www.questomeseidee.it - anno 5 numero 5 - giugno 2017
Le Olimpiadi venute dal Brasile
- luglio 2016 -
di Roberto Barucco
Sospese tra favelas e futuro. Tra ordine e progresso. Tra “Zika” e sorrisi, balli, polizia, musica e saudade. Il Cristo Redentore, appeso a una ruga della terra, sul Corcovado guarda paziente la baia di Rio de Janeiro. Accoglie tutti, nell’abbraccio corale delle Olimpiadi 2016. Dei diecimila campioni attesi, sarà lui, come sempre, l’atleta della speranza più fotografato dalle migliaia di appassionati, turisti e sportivi che prenderanno d’assalto gli alberghi. E poi andranno a caccia di selfie e autografi tra i divi dello sport del villaggio olimpico di Barra da Tijuca, affolleranno gli stadi e le stazioni di autobus e metropolitana diretti a Copacabana, Maracanã e Deodoro.

Sospese tra favelas e futuro. Tra ordine e progresso. Tra “Zika” e sorrisi, balli, polizia, musica e saudade. Il Cristo Redentore, appeso a una ruga della terra, sul Corcovado guarda paziente la baia di Rio de Janeiro. Accoglie tutti, nell’abbraccio corale delle Olimpiadi 2016. Dei diecimila campioni attesi, sarà lui, come sempre, l’atleta della speranza più fotografato dalle migliaia di appassionati, turisti e sportivi che prenderanno d’assalto gli alberghi. E poi andranno a caccia di selfie e autografi tra i divi dello sport del villaggio olimpico di Barra da Tijuca, affolleranno gli stadi e le stazioni di autobus e metropolitana diretti a Copacabana, Maracanã e Deodoro.

Dal 5 al 21 agosto, la torcia accesa a Olimpia e raccolta da dodicimila tedofori, dopo aver toccato più di trecento città, brillerà alta sui XXXI Giochi Olimpici della storia moderna. I primi del Sudamerica. Una luce proiettata su quel “mondo nuovo”, “um mundo novo”, che sintetizza nello slogan ufficiale lo spirito d’un popolo libero e giovane, che vuole il futuro.

Per queste Olimpiadi venute dal Brasile, dove scriveranno i fasti della leggenda atletica i campioni di 28 sport per un totale di 42 discipline, il mondo sta a guardare, come le stelle: il coraggio, del governo e della popolazione, la determinazione del popolo brasiliano sono da ammirare. Lo sforzo organizzativo enorme, le strutture da costruire o sistemare, i problemi logistici che appaiono a volte insormontabili, l’ordine pubblico, la sicurezza, l’attenzione agli aspetti sanitari.

Eppure, abbiamo la sensazione o la presunzione, fate voi, che queste persone splendide riescano, magari sul filo di lana, nell’intento. Uniti e convinti, diretti a cogliere l'opportunità, enorme e mostrare proprio a quel vecchio mondo che li guarda, che “um mundo novo” è un sogno possibile.

Che non si tratta di utopia ma di una stella raggiungibile. La scorgeremo insieme nei giorni e nelle notti d’agosto, dopo la cerimonia di apertura del 5 (spettacolare e questa è una certezza), al Maracanã. Comunque vada, quelle settimane d’agosto, avranno rappresentato una svolta. Anzi, una vittoria per molti. Tanto a Copacabana come e forse di più, nelle favelas cresciute vicino alle residenze più lussuose e agli attici delle élite.

E questa è già storia.
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