www.questomeseidee.it - anno 4 numero 10 - dicembre2016/gennaio 2017
Hasta siempre, Cuba!
- luglio 2015 -
di Roberto Barucco
Cuba e Stati Uniti. Vicini, ora “quasi amici”. Le ambasciate dei due Paesi riapriranno ufficialmente il 20 luglio. La dichiarazione arriva dal “Rose Garden” della Casa Bianca. Rimbalza, in diretta, sulle televisioni cubane. Sarà il segretario di Stato Usa, John Kerry a rappresentare l’America alla cerimonia dell’alzabandiera. Stelle e strisce nel cielo de L’Avana. Il confronto, le chiusure, il dovere internazionalista degli anni Settanta e Ottanta appaiono lontani, ora.

Rimane la storia di un popolo orgoglioso e fiero, la rivolta contro il regime di Batista. La leggenda del Comandante Che Guevara. La rivoluzione al sole caraibico. La “crisi dei missili”, i mondi opposti e divisi in due blocchi.  L’embargo. Le vecchie auto americane rattoppate, il vento lento d’un passato coloniale decaduto a muovere le fronde degli alberi. Ventilatori appesi al soffitto, piantagioni di canna da zucchero. Sigari e rum. La rivoluzione. Fidel. I “barbudos”.

Che resterà tra qualche anno di quel moto popolare che spazzò via da Cuba la dittatura di Batista, restituendo al popolo la sua dignità? E a L’Avana le fiaccole della rivoluzione brilleranno ancora alte tra un decennio? E le giovani cubane sorrideranno ancora, nelle pause al fast food, nel 2025, dopo un probabile "giro" d'acquisti in un centro commerciale? Cuba vive. Cuba cambia. Come noi e quelle epoche che sono parte della nostra infanzia e adolescenza. Quel tempo legato ai ricordi al quale, a volte, restiamo aggrappati.

Cosa diventerà Cuba? Se lo chiede l’anziana indagando nelle rughe avvizzite d’una mano che ha passato una vita a raccogliere foglie di tabacco da affidare ai torceros. Come sarà qua, tra dieci anni? Quanto rimane della vecchia “guerra fredda”, delle sue drammatiche vicende e dei suoi rituali inquietanti, oggi appare spazzato via per sempre. E’ il mondo cambia prospettiva: Cuba e Usa non solo dialogano, ma riaprono le reciproche ambasciate. Lo storico, è il caso di sottolinearlo, accordo tra l’amministrazione americana e il regime cubano, è fatto.

Quei decenni, gli eventi che rimasero nella memoria collettiva di quanti hanno oggi i capelli grigi, è già consegnata alla storia.  Il sistema, allora, filosovietico cubano, “apre”  a suo modo al mondo occidentale.

A L’Avana il sole splende alto. L’annuncio avviene in simultanea con i vertici del governo cubano. Rimbalza in rete, via internet. Procede in un mondo globale, che pare aver esorcizzato una bella schiera dei suoi fantasmi.

Dialogo e apertura delle ambasciate sono conseguenza diretta della già storica stretta di mano tra Raul Castro, fratello di Fidel Castro e Barack Obama, durante le commemorazioni in Sudafrica per la scomparsa di Nelson Mandela. A seguire c’è stata una serie di passi ufficiosi e poi formali, come la cancellazione di Cuba dalla “lista nera”  americana, 33 anni dopo esserci finita.

E’ un primo passo, quello della riapertura delle rispettiva ambasciate, carico di significati e aspettative. Speranze, che guardano agli scambi commerciali, a un rinnovato flusso turistico, alla fine delle reciproche diffidenze. Prossima tappa, la fine definitiva dell’embargo. Anche se in questo caso Barack Obama dovrà confrontarsi con il Congresso americano. Sarebbe la svolta epocale, 56 anni dopo quell’ingresso trionfale di Fidel Castro e dei suoi “barbudos” a L’Avana,  nella capitale a cercare di parlare al cuore della sua gente prospettando un mondo possibile: Cubanacan, Cuba, “luogo centrale” nella lingua Taino, ben prima degli approdi colombiani, vede riaccendersi i riflettori sul suo destino e resta fedele alla sua probabile etimologia,  che potrebbe anche derivare da “Cubao”, ovvero “dove si trova terreno fertile”. Un posto dove è possibile seminare idee nuove e confidare nel futuro.

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