www.questomeseidee.it - anno 5 numero 4 - maggio 2017
L’ Austria e la “colla della democrazia”
- settembre 2016 -
di Roberto Barucco
No. Non è un refuso anche se da “culla” a “colla” il passo è breve, soprattutto se parliamo di buste per il voto postale, prassi consolidata in Austria, ma, da pochi giorni, sotto i riflettori di popolazione, media e ancora di più dei due sfidanti alla presidenza. La colla della striscia autoadesiva prevista per le missive non va bene. Non garantisce un sigillo corretto. Il voto slitta a dicembre, il 4, in pieno clima natalizio. Hofer e Van Der Bellen dovranno aspettare ancora per il rush finale verso la poltrona presidenziale. Poi, a questo punto il 'forse' è d’obbligo, nel Paese d’Oltralpe il popolo degli aventi diritto sceglierà.
Il contrordine al popolo austriaco, già proiettato al voto del 2 ottobre, come avevamo scritto in queste pagine, convinti, come tanti, che nulla avrebbe più turbato l’andar per urne previsto in autunno, è arrivato.

La colla della discordia, come è noto, non incolla. E l’esercizio democratico, ne siamo convinti sostenitori, non può permettersi ulteriori ricorsi e scivoloni, considerata la posta in gioco.

Quindi, data spostata in avanti. Di un paio di mesi, per consentire la nuova chiamata alle urne nei modi corretti, presumiamo e avere nuove buste capaci di chiudersi e serbare intatto il proprio segreto fino allo spoglio.

Intanto ricapitoliamo la storia infinita di queste elezioni austriache, capaci di far sussultare l’Europa dell’Euro, insieme al referendum ungherese sui migranti, previsto il 2 ottobre (ma non si sa mai…) e al referendum italiano, quando ci sarà, sulla riforma costituzionale.

Il due ottobre per decisione della Corte Costituzionale, era il giorno stabilito per il voto delle presidenziali in Austria. Il risultato era stato invalidato, ricorderete, per irregolarità nelle operazioni di scrutinio. La democrazia, oltre il Brennero, non ha paura di qualunque risultato possa scaturire dalle urne, dicevano i media e i giuristi. Compresa la vittoria, probabile secondo i sondaggi, di Norbert Hofer, candidato di destra per Fpo, il “Partito della Libertà”.

E’ su di lui (che nella passata tornata, a maggio, era stato superato sul filo di lana da Alexander Van Der Bellen, candidato dei Verdi), che si concentravano e si concentrano ancora le attenzioni dell’Europa, dopo la vittoria del Brexit inglese (se ne parla poco, ora che il ‘diluvio’ non c’è stato e che, tra l’altro l’effetto del referendum sta portando dati economici positivi in Gran Bretagna) con conseguenti dimissioni del Primo Ministro Cameron.

Facciamo un poco di storia recente, per non dimenticare: lo scorso 22 maggio Van Der Bellen divenne presidente dell’Austria con il 50,3% delle preferenze con circa 30mila voti di differenza rispetto al suo antagonista. Hofer era arrivato al 49,7%. E accettò democraticamente il verdetto delle urne, anche se i sondaggi fino a poco prima lo davano in vantaggio.

Poi arrivò il ricorso del Partito della Libertà guidato da Heinz-Christian Strache, successore dello scomparso Jorg Haider e la conseguente decisione della Corte Costituzionale austriaca. In 94 distretti elettorali su 117 erano state riscontrate irregolarità (ricordiamo che in Austria si vota anche per corrispondenza, con scelte e decisioni affidate alle buste e relativa colla per chiuderle). Così la vittoria di Van Der Bellen venne “congelata”, poco prima dell’insediamento ufficiale, l’8 luglio. In Austria per la prima volta venne annullato il ballottaggio presidenziale.

Questi i fatti, ormai consegnati agli archivi della storia.

Non avremmo pensato di vedere ulteriori sviluppi della vessata questione.

L’attenzione mediatica e di Bruxelles era rivolta al 2 ottobre. E non solo per quanto riguarda l’Austria e l’eventuale effetto sulle politiche dell’Unione dopo una possibile vittoria, stando ai sondaggi, del Fpo.

Non va infatti dimenticato che nella stessa data si terrà il referendum, in Ungheria questa volta, voluto da Viktor Orban: il popolo deciderà in merito al piano di ricollocamento degli immigrati voluto da Bruxelles.

Austria, dunque, e per una coincidenza che sapeva di ricorsi storici, Ungheria.

Austria, Ungheria, Italia verso le urne, con motivazioni e quesiti diversi. A prescindere da mesi e date.

A questa serie di sviluppi possibili aggiungeremmo anche le future elezioni in Olanda, previste nel 2017, a maggio: il Pvv di Geert Wilders, partito di destra euroscettico, è in crescita. E anche l’Olanda potrebbe trovarsi alle prese con un successivo referendum sul modello “Brexit”.

Ah, cosa costerà ai cittadini il rinvio del voto in Austria? Circa due milioni di Euro. Ma a questo punto ci sarà la certezza che l’esercizio democratico avrà una tenuta maggiore.

Tutte le notizie di Editoriale

MECCANICA DELLE IDEE Snc di Elena Landi e Roberto Barucco | 25121 Brescia, Via Crispi 28 | C.F. e P.Iva: 03265040984 Aut. Trib. Bs n.ro 16/2013 del 17 giugno 2013 | Direttore responsabile: Roberto Barucco Coordinamento editoriale: Elena Landi [email protected] | Chi siamo | Dove siamo | Skype meccanicadelleidee
Disclaimer | Privacy Policy | Cookie Policy
Apple e il logo Apple sono marchi di Apple Inc., registrati negli Stati Uniti e in altri paesi.
App Store è un marchio di servizio di Apple Inc.
Powered by Luca Sabbadini