www.questomeseidee.it - anno 5 numero 7 - settembre 2017
Nativi digitali, corsivi “a mano” e bella grafia
- marzo 2015 -
di Sergio Masini
Ma il corsivo è veramente morto? L'arte e il piacere di scrivere con penna o stilografica, sono scomparsi? L’abbiamo chiesto a Monica Dengo, calligrafa, designer, insegnante e co-fondatrice dell’Associazione culturale “Smed - scrivere a mano nell’era digitale”.

L’ultima volta che mi sono ritrovato a dover scrivere un’intera facciata a mano ho scoperto un crampo ben più doloroso dell’infiammazione al pollice da smartphone. Ho ripensato a mia nonna. Classe 1905. Terza elementare. Amava la storia e il disegno, ma non ha potuto studiarli. Eppure, quando scriveva, era come se tutto un mondo di paziente devozione inseguisse le parole lettera dopo lettera. Le maiuscole, con piccole spirali, le “t” e le “l”, lunghe e inclinate con garbo. Non ci ho più pensato fino a quando mi sono ritrovato a massaggiarmi la mano indolenzita. Che fine ha fatto il corsivo trascinato con cura su carta da una una penna?

Sembra ipocrisia che a preoccuparsene sia chi scrive (pardon: digita) su web. Nessuna “captatio benevolentiae”: solo l’amara evidenza che, mentre ci convincevamo d’essere troppo occupati, certe cose cambiavano per sempre. Come un “Times new roman” che non può perder tempo ad inseguire i vezzi di vecchi capilettera. Ha un senso concreto. Ma un costo sentimentale. Paga lo stesso pegno emotivo dei vecchi orologi a carica che non riescono più a tener il passo coi timer digitali. Non c’è niente di male e nulla da fare: i secondi funzionano meglio. E i primi vanno a ingrossare le fila della nostalgia.

Ma il corsivo è veramente morto? L’abbiamo chiesto a Monica Dengo, calligrafa, designer, insegnante e co-fondatrice dell’Associazione culturale “Smed - scrivere a mano nell’era digitale”.

E perché, a proposito, scrivere a mano nell'era digitale?

 “Sono le persone che me lo chiedono: ho i corsi sempre pieni. Credo che la tecnologia debba affiancare la manualità, non sostituirla. Al di là della letteratura scientifica che avvalora l'importanza della scrittura a mano, credo che ci sia un bisogno di espressione attraverso il segno. Il mio lavoro è semplicemente quello di far conoscere le forme della scrittura e di insegnare a praticarla con piacere. Per quanto riguarda le scuole, quando ho iniziato il progetto ‘Scrittura Corsiva’ sono partita da un dato di fatto: tutti i bambini imparano a leggere e a scrivere, quindi gli insegnanti hanno bisogno di acquisirne le competenze. Se gli insegnanti potessero approfondire la storia delle forme delle lettere che insegnano a leggere e scrivere, scoprirebbero facilmente che minuscolo e corsivo, nati entrambi durante il Rinascimento italiano, sono molto simili, e hanno la stessa radice. Per questo basterebbe insegnare due modelli, anziché quattro”.

Chi lamenta maggiormente la perdita di questo "patrimonio": genitori o insegnanti?

 “La scuola è il luogo deputato all'acquisizione di questo fondamentale strumento di comunicazione, ma perché la scrittura sia insegnata a dovere, deve di necessità essere conosciuta a dovere. Io sono pienamente d'accordo con i bambini che scrivono solo in maiuscolo: è una scelta logica, la forma più chiara e leggibile. Per ben educarli alle altre varianti, le stesse devono esser ben conosciute dai docenti. Basta, ad esempio insegnare un minuscolo corretto per avere naturale accesso al corsivo”.

 E di norma, nelle scuole italiane, cosa si insegna?

 “Il modello di scrittura è per tradizione la cosiddetta ‘corsiva inglese dritta’. Ma non è d’aiuto a causa di certi suoi tratti superflui che interferiscono con la struttura essenziale delle lettere e, quindi, con la loro riconoscibilità e leggibilità. A mio avviso sarebbe preferibile l’adozione di un altro modello di scrittura: l’’italico’, cui è universalmente riconosciuto il pregio d’essere una scrittura più semplice da eseguire e imparare”.

Ci conferma che anche gli adulti mostrano un'incapacità di ritorno all'uso della penna?

 Direi di sì. Accanto ai miei corsi di calligrafia storica ed espressiva, tengo dei corsi brevi di scrittura a mano che sono rivolti proprio a chi, per motivi professionali e personali, desidera recuperare questa abilità per essere più consapevole del suo potenziale creativo e per migliorare la propria grafia. Occasionali scambi di opinioni con amici e conoscenti e alcuni commenti sulla nostra pagina facebook lasciano intendere che l’esigenza di migliorare la propria competenza grafo-motoria sia abbastanza diffusa anche al di là delle mura scolastiche”.

Qual è la situazione all’estero?

 Negli Usa, per la natura federale dell’organizzazione statuale, varia da Stato a Stato. Va detto però i ‘Common core states standrads’, le linee-guida per la qualità della didattica scolastica, limitano alla prima elementare e a poche ore settimanali l’esercizio della scrittura a mano in classe. In Islanda, invece, il governo ha recentemente adottato l’italico quale modello di scrittura da insegnare a scuola sulla base di un progetto didattico ideato nella seconda metà degli anni Ottanta dal calligrafo S.E. Briem. Questo modello, per ironia della sorte, è più conosciuto e insegnato all’estero, e specialmente nei Paesi di lingua anglo-sassone, che in Italia”.

Ora che siamo abituati a computer e tecnologie touch, essere un "amanuense" potrebbe rivelarsi un'opportunità di lavoro?

“La stirpe dei calligrafi (e designer di lettere) non è mai morta anzi è più viva che mai, basta un giro sul web per avere un riscontro di quanti abbiano fatto di quest’arte una professione. Certo, non è un lavoro che s’impara in un fine settimana: ci vogliono anni di studio”.

Torniamo allora agli adulti di domani: ci sono prove che insegnare o abituare i bambini all’uso del corsivo abbia effetti positivi anche in altri ambiti?  (Ci ha risposto, per Smed, l’esperta di disturbi dell’apprendimento Laura Bravar).

 “Il vantaggio del corsivo sta nella possibilità di coordinare il gesto motorio con la compitazione verbale durante la scrittura. Ma se parliamo più genericamente di scrittura a mano, alcuni studi hanno provato come vi sia un’associazione funzionale tra le rappresentazioni visive delle lettere e quelle senso motorie, e come il riconoscimento e la discriminazione delle lettere sia nettamente migliore nei bambini che hanno avuto esperienze di scrittura a mano rispetto a quelli che hanno usato solo la tastiera”.

Il corsivo, dunque, aiuta nell'apprendimento?

 “Sì, aiuta in quanto permettere di associare, anche a livello motorio, quelle parti della nostra lingua scritta che sono frequenti e ricorrenti, permettendoci di scriverle e memorizzarle come elementi unici. In tutte le altre forme di scritture le lettere sono sempre distinte e separate le une dalle altre. Solo il corsivo ci permettere di associare le lettere in unità “motorie” più grandi e di farle coincidere con quegli elementi linguistici (es. digrammi, trigrammi, sillabe, suffissi/prefissi, morfemi, ecc.) che sono i blocchi di costruzione delle parole. In questo senso, il corsivo ha una sua funzione ben precisa nella scrittura a mano”.

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