www.questomeseidee.it - anno 5 numero 6 - luglio/agosto 2017
Coldiretti Lombardia, il maltempo “taglia le ali” alle api: a Brescia -50% di miele
- maggio 2017 -

Oltre metà della produzione di miele di acacia persa a causa di freddo e pioggia. E’ quanto emerge da un’analisi di Coldiretti Lombardia sulla situazione degli alveari. “In media – conferma Edoardo Mombelli dell’apicoltura Mombelli Facchinetti a Quinzano d’Oglio (BS), che insieme alla moglie Ilenia gestisce 250 alveari – da ogni sciame si ottengono fra i 27 e i 30 chili di acacia, mentre quest’anno siamo tra i 12 e gli 15 chili”.

Colpa - spiega Coldiretti Brescia– degli improvvisi sbalzi di temperatura che hanno messo in difficoltà una rete di oltre 500 operatori, fra hobbisti e professionisti, con 30 mila famiglie di api per una produzione di oltre 300 mila tonnellate di miele e derivati. A livello regionale abbiamo una rete di 3000 operatori che svolgono attività hobbistica e professionale su oltre 155mila alveari per una produzione di 1.700 tonnellate fra miele, propoli, cera e derivati. Mentre a livello nazionale – prosegue Coldiretti Brescia - il settore conta circa 50mila apicoltori, con 1,39 milioni di alveari e un giro d'affari stimato di 70 milioni di euro. La produzione media per alveare, nelle aziende apistiche professionali è di circa 33.5 kg/alveare mentre la media nazionale generale si aggira intorno ai 17,5 kg/alveare.

Ma si tratta di volumi che il freddo di questo periodo sta contribuendo a ridurre, considerato che – spiega Coldiretti Brescia - la temperatura ideale per il lavoro delle api oscilla tra i 15 e i 16 gradi di minima e tra i 21 e i 22 gradi di massima, mentre in Lombardia la primavera ha fatto registrare anche giornate con minime di pochi gradi. “Con il caldo anomalo di marzo – continua Edoardo Mombelli – le api si sono svegliate prima del previsto e hanno iniziato a lavorare perché il ciclo vegetativo delle piante e dei fiori era già partito. Poi è arrivata la pioggia ma soprattutto il freddo: le api si sono fermate, ma ormai l’acacia era pronta e la produzione è andata persa. Adesso mi sto preparando per il periodo di nomadismo: porterò le mie api nelle Valli bresciane, e le lascerò lì fino a fine luglio per la produzione degli altri mieli, dal millefiori al castagno. Siamo in fase di valutazione e speriamo che il tempo sia dalla nostra parte”.

Pierluigi Cella, apicoltore di Cazzago San Martino (Brescia): “Il brusco calo delle temperature ma soprattutto la grande quantità di pioggia, hanno creato grossi problemi ai fiori dell’acacia e alle api. Questo ha generato un notevole calo della produzione di questa tipologia di miele, circa il 50%  in meno rispetto ai normali quantitativi.  Il miele di acacia rappresenta la maggior parte della mia produzione totale, quindi è stato un danno importante. Confido di riuscire a recuperare qualcosa con le fioriture collinari che solitamente sono più tardive”. Cella ha 180 alveari distribuiti su numerosi comuni dalla Franciacorta alle zone lacustri del lago d’Iseo.

Una situazione diametralmente opposta sulle montagne della Valle Trompia, nell’azienda agricola “Cosa tiene acceso le stelle” di Stefania Reali 28 anni a Ludizzo di Bovegno. “Rispetto all’apicoltura di pianura, in montagna il freddo di quest’anno non ha causato danni, le nostre api sono già abituate al freddo e normalmente iniziano l’attività verso fine maggio, staremo a vedere. Abbiamo rilevato per ora un rallentamento nella covata ma non siamo particolarmente preoccupati”. Stefania, con il marito Simone producono miele millefiori di montagna, Castagno e Tiglio ad un altitudine di 850 metri s.l.m. con 25 alveari e una produzione media di 15/20 kg di miele a stagione.

Il miele prodotto in Italia, dove non sono ammesse coltivazioni Ogm, è riconoscibile attraverso l’etichettatura di origine obbligatoria fortemente sostenuta dalla Coldiretti. La parola Italia deve essere per legge presente sulle confezioni di miele raccolto interamente sul territorio nazionale mentre nel caso in cui il miele provenga da più Paesi dell'Unione Europea, l'etichetta - continua la Coldiretti - deve riportare l'indicazione "miscela di mieli originari della CE"; se invece proviene da Paesi extracomunitari deve esserci la scritta "miscela di mieli non originari della CE", mentre se si tratta di un mix va scritto "miscela di mieli originari e non originari della CE". Il problema – conclude Coldiretti – è che le stesse regole non valgono se il miele viene usato come ingrediente, come accade nei biscotti e negli altri dolci come, ad esempio, il torrone, dove la presenza di prodotto straniero non viene dichiarata in etichetta.

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