioni incluse, siamo al recupero dei debiti, che sa vagamente d'agenzia di riscossione, viviamo settembre con una dose di incertezza: passeranno le nuove idee, magari quel “forsenonsirimandapiù” che avrebbe scatenato la nostra danza del sole in altri tempi?

Intanto i siti specialistici, pagina dopo pagina, estate dopo estate, aiutano a sdrammatizzare: non ti arrendere, quando al pettine di fine scuola arrivano i debiti scolastici. La promozione è alla tua portata. Studia con metodo. E fin qui, in fondo, nulla cambia rispetto a libri e bigini e appunti prestati dal più secchione della classe, che animavano notti e pomeriggi.

Cambia invece, e fa discutere, la sperimentazione del diploma in soli 4 anni, riservata, almeno in fase iniziale, a 100 classi. Il decreto coinvolge licei e istituti tecnici: l’avvio, ne prendiamo nota, è fissato per il biennio 2018/2019. Al Piano nazionale di sperimentazione possono partecipare scuole statali e paritarie.

Ad “accorciare” i tempi, badate bene, solo i tempi, perché anche in queste brevi note vige e trova ragion d'essere la citazione "in cauda venenum", contribuiranno: una rimodulazione dei piani di studio, le innovazioni, l’inserimento delle attività di laboratorio nel percorso didattico, l’uso di nuove tecnologie, lingue straniere, il rapporto con il mondo del lavoro, gli Ordini professionali, l’Università e ancora un poco d'altro. L'elenco, giustificato, è piuttosto lungo.

Tutto questo processo di rivisitazione ridurrà a quattro gli anni di studio. E probabilmente con nuovi orari. Immaginiamo più intensi. Scuola più breve, se guardiamo al trascorrere dei quadrimestri. Ma non certo più semplice, o facile. Anzi. Tanto per ribadire che gli esami non finiscono mai.

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