www.questomeseidee.it - anno 5 numero 7 - settembre 2017
Lettera a una donna separata
- marzo 2017 -
di Enza Corrente Sutera
''Spero che finalmente rifletterai su quello che sto per dirti, che devi cominciare a muoverti su un nuovo piano di realtà ben diverso da quello che ti ha spinta fin qui. Non combattere più con il tuo passato cercando di rendere presente ciò che non c’è più. Lo devi al rispetto per te stessa e per tuo figlio''.

"Cara Paola,

ho provato più volte a parlarti, ma il tuo dolore così grande ti impedisce di ascoltare, i tuoi singhiozzi mal trattenuti o forse, molto più semplicemente, il tuo bisogno di sfogarti più che di ascoltare mi impediscono ogni volta di dirti quello che davvero penso; e così succede che non solo non riesco a fronteggiare o arginare il tuo dolore che spesso sconfina con la rabbia, ma anch’io rimango frustrata e insoddisfatta. Perché neanche lontanamente riesco, oltre che ad essere una spalla su cui piangere, quella vera amica che deve darti un concreto aiuto per uscire da questa sorta di collera-paralisi che ti opprime. Mi rendo conto che  non è mai facile usare le parole per tentare di lenire una sofferenza così grande come quella che vivi soprattutto quando, come traspare da ogni tuo commento, il dolore si mescola ad una speranza che forse è più corretto interpretare come illusione. Perché questo, cara amica è il vero cuore del problema. Certo, ce lo siamo detto mille volte. Un matrimonio vero e vivo è espressione di un impegno serio e costante, pur tra gli alti e bassi della nostra condizione umana, di entrambi i coniugi: è un donarsi e rinnovarsi reciproco  nelle varie vicende della vita, giorno dopo giorno, non è qualcosa di magico che si autocrea da solo. Lo sappiamo bene: se  manca la relazione tra i due  e se entrambi, ciascuno per la sua parte, non ci mettono dentro l’anima, è inevitabile che l’unione vada in crisi, anche se uno solo dei due partner lotta affinché questo non avvenga. In questo, per esempio, l’amore si differenzia dall’amicizia: mentre quest’ultima non può esserci senza il coinvolgimento dei due interessati, sappiamo che  si può amare senza essere riamati, cioè l’amore può continuare ad esistere anche se non si è ricambiati: ed è quello che sta succedendo alla tua relazione di coppia. E ciò vuol dire, e spero che finalmente rifletterai su quello che sto per dirti,  che  devi cominciare a muoverti su un nuovo piano di realtà ben diverso da quello che ti ha spinta fin qui: non combattere più con il tuo passato cercando di rendere presente ciò che non c’è più, ma sforzati per accettarlo e per trovare da esso la spinta per modificarti; tu non fai mistero del fatto che percorsi di accompagnamento specialistico e tecnico ti hanno modificata, ti hanno reso più capace di accettare quanto di tuo marito  rifiutavi o affrontavi con tensione o collera; non  fermarti lì, perché al fondo di questo percorso, come   ben sai e ti nascondi perché non vuoi accettarlo, tuo marito non è disposto ad accoglierti e ad affiancarti . Continua il cammino su te stessa per ritrovare l’equilibrio e superare il lutto della separazione ed affrontare la fatica della solitudine: ma devi fare questo cammino guardando avanti, con fiducia in te stessa e nel tuo futuro, non puoi sperare di farlo con lo sguardo rivolto sempre all’indietro. Per alcuni aspetti bisogna arrendersi ed accettare quello che è successo: solo la consapevolezza di questa realtà può aiutarti a raggiungere una serenità meritata, altrimenti la sofferenza finirà per travolgerti completamente, impedendoti di vivere adeguatamente la quotidianità anche, e forse soprattutto, a scapito del tuo delicato compito di madre separata. E’ una sollecitazione, questa, che va nella direzione del tuo benessere psicologico e del tuo equilibrio personale; prova a scrivere la parola fine su questo rapporto che è arrivato al capolinea e che dovrà continuare ad esistere, se non più nella relazione coniugale, certamente in quella genitoriale, visto che insieme ,non più marito e moglie, continuate comunque ad essere genitori di vostro figlio. Lui si è risposato: renditi conto una volta per tutte  che non c’è niente, oltre quello che hai già fatto, che ti deve spingere a riconquistare o a convincere   chi a te e al mondo intero ha apertamente dichiarato che non ti vuole più come compagna di vita. Non mi dire che non capisco : il tuo dolore, misto a collera e senso di colpa, va certo compreso e rispettato, ma certe illusioni (non  chiamarle  speranze, perché inganni te stessa!) vanno riequilibrate e chiarite, per poter vivere con più adeguato senso di realtà e dare giusto peso alle cose, anche se sono” faccende d’amore”: se riuscirai a venir fuori da questo impasse toccherai con mano la possibilità di vivere con meno sofferenza, senza il dolore acuto corrosivo del rimpianto e della collera.

Ti suggerisco di non affrontare il problema da sola; del resto  sai già che facendoti aiutare ti sei  sentita meglio; vai avanti e  fatti  guidare a guardare la tua vicenda con concretezza e con la serenità cui hai diritto; non ti colpevolizzare ma rileggi la tua storia accettando quanto è accaduto e perdonando te stessa e gli altri; le tue giornate continueranno a trascorrere nel dolore sterile e distruttivo se non proverai benevolenza verso te stessa e verso questo tempo della tua vita così forte e doloroso, ma anche importante. E’ giunto il tempo di guardare le cose con ottica diversa, accettando e comprendendo, ma per raggiungere questa meta, insisto nel consigliarti l’aiuto di un esperto. Capirai che un rapporto d’amore non segue solo le leggi delle emozioni e dei sentimenti, ma anche quelle della comunicazione rispettosa , dell’accoglienza reciproca, della volontà e della decisione di amarsi, forte e viva in entrambi i partner; per te non è stato così, ma tu ora è tempo che venga fuori dal grigio di una routine quotidiana fatto di dolore e rimpianto e in conseguenza, di senso vuoto di abbandono e  solitudine. Non stare con la testa perennemente rivolta indietro a rimpiangere chi non ti  è più accanto, perché è proprio questo a farti smarrire nell’angoscia e  ti impedisce di   proseguire. Lo devi al  rispetto per te  stessa e per tuo figlio. Qualcuno una volta ha suggerito di non usare lacrime sempre nuove per un dolore vecchio: pensaci.  Un forte abbraccio e perdonami la sincerità".

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