www.questomeseidee.it - anno 5 numero 3 - aprile 2017
“LASCIAMI PER SEMPRE”: EMOZIONI E SENTIMENTI
- febbraio 2017 -
di Cristina Pacella
Andrea Bellisario, 27 anni, pugliese di nascita ma romano d'adozione ci ha raccontato la sua esperienza sul set di di questa commedia, in cui ognuno si può rivedere, perché racconta di emozioni reali e dinamiche di vita quotidiana che accadono in tutte le famiglie, e in particolar modo in quelle ''allargate''.

A marzo c'è un appuntamento da non perdere al cinema. Nelle sale italiane è in uscita "Lasciami per sempre", commedia per la regia di Simona Izzo, prodotto da Film9 e Rai Cinema.

Una famiglia allargata si riunisce per un pranzo di famiglia. Un pranzo potenzialmente esplosivo ambientato in una villa dal sapore fiabesco e dove a tavola si serviranno soprattutto i sentimenti, ma anche gli inevitabili rancori, perchè "amarsi per sempre è difficile, ma lasciarsi per sempre è impossibile". Nel cast Barbora Bobulova, Max Gazzè, Valentina Cervi, Marco Bocci, Myriam Catania, Vanni Bramati, Veruska Rossi, Maurizio Casagrande, Mariano Rigillo e al suo debutto da protagonista Andrea Bellisario.

Andrea Bellisario, 27 anni, pugliese di nascita ma romano d'adozione ci ha raccontato la sua esperienza sul set di questa commedia agrodolce, in cui ognuno si può rivedere, perché racconta di emozioni reali e dinamiche di vita quotidiana che accadono in tutte le famiglie, e in particolar modo in quelle "allargate".

Innanzitutto chi è Andrea?

«Andrea è un ragazzo che dopo il liceo ha lasciato il suo paese, Casarano, inseguendo la sua passione più grande: la recitazione. Dopo la scuola di doppiaggio a Bologna ho frequentato per tre anni il Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma. Tre anni di studi e lavoro molti intensi in cui sono riuscito a formarmi, avendo l'opportunità di essere a contatto con grandi professionisti. La recitazione è stata una mia passione sin da piccolo. Ogni volta che vedevo un film diventavo il personaggio di quel film fino a quello successivo. Ogni settimana ero un personaggio diverso, grazie anche ai costumi cuciti da mia nonna che era una costumista straordinaria. In famiglia poi ho sempre respirato l'arte, dal cinema, alla musica, al teatro. I miei genitori mi hanno fatto amare la cultura in generale, dalla musica classica ai classici della letteratura. Perciò è stato per me naturale coltivare la mia innata passione per la recitazione. Non avendo mai frequentato scuole di recitazione l'esperienza al Centro Sperimentale mi ha formato molto e mi ha dato la possibilità di fare incontri importanti e ha dato il via a collaborazioni, cortometraggi, spettacoli teatrali».

Dopo "Il sud è niente" per la regia di Fabio Mollo, l'incontro con Simona Izzo.

«Ho fatto un provino con Simona Izzo dopo che mi aveva visto recitare ne "Il Sud è niente". Da lì se ne sono susseguiti molti altri, fino e mettere in scena Lorenzo, il mio personaggio in "Lasciami per sempre”. Lorenzo è figlio di Viola (Barbora Bobulova) e ha come patrigno Nikos (Max Gazzè), con cui ha un rapporto molto stretto, probabilmente migliore di quello che ha con suo padre. La mia storia, anzi un giorno in particolare della mia vita, è il fulcro della vicenda. Si tratta del pranzo del mio ventesimo compleanno in cui si incontrano tutti i membri della mia famiglia allargata. Ognuno porta con sé il suo bagaglio di esperienze e crisi personali. Tutti insieme in un solo giorno mettiamo sul piatto un po' di commedia e un po' di dramma. Anche perché c'è sempre un po' di dramma nella commedia e un po'di commedia nel dramma».

Un lavoro durato diversi mesi in cui si è creata una forte complicità con tutto il cast.

«La vicenda è incentrata sul giorno del mio compleanno ma il film è un film corale. Siamo infatti un po' tutti protagonisti. Il mio personaggio interagisce con tutti gli altri e interpretare questa parte è stato per me importantissimo. È stata un'esperienza molto formativa avere a che fare con attori straordinari, ma anche  con Simona Izzo e Ricky Tognazzi che mi hanno accolto in maniera straordinaria, per un periodo addirittura ospitandomi a casa loro. Si è creata dentro e fuori dal set una tale complicità, come una famiglia, grazie soprattutto a Simona che è stata capace di creare una forte affinità».

Qualche aneddoto dal set?

«Uno in particolare. Un giorno dovevo girare tutto il giorno a torso nudo e tra il caldo e il sole mi stavo ustionando. Barbora Bobulova, che non doveva in quel momento essere sul set, è arrivata a "salvarmi" con la crema solare. Ed è stato per me un gesto molto materno. Così come non posso dimenticare il forte senso dell'umorismo di Max Gazzè. Mi sono sentito davvero coccolato sotto tutti i punti di vista».

Parlando di film, cosa piace ad Andrea?

«Adoro il cinema datato. Amo molto Ingmar Bergman, Martin Scorsese, Elia Kazan e tutto il cinema americano degli anni '70. Ho deciso di voler studiare per fare l'attore dopo aver visto "Fronte del porto", con Marlon Brando, che resta il mio eroe. Mi piacciono molto Robert De Niro, Al Pacino e il neorealismo di Fellini e De Sica. Ma sono aperto a tutti i generi. L'ultimo film che ho visto è stato "Silence", un capolavoro».

Come decidi se vuoi o non vuoi interpretare un determinato ruolo?

«Mi piace sperimentare molto. Più un attore si allontana da se stesso più il lavoro diventa stimolante. Perciò credo che non possa esistere un personaggio che io non voglia interpretare. Credo che ogni attore sia incuriosito da personaggi diversi dalla sua natura. Sono certo che sia necessario indagarsi a fondo. Personalmente più mi spingo lontano da me stesso più mi piace il lavoro che devo andare a fare. Spero di avere l’opportunità di interpretare personaggi diversi tra loro nei lavori futuri. Se si esce fuori dall'ottica del risultato e ci si concentra solo sul processo creativo allora il tutto diventa interessante. Il mio modo di preparami a una parte è studiare a fondo la sceneggiatura leggendola decine e decine di volte. Lo ritengo il modo più naturale, leggerla tante volte fino ad assorbirla a farla diventare parte di me e di chi dovrò interpretare, la sceneggiatura diventa così una seconda pelle. Il bello di questo mestiere è mettersi in gioco ogni volta, in un nuovo lavoro, in una nuova interpretazione, in una nuova sfaccettatura. Mi piacerebbe girare un film in costume, confrontarmi con un'altra epoca».

Pro e contro del mestiere di attore?

«È mestiere che ti porta a una continua evoluzione e ti fa entrare in contatto con moltissime persone. È un mestiere collettivo che unisce e non divide. Tutti sono importanti sul set. Ma certamente non è tutto rose e fiori. Chi fa l'attore deve avere molta pazienza perché ci possono essere alti e bassi, non si possono fare pronostici sui film se andranno bene o male, se ci sarà una nuova parte o meno. Se si è convinti di voler intraprendere questa strada bisogna metterci molto impegno. La pazienza credo sia la virtù più alta che ognuno di noi possa avere in ogni tipo di contesto. In ogni caso un attore deve essere preparato. Deve studiare. Deve conoscere la storia del cinema. Ma resta per me il mestiere più bello del mondo e non mi posso immaginare in nessun altro ambito. Arte, recitazione, musica. È questo il mio mondo».

Contagiati dall'energia di Andrea non possiamo che dirci arrivederci, sul grande schermo, nei panni di Lorenzo.

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