www.questomeseidee.it - anno 5 numero 9 - novembre 2017
Lecce: gli artigiani e la magia della cartapesta
- dicembre 2016 -
di Cristina Pacella
Siamo nel centro storico di Lecce, costellato di botteghe artigiane dove assistere alla nascita di personaggi in cartapesta: qui nascono vere e proprie opere d’arte, creazioni artistiche e di design che strizzano l’occhio alla tradizione.

Lecce è uno dei principali centri della lavorazione della cartapesta.

L’arte della cartapesta nasce tra il XVI e il XVIII secolo, in un momento storico molto florido che vedeva il moltiplicarsi di chiese e monumenti e, gli artisti, al fine di prestare il proprio contributo e far fronte alle continue richieste da parte dei religiosi e dell’aristocrazia dell’epoca, non avendo a disposizione materie pregiate, fecero ricorso a qualcosa di molto più semplice e umile, la cartapesta, in grado di dare vita, con il  supporto di altre materie povere come la paglia e gli stracci, a un prodotto finale di ottima fattura. La produzione era legata a statue di ogni dimensione: personaggi sacri o da presepe che ancora oggi si possono ammirare in gran parte ancora  nelle principali chiese della zona. In tempi moderni la produzione si è molto più estesa, abbracciando oltre al sacro anche il profano, con oggetti come bambole, maschere e giocattoli.

Nel cuore della città antica, a due passi dalla Basilica di Santa Croce, massima espressione del barocco meridionale, c’è la “casa dell’artigianato leccese”, la bottega di Antonio De Rinaldis e della moglie Maria Arcona Ratta, maestri artigiani della cartapesta che nel 1994 hanno fatto della loro passione la propria professione, aprendo la loro attività e impegnandosi nella valorizzazione e tutela della tradizione della cartapesta.

 «Lecce, al di là della città barocca, può essere considerata veramente la capitale della cartapesta - sottolinea Antonio De Rinaldis -. Si tratta di pezzi unici frutto della manualità dell’uomo».

Ma come nasce quest’arte nel Salento? 

«L’arte della cartapesta a Lecce si sviluppa tra il ‘500 e il ‘600 di pari passo con l’architettura barocca leccese, non a caso uno dei maggiori esempi di questo connubio è proprio il controsoffitto della Chiesa di Santa Chiara fatto di cartapesta (invece dei tradizionali cassettoni lignei). I primi artisti che vennero a Lecce a lavorare la cartapesta furono i bolognesi su commissione dei veneziani. Questi ultimi avevano nel capoluogo salentino una grande rappresentanza commerciale, in quanto Lecce era considerata la porta per l’Oriente. I dogi veneziani erano gli uomini più ricchi d’Italia, avevano flotte che dai porti salentini commercializzavano olio, grano e vino verso il Mediterraneo orientale».

Dunque, la cartapesta all’inizio viene introdotta al servizio del sacro?

«Era una delle arti “sacre”. A Lecce vi erano un centinaio di chiese e ognuna di esse doveva essere corredata di statue di culto e di altri arredi sacri. Molti committenti preferivano commissionare ai cartapestai molta parte dell’apparato decorativo (con costi inferiori rispetto alla scultura tradizionale). Da qui l’esplosione del fenomeno nel Salento e a Lecce in particolare, divenendo quasi un simbolo dell’artigianato d’arte nella zona. Nel resto del mondo, questa tecnica è associata quasi esclusivamente alla realizzazione di cose più effimere e meno durature, come le maschere del carnevale o i carri allegorici».

Partiamo dall’oggetto più tradizionale di quest’arte: come si realizza un personaggio di cartapesta?

«Per realizzare un personaggio di cartapesta si parte dal fil di ferro che costituisce lo scheletro della figura. Il busto viene realizzato con paglia e trucioli di abete e di pino (legni entrambi molto resinosi). La cartapesta è stata da sempre considerata un’arte povera proprio perché basata sul riciclo. Un tempo si riciclava un po’ di tutto: la paglia si trovava negli imballaggi, la carta era quella recuperata dai pacchetti del macellaio, del pescivendolo o del pizzicagnolo.  Oggi invece usiamo materiali piuttosto costosi: la paglia è stata sostituita dal polistirolo, la cartapaglia deve essere ordinata dalla Costiera Amalfitana dove la si produce ancora oggi in maniera artigianale, la colla (“ponula” in dialetto leccese) è un misto di acqua farina e solfato di rame».

E per quanto riguarda le parti nude?

«La testa, gli arti, mani e piedi si modellano in terracotta nelle statue fino agli 80 cm di altezza, mentre quelle più alte si possono realizzare anch’esse in cartapesta. Gli occhi di solito li realizziamo in vetro».

Ma il lavoro non finisce qui.

«No, infatti, una volta terminate le forme si passa alla focheggiatura per indurire col calore le parti modellate, poi è il turno della gessatura delle superfici e infine facciamo un lungo lavoro di colorazione dei personaggi, dalle vesti all’incarnato».

Non è raro cogliere stupore e ammirazione per la cura dei particolari dei personaggi che sembrano prendere parte alla vita di ogni giorno. Tanti i turisti che affollano la bottega per ammirare questi capolavori che andranno a decorare un salotto, una sala da pranzo, animeranno un presepe. E in molti chiedono di poter vivere momenti in bottega partecipando a laboratori di lavorazione della cartapesta.

«Far vivere in prima persona l’esperienza di come nasce un pupo di cartapesta è un modo per tramandare questa tradizione e far conoscere ancora di più questa arte. Lecce è una città d’arte e dalle tante sfaccettature, una delle sfaccettature che un turista può cogliere è l’artigianalità che si respira nei vicoli di questa città così amata da tanti proprio per la sua autenticità».

Quali sono i personaggi più apprezzati dagli amanti di questa tecnica scultorea?

«Forse i personaggi più amati sono le figure dei pastori. Sia per il loro posto all’interno dei presepi, sia per la loro appartenenza alla società contadina. Per questo motivo sono i personaggi più richiesti e regalati».

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