www.questomeseidee.it - anno 5 numero 1 - febbraio 2017
Il dono del Natale
- aprile 2014 -
di Mons. Luciano Monari Vescovo di Brescia
Basta guardare Orione in un cielo invernale sereno, o ricordare il suono delle ciaramelle del Pascoli o ammirare con occhi da bambini gli addobbi dell’albero per vivere qualche momento di serenità. Un dono. Poi ricordiamo che a Natale nasce un bambino. È uno spettacolo usuale e tuttavia non riusciamo a pensarlo banale. Un bambino è una vita inedita, che sembra fatta apposta per suscitare attesa e curiosità: “Che sarà mai questo bambino? Che cosa diventerà? Che cosa farà?” L’avventura dell’uomo è una storia mai ferma, dove il presente sembra esistere solo per lanciare il domani: un bambino, una vita, una speranza ancora non consumata. Anche di questo abbiamo bisogno, soprattutto quando la situazione economica e sociale non sembrerebbe promettere molto. Una nascita è una novità e ogni novità apre delle possibilità che prima non c’erano. Non siamo profeti e quindi non sappiamo che cosa avverrà in concreto, ma sappiamo che non siamo bloccati in un passato irrigidito per sempre. Per questo facciamo festa con familiari e amici e passiamo qualche momento di gioia. Un dono. Poi ricordiamo che chi nasce a Natale è Gesù di Nazaret e ci viene in mente qualcosa dell’eredità storica e spirituale di quest’uomo. L’insegnamento delle beatitudini (“Beati i poveri… i miti… i misericordiosi…), la parabola del buon Samaritano o quella del Figlio prodigo e ci sembra di riscoprire che l’uomo è amato e fatto per amare; che ha ricevuto la vita e può migliorare la vita degli altri. Di Gesù è scritto che “è passato facendo del bene e sanando tutti quelli che erano sotto il potere del male”; e troviamo la fiducia che anche noi possiamo passare nel mondo facendo un poco di bene, che possiamo lottare contro il male, la violenza, l’odio, la meschinità; che possiamo sperare che il male non abbia a prevalere. Chissà, forse ci viene il desiderio di essere buoni, creatori di giustizia e di gioia e rinnoviamo l’impegno di essere ‘umani’. Anche questo è un dono. Qualcuno (quanti saranno?) forse ricorda anche una pagina antica del catechismo: Gesù è il Figlio di Dio fatto uomo; Dio ce lo ha mandato per amore, perché ci facesse vedere che cosa significa essere uomini. In lui vediamo l’amore stesso di Dio che, infinitamente grande, si piega su quella piccola creatura che è l’uomo e le rivolge una parola di premura, di attenzione, di amore. Sì, per Natale c’è un messaggio di Dio per noi: “Non temere, perché ti ho riscattato, ti ho chiamato per nome… perché tu sei prezioso ai miei occhi, sei degno di stima e io ti amo.” (Is 43,1.4) È solo una parola, ma di Dio; non cancella la fatica quotidiana, ma vince la solitudine e può forse asciugare una lacrima. Un dono di Dio.
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