www.questomeseidee.it - anno 5 numero 8 - ottobre 2017
La capsula del tempo, perduto
- ottobre 2017 -
di Roberto Barucco
Forse era il caso di piazzarci pure un campionario indelebile dei nostri abissi: l’odio, le guerre, la rabbia, le solitudini. Una sorta di autocritica temporale. Magari avrebbero spiegato meglio agli umani, bionici, alieni o che altro, che tra mezzo milione di anni l’avrebbero ritrovata, che razza di gente eravamo. “Noi abbiamo vissuto qui”, nell’epoca del nucleare, dei missili e del dolore, aspettando una nuova era. La ''capsula del tempo'' infilata nel buco da trivella, nello strato profondo dell’isola dell’Artico delle Spitzbergen, nell’arcipelago delle Svalbard, ne sarebbe stata arricchita.

Forse era il caso di piazzarci pure un campionario indelebile dei nostri abissi: l’odio, le guerre, la rabbia, le solitudini. Una sorta di autocritica temporale. Magari avrebbero spiegato meglio agli umani, bionici, alieni o che altro, che tra mezzo milione di anni l’avrebbero ritrovata, che razza di gente eravamo.

“Noi abbiamo vissuto qui”, nell’epoca del nucleare, dei missili e del dolore, aspettando una nuova era. La "capsula del tempo" infilata nel buco da trivella, nello strato profondo dell’isola dell’Artico delle Spitzbergen, nell’arcipelago delle Svalbard, ne sarebbe stata arricchita.

Invece, in quel cilindro di acciaio, al posto delle nostre paure e dei nostri limiti, ci sono campioni di Dna delle varie specie: umani, ratti, salmoni. E ancora Dna di patate e semi. Pure l’ape blindata nella resina, da Jurassic Park. Sabbie e pezzi di roccia millenaria. E per testimoniare alla nostra discendenza quali pregiate conquiste avessimo raggiunto all’alba del terzo millennio, non mancano carta di credito (eterno cero acceso sull'altare laico di banche e multinazionali), telefonino, figuriamoci, orologio da polso, altra illusione di gestire e scandire lo scorrere del tempo. E qualche altro ammennicolo della nostra era.

L’erosione testimonierà di noi, appunto, tra mezzo milione di anni.  A quell’epoca, forse, dovrebbe tornare in superficie, la “capsula del tempo”. Pronta per essere scoperchiata, chissà da chi e se ne avrà voglia, per rivelare una fetta della nostra storia. Non è una favola moderna, ma esiste, la capsula, ampiamente descritta in una rivista di ricerca.

A corredo del tutto pure la foto della terra ripresa dallo spazio. Omaggio al passato e come era azzurro il nostro pianeta e piccolo, piccino piccino, visto da lassù. Magari, qualche visitatore di altri mondi, stuzzicato dai contenuti delle Voyager con i messaggi per civiltà aliene, potrebbe essere sceso da queste parti, trovando chissà cosa: deserto, liquido, desolazione, o forse vita nuova ed evoluzione. E se la nostra civiltà invece non esistesse più, scoprire, rileggendo con attenzione, tra le righe del passato, il nostro messaggio: “Noi abbiamo vissuto qui”.

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