www.questomeseidee.it - anno 5 numero 5 - giugno 2017
LA MUSICA, CURA DELL’ANIMA
- maggio 2017 -
di Simona Quatrosi
Biologo cellulare e compositore, Emiliano Toso ha deciso di unire le sue più grandi passioni in un progetto dal nome “Translational Music”: una musica che cura l’anima, che produce sensazioni di benessere, aiuta e stimola la creatività. Lo incontriamo, e ci racconta il suo progetto.

Emiliano Toso, la musica come cura dell’anima: da sempre l’uomo percepisce il suono come qualcosa che amplifica la parte più interiore dell’anima. Non a caso la musica è quel linguaggio universale che ha assunto vari significati nel tempo, nei luoghi e nelle culture. Qual è il mistero attorno al quale la musica può far bene o può far male? Come può ammansire le belve più feroci come nel mito di Orfeo o trascinare una folla verso ideologie estreme nei canti di propaganda? E al giorno d’oggi, è riconducibile solo al suono rimbombante delle radio o a quella dei concerti con amplificatori sparati a 1000 Watt? La musica ci circonda anche nel più intimo della vita. E’ nella natura,  nel cielo, nelle nuvole, nel vento, nelle maree e nelle tempeste. Il suono è ritmo che pulsa nell’organo vitale degli esseri viventi. L’universo è avvolto da suoni e noi stessi viviamo e ci muoviamo dentro di essi, senza accorgerci. I pitagorici parlavano di una musica ‘inudibile’ che equilibrava i corpi celesti. L’armonia delle sfere. E già allora aveva un potere terapeutico riconosciuto. Poniamo una riflessione sul perché una musica può trasformare le inflessioni dell’anima e modulare il nostro vivere, sentire e agire. Tutti elementi di un viaggio proposto in Translational music. Con la sua creazione Emiliano Toso, attento alle nuove prospettive dell’Epigenetica, ci suggerisce dolci melodie e un nuovo modo di ascoltare la musica come traduzione di più profonde sensazioni a un livello cellulare. Congiunzione di musica e biologia al servizio della salute e del benessere emozionale e spirituale dell’organismo umano.

Lo incontriamo, per QM ci racconta i particolari del suo progetto.

Quando è iniziato il tuo mestiere di compositore?

“E’ iniziato relativamente tardi. Sono un biologo e ho sempre lavorato nell’ambito della biologia molecolare e cellulare. La musica per me era rilassamento e benessere. La sera quando tornavo dal lavoro mi mettevo al piano, suonavo e componevo ma lo facevo solo per me stesso. A quarant’anni ho avuto il regalo più bello della mia vita: fare un cd con le mie composizioni. E man mano che la mia musica ha iniziato a diffondersi, sono venuto a conoscenza di persone che traevano beneficio psicofisico dall’ascolto di essa. Bruce Lipton, importante biologo americano, che ha scritto “La biologia delle credenze”, mi ha aiutato a capire la mia strada. Mi ha invitato a suonare alle sue conferenze e a collaborare con lui. Così ho deciso di cambiare lavoro per farne uno che in realtà non esiste ma che unisce due mie grandi passioni: la biologia e la musica. Di recente, ho lasciato definitivamente il mio lavoro e una sicura promozione come dirigente per girare il mondo e far conoscere la mia musica. Oltre che in Italia, poi in Germania, Inghilterra e anche in Canada ho potuto constatare e comprendere che alcune persone possono aver bisogno di ascoltare un certo tipo di  musica che agisce sull’organismo e modifica lo stato emotivo”.

Parliamo del tuo progetto. Translational music, cos’è?

“Io lo definisco come un mare di cellule sotto un cielo di musica. E’ la mia musica ma è anche il titolo di un mio disco, pubblicato per il mio compleanno. Translational music, rappresenta lo sguardo materiale alle nostre cellule dell’organismo per catturarne le vibrazioni e tradurle in musica. Passare da un piano cellulare ad uno parallelo più alto è quello a cui miro. Translational music viene utilizzata spesso negli ospedali, nelle scuole o nei centri di cura e benessere. E’ usata anche da scienziati internazionali e da gruppi di lavoro nel campo della salute, dell’educazione, del coaching e della gravidanza.”

Questo tuo modo di proporre il linguaggio musicale ti ha portato a lavorare con medici. Quali sono gli ambiti di lavoro in cui metti a servizio la tua musica?

“L’anno scorso ho fatto un tour negli ospedali, in Italia e Spagna, in cui sono stato invitato nei reparti di psichiatria, neonatologia e terapia intensiva per suonare e per spiegare quali sono le caratteristiche di questa musica. Il mio è un approccio integrativo alla medicina tradizionale che non intende sostituirsi ad essa. La mia musica può essere ascoltata e utilizzata anche in una sala d’attesa del dentista per alleviare un senso di ansia o di paura. 

Negli ospedali ho trovato molta apertura. Forse è anche il momento giusto. Ho trovato medici disponibili ad accogliere questo nuovo strumento che già veniva utilizzato 4000 anni fa.

Sin da subito ho cominciato a ricevere riscontri positivi. Gente sottoposta a chemioterapia o appena uscita da malattie importanti, ha trovato, in questo metodo, un reale beneficio raggiungendo uno stato di serenità. La sonorità può agire nelle inflessioni emozionali limitando paure e angosce che sono sentimenti principali in sede di malattia. Il farmaco difficilmente riesce a curare questo aspetto. L’integrazione della musica, spesso, riesce a perfezionare il processo di guarigione in modo molto più veloce ed efficace. La mia musica può essere ascoltata per la cura dell’ansia, del dolore, della solitudine; tutti sentimenti che circondano la malattia e non la malattia stessa”.

Parlando degli effetti della tua musica, ci puoi raccontare qualche riscontro positivo?

“Un ragazzo, in un reparto di psichiatria, non parlava da dieci giorni. Era chiuso in sé stesso. In quel reparto facevano ascoltare la mia musica. Improvvisamente il ragazzo ha sentito un forte desiderio di comunicare attraverso un foglio e una penna disegnando un luogo. In seguito, ha iniziato a parlare di quel posto evocato graficamente. Per chi lo ha vissuto è stato un momento davvero intenso. Di recente sono venuto a conoscenza della storia di una bambina che, a causa di un passato violento, ha avuto un crollo fisico e quindi una sorta di paralisi. Le hanno fatto ascoltare un mio brano, “Miracolo della vita”, ha avuto una reazione lenta ma forte, ha iniziato a muoversi simulando con le sua dita l’atto di suonare il pianoforte”. 

In sede di conferenza hai parlato dell’utilizzo di un’accordatura insolita, ovvero a 432 Hertz. Come mai?

L’accordatura standard, nel mondo occidentale, è 440 Hertz. Un parametro deciso durante la guerra a causa di esigenze di accordo tra i vari musicisti di tutto il mondo. Dopo una lunghissima disputa, il 440 hertz metteva d’accordo tutti gli strumenti dell’orchestra i legni, gli ottoni, inoltre, dona brillantezza al suono e cattura il pubblico in una sorta di eccitazione. Quando ho iniziato a far accordare il pianoforte a 432 hertz, ho sentito, invece, che quella modulazione sonora era più affine alla mia concezione di musica. Per me è come se il suono si fosse umanizzato. Ci sono testi che rivelano che il suono della Terra, dell’universo e il moto dei pianeti hanno questa frequenza”.

Le tue performance dal vivo sono concerti nel senso più classico del termine? E quali sono i luoghi in cui ti esibisci?

“Mi dedico a tre tipi di eventi: uno è il concerto, in cui racconto anche un po’ di me, cosa si nasconde dietro la composizione, le cose che mi hanno ispirato e gli effetti che hanno queste melodie. Invito le persone ad un ascolto molto aperto affinché non si aspettino una sonata di Beethoven. Quando, invece, svolgo conferenze – concerto spiego in modo più dettagliato gli effetti del suono sulla salute. E’ provato scientificamente che il suono può essere uno strumento importante di integrazione nella medicina contemporanea. In ultimo svolgo seminari più lunghi in cui approfondisco questi studi scientifici e propongo ai presenti esperienze di meditazione con la musica. Qui a Brescia ho svolto una conferenza - concerto in occasione del Festival della Cultura Psicologica”.

All’atto creativo, prevale il compositore o il biologo? Metti in pratica regole musicali da compositore o meccanismi da scienziato?

“Me lo son chiesto più volte. All’atto creativo penso che sia tutto istinto, non c’è niente di scienziato. La parte più artistica e spirituale sembra avere il sopravvento nell’immediatezza, soprattutto quando riascolto e mi accorgo che tutto funziona bene. Mi sono reso conto, però, che nelle mie composizioni, ci sono delle parti molto analitiche dove la scelta, di note lunghe o corte, acute o gravi, diventa frutto di indagine sugli effetti nel nostro organismo, nelle nostre cellule, atomi e DNA. Quindi, ecco che emerge la mia parte di scienziato, come curioso e indagatore. Coesistono entrambi gli aspetti, anche se non me ne rendo conto, quando compongo mi sento assolutamente un bambino artista e non uno scienziato.L’unica cosa che non esiste è l’intenzione di scrivere  per specifici ambiti della salute o per organi specifici. Arriva così”.

Spiegaci come nascono le copertine dei tuoi dischi.

“Le copertine dei miei dischi sono interamente create da mia madre. Per ogni brano lei traduce in acquerelli ciò che percepisce. Abbiamo pubblicato un libro in cui abbiamo unito i suoi acquerelli e la mia musica. Una piccola opera, un’emozione comune in cui i due sensi vengono sinesteticamente appagati”.

Progetti e idee per il futuro?

“Sta uscendo il mio nuovo disco, “La danza della vita”. Una musica che rappresenta il nuovo segreto della biologia e che segue il movimento delle nostre cellule, delle nostre proteine e il nostro stesso movimento nell’universo. E’ una rappresentazione musicale dei cicli e del flusso della vita, del moto dell’universo. Per celebrare questo mio progetto ci sarà un grande evento il 4 giugno all'Auditorium Paganini di ParmaSarà un concerto per pianoforte e violoncello. Sarò presente anche Piemonte, Emilia, Lazio, Toscana, Liguria, Veneto, Valle d'AostaHo inoltre in programma di andare a Barcellona e ad agosto in Canada per un convegno internazionale annuale".

Secondo te la musica è ancora un universo da esplorare?

 “Si assolutamente. Qualsiasi tipo di musica può essere interessante se è fonte di espressione del musicista che la scrive. Ogni compositore ha una propria motivazione. Talvolta persino musiche apparentemente noiose e ripetitive secondo i nostri canoni, riescono a raggiungere l’orecchio di qualcuno e a creare una connessione”.

info: http://www.emilianotoso.com

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