www.questomeseidee.it - anno 5 numero 10 - dicembre 2017 / gennaio 2018
Gli occhiali
- ottobre 2017 -
di Enza Corrente Sutera
È vero che ho la testa “altrove”, in una realtà fiabesca in cui domina imperterrita l’emozione che mi fa fuggire verso un sogno ideale, dove guardo con occhiali rosa così come da adolescente sognavo l’amore e tutto immaginavo romantico e ideale; ma è anche vero che un altro paio d’occhiali, grigio scuro come il nerofumo...

Sposata a trent’anni. Per non sentirmi zitella?  Perché così facevan tutte? Perché, per mio padre e mia  madre, senza marito io ero fallita, anche se sul lavoro dirigevo uno studio professionale famoso? perché non sopportavo sentirmi sola con nessuno sottobraccio a cena in casa di  amici e parenti? Perché mi sentivo un buco in pancia nel vedere i bambini figli di amici e parenti che mi sembravano tutti meravigliosì?

E così l’ho fatto. Appena ho creduto di incontrare l’uomo che credevo mi amasse, o che mi ha dato più attenzioni del solito.

E però dopo il secondo figlio, zero. Zero assoluto. Se non nella solita facciata pubblica o nelle diatribe scontate e consuete  sulla crescita dei figli. E la coppia è stato un correre affannato inseguendo i nostri reciproci successi professionali e  il farsi carico dei figli; incombenza questa totalmennte mia, ovviamente, se non per qualche passeggiata al parco, magari se io a casa bloccata da  potente influenza e raffreddore.  E poi lui perennemente stravaccato davanti alla tv in attesa che io servissi pappe, cena, mettessi a letto figli e tiritera solita.

Mi sono sposata  perché ho creduto di amare il primo uomo che mi ha illuso facendomi credere che mi amasse? Me lo chiedo ancora. Forse mi amava davvero; ora non so ; io certo non amo più lui.

 A 50 anni suonati e menopausa conclamata, sono io che ho la testa altrove. Perché  adesso c’è chi mi ama, chi mi corteggia, chi mi fa sentire donna desiderata, anche se non lascerà mai la sua di moglie. Io sì, lascerei mio marito, oggi ; perché i figli sono grandi, perché io non mi sento vecchia, perché ho bisogno di sentire che affettivamente sono importante per un uomo. Ma lui dice che , pur amandomi, non  sceglierà me a sua moglie. Mi corteggia, mi coccola, mi copre di regali importanti e romantici e io con lui mi sento in un mondo nuovo, un po’ sogno e un po’ favola, dove è bello incontrarsi, senza doveri e senza impegni. Come una ragazzina che sogna. E forse è così.

Lui sposato è, e sposato con lei resterà; e io cosa spero di ottenere, oltre questo sogno?  Lascio marito e figli e aspetto che  lui si decida a scegliere me? E intanto? Cosa faccio, gli rinfaccio la sua mancanza di coraggio?  E cosa credo di ottenere se non un litigio… alla maniera dei coniugi litigiosi? E se lui poi si decide e sceglie me? Facciamo la telenovelas romantica che divorziamo entrambi e  conviviamo e magari ci sposiamo?  E succederà che ancora dovrò gestire figli , magari arrabbiati e incarogniti per la mia scelta, e ancora dovrò spadellare la cena ? E lui , anche lui, sarà stravaccato davanti alla tivù?

È vero che ho la testa “altrove”, in una realtà fiabesca in cui domina imperterrita l’emozione che mi fa fuggire verso un sogno ideale, dove guardo con occhiali rosa così come da adolescente sognavo l’amore e tutto  immaginavo romantico e ideale; ma è anche vero che un altro paio d’occhiali, grigio scuro come il nerofumo, mi fa vedere la quotidianità spenta e amorfa, tarpando ogni cosa e illudendomi che oltre, in altre storie e altre relazioni, posso trovare felicità e realizzazione.

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