www.questomeseidee.it - anno 5 numero 10 - dicembre 2017 / gennaio 2018
Grecia, dove la Storia è emozione
- settembre 2014 -
di Matteo Pontoglio Emilii

I lettori in viaggio siete voi. Che potrete narrarci, per immagini, fotografie e commenti le vostre esperienze, raccolte e vissute in giro per il mondo, la vecchia Europa, la nostra bella Italia. In ogni numero di QM – www.questomeseidee.it pubblichiamo un “reportage” del vostro viaggio, tra i tanti che arriveranno in redazione, selezionato da noi per simpatia, freschezza, allegria, inquadrature. Mese dopo mese, ci muoveremo insieme, alla scoperta delle emozioni e di quell’accrescimento che ogni turista con valigia cerca, coglie e riporta a casa, all’inizio, durante e a conclusione d’ogni avventura, unica e tutta da narrare. Grazie allora per la vostra collaborazione e l’attenzione che ci dedicate e, dunque, buona lettura con l'amico Matteo!

Parlare di vacanze in Grecia significa evocare diversi scenari: per i più il pensiero corre alle località di moda quali Mykonos e Santorini, per coloro che hanno sofferto sulle versioni di greco al liceo, ai luoghi ed eventi capitali della storia dell’umanità.  Se riflettiamo su questa nazione, esulando dal fattore economico e dalla crisi che si fa sentire, comprendiamo subito come un viaggio in Grecia sia importante: coincide sempre con un viaggio dell’anima. Ogni regione, ogni paese, ogni rudere evoca una conquista dello spirito nel percorso della conoscenza.

Capire la Grecia significa non solo studiarla sui libri, che siano essi di letteratura, arte o storia, ma anche viverla percorrendo i luoghi, conoscendo la gente, osservando lo scorrere del tempo.

Vari possono essere gli itinerari, ma fondamentale è partire da Atene, capitale della Grecia e simbolo delle grandi vette a cui può giungere l’intelletto umano. Oggi Atene sconcerta per le dimensioni, ma ancora di più per la sua crescita avvenuta nel secolo scors fino a invadere tutta l’area della pianura attica compresa tra il monte Imetto e il monte Parnete, e perfino oltre. Dall’alto dell’Acropoli è sorprendente osservare questa massa biancastra di costruzioni che sommergono e schiacciano i resti archeologici più conosciuti al mondo. Il Partenone simbolo della maestà dei secoli deve oggi fare i conti con una città moderna, caotica e soffocante. Eppure anche questa è la Grecia e, seppur passeggiare per queste veie non esalti lo spirito, osservare la vita che si dipana tra queste costruzioni concorre a far riflettere sulla storia recente di questo luogo e a immaginare le speranze e gli aneliti di una vita migliore, oggi come ieri, quando i profughi e i contadini si inurbarono agli inizi del secolo scorso.

Fortissimo e peculiare di Atene è il contrasto tra i resti di un passato glorioso e magnifico, probabilmente mai più raggiunto da altre civiltà nei secoli, e il grigiore e l’anonimato della periferia urbana. Questo fa meditare sul fatto che anche le civiltà più grandi e avanzate, raggiunto un culmine, decadono e lasciano il posto a periodi più bui, ma viceversa, esiste la speranza che dopo periodi di decadenza ci possa essere una nuova rinascita e una nuova conquista, anelito più che mai attuale.

Veramente forte è la sensazione che si prova a passeggiare nell’antica Agorà della città. Qui, tra i resti archeologici possiamo percepire il senso di un luogo unico al mondo. Ci muoviamo dove hanno vissuto i grandi protagonisti della storia. Nomi scolpiti nelle nostre menti.  Filosofi, come Socrate, Platone, Aristotele. Tragediografi, come Eschilo, Sofocle ed Euripide. Politici, come Temistocle e Pericle, giusto per citarne alcuni. Ancor maggiore, se possibile, il sentimento che ci avvolge sui gradini dell’Acropoli, monumento all’arte e alla civiltà greca. Nessuno può rimanere insensibile, una volta varcati i Propilei, all’apparizione maestosa e superba del tempio simbolo di Atene. Sentire il vento che accarezza le colonne e sibila tra i ruderi offre la sensazione che le pietre ci parlino e raccontino di un passato lontano. Dove l’essere umano ha saputo produrre, creare, forgiare tutto ciò che è alla base della nostra cultura.

Lasciamo la città, in direzione meridionale la porta del Peloponneso è costituita dallo stretto di Corinto. Poi il viaggio ci porta a scoprire l’anima della Grecia continentale. Varcato l’istmo la prima tappa non può che essere Micene, culla degli Atridi e luogo mitico. Il paesaggio aspro e arido che si dispiega attorno al sito porta a pensare alla drammaticità di questi posti dove per sempre dimora il ricordo della violenza che appartiene all’individuo pur nella sua grandezza: monti brulli circondano una collina su cui sorgono, entro possenti mura ciclopiche sorvegliate da due leoni scultorei simbolo di regalità e forza, i resti di quel palazzo che vide forse aggirarsi il re Agamennone ignaro del suo tragico destino.

Altra tappa obbligata è Olimpia, sede primigenia dei giochi panellenici, oggi mondiali, simbolo della competizione ma anche della fratellanza tra le genti. Vestigia prestigiose ci raccontano quante vite si sono susseguite in questi luoghi con l’intento di superare i propri limiti, raggiungere la vetta della celebrità sfruttando al massimo le capacità del proprio corpo, per non cadere nell’oblio del tempo e rimanere nella memoria e nel ricordo, per non morire mai. Aggirandosi in questo bosco sacro, Altis di Olimpia, tra la macchia mediterranea che sprigiona i suoi profumi, tra le colonne abbattute, tra i muri sbrecciati e crollati, tra gli spazi dell’antico stadio, ci immergiamo nel passato. Il vociare dei turisti e delle comitive e lo stormire delle fronde restituiscono al luogo silenzioso una sorta di nuova vita. Nel museo ecco le statue di Apollo, provenienti dal frontone del tempio di Zeus e la statua di Ermes, di Prassitele, che testimoniano come la ricerca della bellezza del corpo, legata intrinsecamente per la cultura greca alla virtù, fosse un pensiero costante per elevarsi verso la perfezione.

Dopo i siti archeologici, ci spostiamo verso sud: attraversiamo regioni quasi disabitate,  come l’Arcadia, nome che evoca una vita tranquilla e appartata, la dimora dei pastori per antonomasia. Ogni tanto si incontrano piccoli paesi: poche case intorno alla chiesa e alla piazza principale. Accade spesso che lì campeggi un platano secolare. Alla sua ombra è piacevole fermarsi per un caffè e parlare. E  vediamo gli anziani e i più giovani ritrovarsi insieme, scambiare opinioni e esperienze. Luoghi di condivisione della propria umanità.

A sud della penisola c'è un posto ricco di fascino e di magia che attrae il viaggiatore:  Pilo in Messenia,  il cosiddetto "primo dito” del Peloponneso. Uno specchio di mare cristallino racchiuso dall’imponente isola di Sfacteria, la bianca sabbia della baia di Voidokilia che ci riporta con il pensiero all’epoca omerica. Un piccolo, ma delizioso sito archeologico che restituisce i resti di un palazzo reale miceneo, forse quello del mitico re Nestore, nonché un piacevole abitato moderno, dominato da una fortezza  che ha visto le lotte tra greci e turchi per l’indipendenza. Il mare è il protagonista a Pilo, quel mare verso cui salpò Nestore con novanta navi per la guerra di Troia, da cui giunse Telemaco a cercare notizie del padre Ulisse, dove si combatterono battaglie per la libertà in epoche più recenti. Spettacolari i colori di questo luogo, dai riflessi dorati del sole sull’acqua, alle gradazioni turchesi e verdi del mare, dagli sconvolgenti tramonti infuocati, all’alba dalle dita rosate, come ci ricorda un’affascinante descrizione omerica. Pilo è fuori dai grandi circuiti turistici, ma non meno importante. Perché giungere fino a qui significa entrare in una dimensione appartata e sospesa che emoziona e spinge alla riflessione.

Lasciata la Messenia si entra in una zona denominata Mani che costituisce la seconda penisola meridionale del Peloponneso, un’area molto montuosa e impervia difficile da percorrere e da abitare. Fu qui che si rifugiarono i greci per scappare alle repressioni turche, costruendo case a torre arroccate sulle pendici dei rilievi, e da qui partì la scintilla che portò alla guerra di indipendenza greca. Fieri gli abitanti di queste zone e aspri come le montagne brulle che ne formano il paesaggio, ma anche indipendenti e volitivi, essi hanno saputo adattarsi ad un luogo non semplice e a una vita non priva di difficoltà. La punta più meridionale denominata CapoTenaro sottopone agli occhi uno spettacolo unico dove le alture degradano fino a gettarsi nelle acque turchesi del mare che velocemente cambiano il loro colore in un blu intenso e cupo, segno che ci troviamo nel punto più profondo del mare Egeo. Gli antichi, che conoscevano bene l’importanza strategica e paesaggistica per l’edificazione dei templi, non dimenticarono questo spazio ed eressero un santuario dedicato, data la posizione prospiciente la distesa marina, al dio Poseidone.

Il viaggio prosegue. Siamo alla terza penisola, la Laconia, dove è situata la famosa località denominata Monemvassia: un piccolo monte che si erge dal mare, collegato alla terraferma da una lunga strada, è il biglietto da visita del luogo. Ci inoltriamo verso l’altura che si protende nel mare, per scoprire che sulle sue pendici è stato edificato in epoca medievale un paese con tanto di mura difensive, abitazioni e chiese che oggi costituisce una delle mete più ricercate da scrittori e artisti in genere. Molto suggestivo aggirarsi fra edifici cadenti e in parte crollati e case perfettamente restaurate che ospitano attività commerciali e relais di charme. E tutto diviene ancor più magico se siamo al tramonto, quando i raggi del sole colpiscono i muri.  Calde tonalità cromatica ci avvolgono, mentre lo sguardo si perde nel blu del mare. Sant’Agostino diceva che il mondo è un libro e chi non viaggia ne conosce solo una pagina. E questo è solo uno dei tanti, possibili cammini che ci offre la terra ellenica. Solo una pagina di quello splendido libro di viaggio che è la Grecia.

   
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