www.questomeseidee.it - anno 5 numero 10 - dicembre 2017 / gennaio 2018
Il nostro ricordo di Emilio Quaranta
- marzo 2015 -

"Superare quella paura che impedisce di vedere nell’uomo che ha espiato il suo debito verso la società, un uomo".

Ieri, all’età di 73 anni, si è spento dopo lunga malattia l’ex procuratore dei minori di Brescia Emilio Quaranta. Dopo una vita dedicata all’attività di magistrato si era ritirato ufficialmente nel 2011, ma solo per assumere subito dopo l’incarico di Garante dei detenuti per il Comune di Brescia. Tra i molti casi che aveva seguito nel corso della sua lunga carriera anche l’omicidio di Desiree Piovanelli, la quattordicenne uccisa nel settembre 2002. Di grande sensibilità e costante attenzione al prossimo, lo ricordiamo tra i molti impegni anche per il ruolo avuto, con Aifos, nel progetto “Papillon”. Con autentica commozione ripubblichiamo una delle sue ultime interviste.

Il “Progetto Papillon”. Una farfalla tra le mura.

Aprile 2014

“I detenuti hanno diritti, ma a volte solo sulla carta: le strutture carcerarie sono spesso inidonee a ospitare opifici, posti per lavorare. E la pena – non dimentichiamolo - deve anche tendere alla rieducazione”. Così Emilio Quaranta, garante dei detenuti per il Comune di Brescia, loda l'iniziativa di Aifos Protezione Civile.

E' il “progetto Papillon”, nato a Brescia e pronto per l'esportazione su scala nazionale, che prevede la formazione, in operatori specializzati per il primo soccorso, dei detenuti. “Un sogno – aggiunge Quaranta - quello del progetto Papillon, che si è avverato, attraverso un corso, che ha permesso con attestato regolare, di reinserirsi. Del resto le parole servono a poco, servono i fatti. E questa è una soluzione che serve a superare quella paura che impedisce di vedere nell’uomo che ha espiato il suo debito verso la società, un uomo”.

A Gregorio Barberi, formatore di Aifos Protezione Civile, la paternità brillante dell'idea, condivisa con i vertici della struttura, Francesco Naviglio insieme a Silvana Bresciani, rispettivamente segretario generale e presidente Aifos Protezione Civile. La Protezione civile come mezzo per il reinserimento è la sintesi comune a tutti i partecipanti al convegno di studio sul progetto Papillon nella sede nazionale di Aifos. “Per chi legge il Vangelo, anche da un punto di vista puramente laico – ricorda Quaranta -, bisogna pensare al buon samaritano. E’ un principio di solidarietà che nasce dall’interno delle coscienze dell’individuo”. Concetti condivisi nel corso della giornata anche da Paolo Pinna, direttore dell'area sociale di Eupolis, mentre illustra le potenzialità del “Piano di azione per il reinserimento delle persone sottoposte a provvedimenti dell’autorità giudiziaria. Biennio 2014 – 2015”- L'aspetto è molto particolare, ovviamente: “Non solo formazione, ma reinserimento – spiega Pinna -. C’è stata una coincidenza fortunata. Da una parte Aifos ha fatto questo corso di formazione indirizzato verso l'intervento di recupero e, dall'altra, per la prima volta Regione Lombardia ha prodotto questo atto che stabilisce, con delibera dello scorso novembre, le linee di azione per il biennio”. Diverse sono le possibili linee strategiche di lavoro: integrazione, co-progettazione, sostenibilità, orientamento al risultato e realizzazione di una governance territoriale. Un sistema a livello regionale.

“Il servizio sociale è utile al pieno reinserimento, perché esiste consapevolezza della propria responsabilità verso gli altri”. E le vicende positive, frutto dei primi impempegni in questo senso, non si fanno attendere. Ci sono storie vere e toccanti, come quella di Antonio, che a Bollate mentre è in permesso premio salva la vita a un passante. O di Mauro, che nel Bresciano si prepara dopo aver superato brillantemente il primo corso a nuovi gradi di specializzazione, da impiegare quando finirà di scontare la sua pena. Nuovi futuri possibili. Lo ribadisce Emilio Quaranta: “Questo è l'esempio di giustizia riparativa. E vorrei che questo fosse il messaggio del garante, il mio, all'opinione pubblica: facciamo cadere questi pregiudizi, questi steccati”. Il messaggio è chiaro, e l'appello alle tante associazioni, perché siano parte attiva del progetto, altrettanto.

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