www.questomeseidee.it - anno 5 numero 9 - novembre 2017
“Cantami o diva dell’anno funesto…”
- dicembre 2016 -
di Simona Quatrosi
Il 2016 è stato un anno tragico per la musica, con una sequenza ininterrotta di lutti, il cui cordoglio si è prolungato fino all’ultimo mese dell’anno. Ecco gli artisti, un modo per omaggiarli, raccontarli e ricordarli.

La morte nella sfera musicale non ha fatto differenza di genere. Si è presa i più grandi estri, dal Rock, al Jazz alla musica Classica. Cantanti, musicisti che nell’arco di un cinquantennio hanno reso il nostro mondo più interessante, hanno lasciato un vuoto talmente incolmabile da indurre a pensare di essere arrivati alla fine di un’era assoluta.

Non ci resta che stendere una lista di un bilancio musicale catastrofico dell’anno che sta per concludersi. “Il catalogo è questo...”, scriveva Mozart.

Ecco gli artisti, un modo per omaggiarli, raccontarli e ricordarli.

"Unforgettable" Natalie Cole

Il classico countdown  tra il 31 e l’1 si apre già con un triste brindisi. A 65 anni, muore Natalie Cole, figlia di una leggenda della musica Jazz, Nat (King) Cole. Strepitosa interprete di un intero repertorio del padre, donna e artista che ha combattuto molto nella vita, le sono stati riconosciuti sei Grammy ed è riuscita a vendere più di 14 milioni di copie.

La scomparsa di Pierre Boulez

E’ il 5 gennaio e la musica Classica perde di uno dei maestri più carismatici ed innovativi del nuovo secolo. Il compositore e direttore d'orchestra francese Pierre Boulez si è spento all'età di 90 anni nella sua casa di Baden Baden. Aveva scelto la città tedesca per chiudersi in solitudine, perché in contrasto con un mondo musicale troppo critico e polemico. Il prestigioso artista se ne va lasciando un patrimonio musicale di immense dimensioni.

L'addio a David Bowie

Il colpo mediatico planetario arriva con uno dei più grandi lutti che il mondo musicale contemporaneo possa subire. David Robert Jones, in arte David Bowie, muore il 10 gennaio, lasciando un mondo privo di spunti artistici del suo livello. Da New York a Los Angeles da Berlino a Milano, il mondo piange il suo Duca Bianco. E’ un necrologio mediatico di dimensioni epiche. Sui social non si parla d’altro. Persone dello spettacolo, cantanti di tutto il mondo esprimono un sentito cordoglio per un artista che in cinquant’anni di carriera ha precorso i tempi e ha saputo dare un senso alle avanguardie nel suo modo di essere. Un uomo dalle sembianze sovrumane, in grado di trasformarsi e rigenerarsi di opera in opera nel nome di un “arte globale” dentro cui la sua musica trovava la sua ragion d’essere. Come tutta la sua vita anche la sua morte è stata concepita come un’opera d’arte: “Blackstar”, il suo testamento. Un ultimo dono musicale di cui dobbiamo averne cura  negli anni a venire.

Eagles: se ne va Glenn Frey

E’ solamente il 18 gennaio e un altro pezzo da novanta del rock della nostra epoca se ne va. A 67 anni muore Glenn Frey il cofondatore degli Eagles. Probabilmente le nuove generazioni non hanno sentito molto parlare di lui. Invece i cultori della musica rock sanno di aver perso uno dei rappresentanti della musica che veniva dal sogno americano degli anni ‘70. La sua “Hotel California” è stata, ed è ancora oggi, una delle classiche evergreen nelle quali chiunque abbia voglia di cimentarsi con la chitarra, deve provare per ritenersi un buon chitarrista.

Lutto per i Jefferson Airplane, muore Paul Kantner

Ancora gennaio e se ne va un tassello della storia della musica rock targata anni ’60. Paul Kantner, leader dei Jefferson Airplane ed eroe del festival di Woodstock ha vissuto la sua vita in simbiosi con la Beat Generation, divenendo un simbolo. Una vita fatta di eccessi e di performance strepitose, Kantner probabilmente non è molto noto alle nuove generazioni, ma il musicista ha lasciato una forte impronta nella scena musicale della West Coast statunitense.

Addio al "Quinto Beatle", Sir George Martins

L’8 marzo e il mondo della musica ancora una volta piange un Big. Non era un musicista, non cantava è vero, ma faceva concerti ed era sempre in studio a registrare. Lo chiamavano “il quinto Beatle”. Sir George Martin è stato il produttore della band più grande al mondo, i Beatles. Grande valutatore della musica che conta, la sua morte ha rappresentato la fine di un’epoca, nella quale ormai i produttori sono solo business man sotto tiro delle case discografiche. Non ha creduto soltanto nei “Fab Four” ma ha puntato sulle loro figure anche dopo lo scioglimento. Un vero e proprio padre come lo ha definito Paul McCartney. In cinquant’anni di carriera ha prodotto 700 dischi di successo tra cui anche produzioni di Shirley Bassey e Cilla Black.

Keith Emerson, un gigante del rock

Keith Emerson, virtuoso delle tastiere di un rock progressivo degli anni ’70, era membro dell’importante trio “Emerson, Like & Palmer”. La sua morte,  il 10 marzo, ci ha portato via un gigante dell’epoca dell’oro se ne va. Lui, che con gli Emerson, Like & Palmer ha segnato un’epoca di sperimentazioni sonore. Meticoloso e artigiano del suono, Keith Emerson non trascurò altri versanti, si spingeva alla ricerca di nuove frontiere sonore addentrandosi spesso anche nella musica colta e Jazz. Con la sua morte Emerson lascia un vuoto nei negli appassionati di musica elettronica e in quelli che nella progressive degli anni ’70 sono cresciuti.

Il mondo della musica piange Prince

Il 2016 decide di portare via anche un’icona della musica pop per la sua arte e per il suo personaggio carismatico e camaleontico. Prince Rogers Nelson, conosciuto al mondo col nome Prince è stata una perdita dura e inaspettata, quella di un artista che, nella sua eccellenza, ha saputo definire e ridefinire Pop, Rock, R&B, Funky, Soul e quasi ogni altro genere musicale immaginabile. Con la figura androgina e i suoi testi ha incarnato l’ambiguità scardinando le mode conservative del momento. Simbolo della ribellione all’industria musicale ha dimostrato al mondo intero di riuscire a contrastare quel business musicale che tende a schiacciare l’artista in nome del dio denaro, uscendone vincitore assoluto.

Leonard Cohen, addio al "poeta minore"

La morte di Leonard Cohen è un'altra triste perdita di quest'anno funesto. Il cantautore canadese se n’è andato all’età di 82 anni. Soltanto un mese prima aveva presentato la sua ultima opera “You want it darker”, la quattordicesima di una carriera lunga cinquant’anni. Amato, ammirato, studiato, osannato e copiato sin dagli esordi, Le celeberrime “Suzanne” e “Hallelluja” sono da sempre oggetto di arrangiamenti di cover di cantanti di tutti i generi. Se ne va un vero poeta “minore” come si definiva lui, di storie delicate e dure al contempo, un titano della parola cantata aggiungiamo noi.

Greg Lake, l'artigiano del suono

È dicembre. L’ultimo mese dell’anno ci priva di un’altra leggenda del rock, ma soprattutto di un altro componente degli Emerson Lake & Palmer. Muore Greg Lake dopo una lunga malattia all’età di 69 anni.  Uno spietato 2016 si è accanito su questa band. Emerson ci lascia solo qualche mese prima. Cantante, chitarrista, bassista e paroliere del trio rock progressivo, Lake ne è considerato l’anima. Compositore di sopraffini scelte stilistiche, voce intensa e suadente, era in grado di stregare l’ascoltatore con le sue infinite sfumature vocali. La sua tecnica compositiva era carica di ipnotiche sonorità armonizzate di una certa vena sinfonica. Magico artefice di due perle come “Take a pebble” e “Lucky man”, Greg Lake era un genio della manipolazione sonora, un artigiano del suono. Un trio amato e odiato, ricordato da una ”colta elité musicale”. Ci lascia due terzi  di questa band che in soli quattro anni ha tracciato un segno profondo nella storia della musica rock.

Profetico “Last Christmas I gave you my heart” di George Michael

È il 25 dicembre e nel giorno di Natale muore all’età di 53 anni, George Michael. La sua intramontabile “Last Christmas”, colonna sonora delle nostre feste di Natale, improvvisamente ne diventa una canzone profetica del suo stesso destino. Un’insufficienza cardiaca per cause non ancora chiare e il mondo, nel 2016, piange l’ennesima star della musica. Cantante del fortunato duo “Wham”, poi una carriera da solista scalando le classifiche con numerose Hit storiche: “Careless whisper”, “Young guns” e poi “Freedom”. George Michael incanta anche per indimenticabili perfomance live. Un duetto con Aretha Franklin e una stupefacente versione di “Somebody to love” nel ‘92 insieme ai Queen in un tributo a Freddie Mercury ne rivelano una versatilità di stili travolgente. Nel ’96 invece, spiazza la critica  con un album più intimista ed elegante. La sua “Jesus to a child” ha messo in luce un lato più introspettivo il cui apprezzamento si è manifestato in un successo a livello planetario. Artista dotato di una grande presenza scenica, la sua vita è stata caratterizzata da fama mondiale ma anche da eccessi di stile. Icona sexy degli anni ’80, poi icona gay degli anni ’90, George Michael ha sempre vissuto tra alti e bassi, tra vittorie e sconfitte. La sua omosessualità inquieta e tenuta nascosta per molti anni, lo ha reso un artista controverso anche per le rigide regole discografiche tipiche degli anni ’80. Tanti gli artisti: da Madonna a Paul McCartney, da Robbie Williams a Elton John, hanno espresso il proprio dolore per questa ulteriore perdita prematura in un anno davvero drammatico per la musica. Un altro “volume” irripetibile della musica Pop degli anni ’80 se ne va.

La musica, la colonna sonora della nostra vita

La morte di un cantante o musicista che sia, è un momento doloroso della nostra vita. Ci porta a fare profonde riflessioni e bilanci di vita. Artisti che non conosciamo personalmente eppure ci accompagnano in tutte le fasi della nostra esistenza. Le loro canzoni diventano colonna sonora dei ricordi. I nostri sogni si muovono dentro la loro musica. La musica di questi grandi ci forma, ci cambia, ci ispira e ci accompagna, forgiando la nostra mente.

Gli artisti non muoiono mai

Osserviamo i loro cambiamenti fisici con sospetto, rifiutando l’inevitabile e banale invecchiamento. Ma soprattutto rifiutiamo il fatto che possano andarsene come tutti i comuni mortali. Li consideriamo eterni, con l’inconscia pretesa che non ci debbano abbandonare mai. Ma quando invece arriva la morte di uno dei nostri miti, ecco che crollano le certezze. Le idealizzazioni si scontrano con la nuda verità: i nostri eroi vanno via e temiamo che con essi, anche i frammenti del nostro passato. I nostalgici pensano alla fine di un’epoca, un’altra età dell’oro che scivola via. Altri, quelli come noi, si accontentano di immaginarli in un luogo ideale. Una sorta di olimpo musicale dove i nostri, tutti insieme, concertano, sperimentano riff, nuove liriche armonizzando un aere ultraterreno. E non importa se alle radio o su Youtube suoneranno ancora la loro musica. Lì, liberi da convenzioni sociali, produrranno capolavori musicali eterni, così come eterna è la musica che ci hanno donato.

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