www.questomeseidee.it - anno 5 numero 8 - ottobre 2017
La convivenza di fatto
- aprile 2017 -
di Piergiorgio Belotti
Con la celebre Legge 20 maggio 2016, n. 76 in Italia si è introdotto l'istituto delle ''Unioni civili''. Tuttavia, nello stesso testo, vi è una parte meno conosciuta che va dal comma 36 fino al 67: si tratta cioè di quell'aspetto che viene indicato come convivenza di fatto.

Con la celebre Legge 20 maggio 2016, n. 76 in Italia si è introdotto l'istituto delle "Unioni civili". Tuttavia, nello stesso testo, vi è una parte meno conosciuta che va dal comma 36 fino al 67 e che sarà oggetto di questo breve articolo che ne riassumerà alcuni caratteri: si tratta cioè di quell'aspetto che viene indicato come convivenza di fatto. 

La normativa introduce immediatamente una definizione, secondo la quale si ha convivenza di fatto nel caso di "due persone maggiorenni unite stabilmente da legami affettivi di coppia e di  reciproca assistenza morale e materiale, non vincolate da rapporti di parentela, affinità o adozione, da matrimonio o da un'unione civile". Questa norma pare che riecheggi una sentenza della corte di Cassazione del 2009, quindi molto prima della L. 76/2016, in particolare la n. 40727 sezione penale II, laddove viene detto che il termine famiglia "deve intendersi riferito ad ogni consorzio di persone tra le quali, per strette relazioni e consuetudini di vita, siano sorti rapporti di assistenza e solidarietà per un apprezzabile periodo di tempo". Il contesto in cui viene offerta è quello di un caso di maltrattamenti in famiglia e ci si chiedeva se fosse possibile estendere l'applicazione della norma anche al caso del fenomeno sociale della convivenza.

A questo punto è necessario stabilire come individuare esattamente una convivenza di fatto affinché abbia una rilevanza giuridica ai fini della legge di cui ci stiamo occupando. A tal fine si deve guardare alla "dichiarazione anagrafica di cui all'articolo 4 e alla lettera b) del comma 1 dell'articolo 13 del regolamento di cui  al  decreto  del Presidente della Repubblica 30 maggio 1989, n. 223", come viene stabilito al coma 37 della legge sulle unioni civilii. In particolare all'art. 4 di tale D.P.R. si afferma che per famiglia anagrafica "si intende un insieme di persone legate da vincoli di matrimonio, parentela, affinità, adozione, tutela o da vincoli affettivi, coabitanti ed aventi dimora abituale nello stesso comune".

In secondo luogo, all'art.13 viene detto che "Le dichiarazioni anagrafiche da rendersi dai responsabili di cui all'art. 6 del presente regolamento concernono i seguenti fatti: [...]

b) costituzione di nuova famiglia o di nuova convivenza, ovvero mutamenti intervenuti nella composizione della famiglia o della convivenza". Un ultimo richiamo che può essere utile per comprendere i concetti di cui ci stiamo occupando è esattamente quello all'art.6 del D.P.R., secondo il quale è responsabile della dichiarazione chi "normalmente dirige la convivenza stessa".

Oltre a numerosi diritti spettanti ai conviventi, soprattutto relativi a quelli di abitazione e assistenza, peraltro di derivazione giurisprudenziale, ci sono alcune norme molto importanti in tema di rappresentanza, in particolare i commi 40 e 48. Per quanto concerne il primo, si stabilisce che "ciascun convivente di fatto può designare  l'altro  quale  suo rappresentante con poteri pieni o limitati: a) in caso di malattia che comporta incapacità di intendere  e  di volere, per le decisioni in materia di salute; b) in caso di morte, per quanto riguarda la donazione di organi, le modalità di trattamento del corpo e le celebrazioni funerarie". Al comma 48, invece, si stabilisce che "Il convivente di fatto può essere nominato tutore, curatore o amministratore di sostegno,  qualora  l'altra  parte  sia  dichiarata interdetta  o  inabilitata". 

Infine nella Legge, al comma 50, viene citato il "contratto di convivenza". Esso può essere stipulato fra le parti, con la forma scritta a pena di nullità "con atto pubblico o scrittura privata con sottoscrizione  autenticata da un notaio o da un avvocato che ne attestano la conformità alle norme imperative e all'ordine pubblico", per disciplinare i "rapporti patrimoniali". Perché sia opponibile a terzi, cioè rivendicabile nei confronti di altri, è necessario che venga iscritto all'anagrafe del comune di residenza dei conviventi.

Importanti poi sono i casi di risoluzione del contratto stesso, cioè: "a) accordo delle parti; b) recesso unilaterale; c) matrimonio o unione civile tra i conviventi o tra un  convivente ed altra persona; d) morte di uno dei contraenti". Altra elencazione fondamentale è quella relativa ai casi in cui sia nullo, oltre caso già visto della mancanza dei requisiti formali: "a) in presenza di un vincolo matrimoniale, di un'unione civile o di un altro contratto di convivenza; [...] c) [stipulato] da persona minore di età; d) [stipulato] da persona interdetta giudizialmente; e) in caso di condanna per il delitto di cui all'articolo 88 del codice civile (Non possono contrarre matrimonio tra loro le persone delle quali l'una è stata condannata per omicidio consumato o tentato sul coniuge dell'altra)". 

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