www.questomeseidee.it - anno 5 numero 9 - novembre 2017
L’AURA RITORNA CON “IL CONTRARIO DELL’AMORE”
- novembre 2017 -
di Simona Quatrosi
“Ritorno con tanto entusiasmo e un atteggiamento molto positivo. Lo scambio con il pubblico è davvero appagante e inaspettato visti gli anni di inattività. Sono molto contenta''.

L’Aura, cantante bresciana dalla voce straordinaria, che ha incantato per più di un decennio il panorama musicale, torna sulle scene, dopo alcuni anni d’inattività, in modo a dir poco esplosivo.

Il contrario dell’amore”, questo è il titolo dell’album che, appena uscito, si colloca già ai primi posti delle classifiche italiane. Un - “Melodramma Pop”-, come lei stessa piace definirlo, in cui rende omaggio alla cultura Pop - rock dei decenni ’60, ’70 e ’90, pur mantenendo un’impronta originale. Un disco dalla coloritura musicale effervescente che incuriosisce gli addetti ai lavori e arricchisce di nuova linfa vitale la qualità del mercato musicale italiano.

L’Aura, voce delicata e intensa al tempo stesso, è anche polistrumentista e compositrice, possiede un talento poliedrico nell’affrontare stili musicali diversi riversandoli in canzoni dalle atmosfere raffinate. La sua musica è in continua evoluzione, gioca sugli schemi, li scardina e ne rivela nuove caratteristiche sonore.

Ci concede una simpatica intervista, divertente e colloquiale.

Ciao L’Aura, grazie per questa chiacchierata. Sei tornata dopo anni di silenzio, con un progetto alquanto ambizioso e, cosa più importante, sta riscuotendo un buon successo. In che veste e con quali sentimenti torni nel mondo della musica italiana?

Ritorno con tanto entusiasmo e un atteggiamento molto positivo. Lo scambio con il pubblico è davvero appagante e inaspettato visti gli anni di inattività. Sono molto contenta. Il disco sta andando davvero bene. Sto lavorando a tanti progetti che a breve svelerò. In questo periodo sono sempre in movimento.”

Parliamo di questo disco, dal titolo “Il contrario dell’amore” che ha al suo interno 13 tracce di cui una particolare. Ti va di parlarcene? 

“Si. Ci sono tracce scritte sia in italiano che in inglese. Al suo interno c’è un brano nato in inglese, ma qui ve la presento in italiano. Si intitola,’La meccanica del cuore’, la cui versione in inglese, penso sia la più bella che io abbia mai scritto. Esiste il disco interamente in inglese, realizzato per il mercato estero, che potrebbe dare un seguito per un altro progetto.”

Ascoltando il tuo disco e osservando i videoclip, si evince un album carico di materiale sonoro di alta qualità. Eppure viviamo in un’epoca in cui le classifiche sono spesso dominate dai tormentoni a scapito di dischi creati con logica artistica e non commerciale. Pensi sia un’impresa ardua, presentare al panorama musicale un progetto di musica di qualità? 

“Forse può sembrare un’impresa coraggiosa ma è dettata dall’istinto. Molta gente mi ha detto questa riflessione. Sto riscontrando molti feedback positivi e quindi penso che l’intuizione, probabilmente non fosse sbagliata. Noi donne abbiamo questa irrazionalità che a differenza degli uomini ci rende superiori. Abbiamo una percezione che va oltre la logica. Siamo guidate da sensazioni che ci trascinano, ed è il senso di questo progetto particolare. Ho voluto creare personaggi attraverso suoni, parole e immagini che parlino delle loro storie, ma non in modo didascalico, bensì in una versione un po’ surreale, figurativa. L’intento è di ricreare un po’ questo gusto per la magia, un po’ come quella che hanno i bambini, dove una farfalla, attraverso i loro occhi fantastici, può diventare un aeroplano. Avere avuto un figlio è stata la molla per darmi la spinta verso questa direzione. Bisogna smetterla di ragionare in termini troppo razionali e agire con un po’ più di pancia. Ho sperimentato varie cose nella mia vita artistica, anche l’agire con eccessiva razionalità, ma ho riscontrato che, quando uno si sforza di fare qualcosa che non lo rappresenta, non raggiunge nessun risultato positivo e non sarà mai credibile fino in fondo.”

Quali sono le sonorità peculiari del disco?

“Il disco è diviso in tre. Lo definisco ‘Melodramma - pop contemporaneo’, un racconto fatto di tredici tracce. Abbiamo fatto una selezione sulle tipologie di riferimento musicale. Nelle tracce più imprinting anni ’60, abbiamo utilizzato una bella sessione di fiati e ottoni. Per le canzoni con un piglio più anni ’70, abbiamo dato un timbro rock con chitarre elettriche più fluide, con arrangiamenti che si sono sviluppati in presa  diretta, come si faceva una volta, scevri da una schiavitù nei confronti delle macchine. Poi c’è un’altra parte, che riguarda le canzoni più moderne, dove la registrazione è avvenuta alla maniera di oggi: con la fase della preproduzione, e registrazioni delle parti singole. Esperienze diverse in un unico progetto.”

Hai dato un titolo molto particolare all’album: “Il contrario dell’amore”, che cosa intendi?

“Il contrario dell’amore è un po’ come una negazione di sé. Non ho scelto una parola ben precisa per definirla, perché ognuno ha un proprio modo per descrivere il lato più scuro di un rapporto sentimentale. In questo disco racconto l’altra parte dell’amore, cioè quella che ha a che fare con le dinamiche sbagliate e distruttive che si creano in una relazione sentimentale. Quando c’è un rapporto talmente profondo che spinge le viscere dell’anima, allora in quel caso, sperimentiamo anche quella B-side scura del cuore. Tutti hanno un lato oscuro del sentimento, ma non tutti hanno il coraggio di affrontarlo. Il disco, e quindi il titolo, è proprio un’analisi, il mio ragionamento su questa B-side buia dell’amore. Una sorta di Vademecum di quello che non si fa ma che però purtroppo lo fai perché è irrazionale.”

Parliamo di queste tre storie, tre figure di donne e...

Tre donne, ovvero le mie alter ego. ‘Mary Jane’ di Alanis Morrissette, Lucy di ‘Lucy in the sky with diamond’ dei Beatles e ‘Sad Lisa’ di Cat Stevens. Sono tre figure di donne  che considero emblema del cantautorato di spessore, rappresentative delle tre epoche musicali da cui sono partita per il sound delle canzoni dell’album. Soprattutto ho creato queste alter ego per poter raccontare periodi peculiari della mia vita. Ovviamente raccontate in forma melodrammatica. Ecco perché il mio progetto mi piace chiamarlo ‘Melodramma - Pop’. Alcune cose sono veri eventi, altri enfatizzati. Nata sotto il segno del segno del Leone ho questa caratteristica, ovvero agisco un po’ da megalomane. Lo vedo anche nelle piccole cose. Tendo a enfatizzare. Tramite queste tre donne racconto, nel vero senso profondo, quello che c’è all’interno delle canzoni.” 

Parliamo dei testi delle canzoni. Scrivi sia in italiano che in inglese. Quali sono le differenze e i vincoli delle due lingue?

“Quando scrivo in italiano mi rendo conto che è decisamente meglio partire dal testo per poi costruirci la melodia. Ho provato anche a tradurre dall’inglese all’italiano, ma i vincoli sono veramente tanti. L’italiano è una lingua più impegnativa, siamo figli del latino e ho notato come autrice, che ha una ricchezza e una lunghezza diversa. L’inglese invece è prende tanto da molte altre lingue europee. In fase di scrittura non mi fermo a un metodo, cerco sempre di evolvermi e di variare. A volte scrivo testi anche se non sono seduta al pianoforte. Un tempo, invece, scrivevo parole su una melodia al piano, ma non più ormai. Ho avuto un’evoluzione anche in questo. Col tempo, la creatività ha bisogno di essere stimolata, non è fissa. Sono fatta così, a volte tendo ad andare un po’ fuori dal proprio conosciuto”.

 

La promozione del disco prevede anche alcune date Live in cui ti presenti in duo con pianoforte e violino

“Si, è una formula che sta funzionando. Il connubio tra pianoforte e violino mi regala molte soddisfazioni. Faremo alcuni concerti per la promozione. Io e il violinista Andrea Di Cesare suoniamo in stretta connessione, perché il violino è anche il mio strumento e viceversa, Andrea è altresì pianista. In un certo senso ci scambiamo gli strumenti. Oltre a quello appena fatto a Brescia, ci sarà un concerto a Bologna e a Salerno e poi ne farò altri con la band. Visti i feedback positivi abbiamo deciso di testare un po’ di live. Poi a partire dall’anno prossimo ci sarà un vero e proprio tour.”

Foto in pagina pgc Cosimo Buccolieri

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