www.questomeseidee.it - anno 5 numero 1 - febbraio 2017
Notte prima degli esami…
- giugno 2016 -
di Roberto Barucco
Era ieri, sembra ieri. Luglio 1982. Allora l’esame di maturità ti arrivava tra capo e collo nei giorni più caldi. Quando del vecchio liceo c’era già un ricordo dolce e sfumato e persino i volti dei compagni di scuola sembravano già cambiati, inseriti in una nuova prospettiva. Come fanno i vecchi che si lamentano dei tempi nuovi e ricordano con piacere un passato rassicurante, anche noi diciamo che da allora, tutto è cambiato. Non per senilità precoce, ma per un certo attacco di nostalgia canaglia, di quei giorni che ci sono rimasti nella memoria. E’ vero, sul piano pratico e dei metodi, molto è cambiato. Ammettiamolo. Ma non i nostri ricordi. Se scaviamo per un poco nel passato riusciamo a intravedere bene volti, giorni e soprattutto emozioni. Che quelle non cambiano mai.

Era ieri, sembra ieri. Luglio 1982. Allora l’esame di maturità ti arrivava tra capo e collo nei giorni più caldi. Quando del vecchio liceo c’era già un ricordo dolce e sfumato e persino i volti dei compagni di scuola sembravano già cambiati, inseriti in una nuova prospettiva. Come fanno i vecchi che si lamentano dei tempi nuovi e ricordano con piacere un passato rassicurante, anche noi diciamo che da allora, tutto è cambiato. Non per senilità precoce, ma per un certo attacco di nostalgia canaglia, di quei giorni che ci sono rimasti nella memoria. E’ vero, sul piano pratico e dei metodi, molto è cambiato. Ammettiamolo. Ma non i nostri ricordi. Se scaviamo per un poco nel passato riusciamo a intravedere bene volti, giorni e soprattutto emozioni. Che quelle non cambiano mai.

Quindi, a noi ragazzi del secolo scorso alle prese, allora,  con le due prove scritte, al liceo scientifico erano inevitabili italiano e matematica e l’attesa degli orali, in ordine alfabetico di comparizione, rimane la nostalgia e un privilegio: in queste poche righe viaggiamo all’indietro nel tempo, alla ricerca di basi solide per motivare i ragazzi di oggi, tanto differenti e tanto simili a quelli di una volta. Sono i nostri figli. Diciottenni alle prese con il “balzo” nel mondo nuovo. Verso l’università o verso il lavoro o chissà che altro il destino loro riserva. Gli vogliamo bene e vogliamo sostenerli, almeno moralmente. L’elenco dei consigli si spreca, ogni dettaglio è su internet, come pure le fughe di notizie da oggi in avanti, su temi, titoli, ipotesi. Ogni scoop ha un senso, anche se è fuffa, se serve a far calare la tensione.

Noi intanto torniamo agli anni 80 e a quei giorni di luglio che i miei coetanei di quella generazione ricordano bene, tra commissari esterni, commissioni e ripassi imperiali tra libri, appunti e novene propiziatorie di mamme e zie.

Da quella nostra “notte prima degli esami” sono passati tanti anni. Una valanga di anni.  C'erano il Mondiale vinto, un luglio caldo come non mai, un "vespone" azzurro, il tuffo nella fontana per gridare tutti insieme "Campioni del Mondo!". A Brescia vivevamo in chalet, in castello, con le musiche e le canzoni spensierate di quel meraviglioso inizio di decennio. Un Maggiolone cabriolet, la colletta per la benzina con gli amici e le domeniche al lago, le "vasche" sul Corso, ogni sabato. E una valanga di speranze e sogni, tra una birra e una sfida a biliardo, una partita vista sullo schermo gigante e le prime sere d'estate che ti portavano lontano.

Era in quel contesto che l’esame di maturità puntava a dissestare i nostri sogni notturni e diurni. Si studiava. Almeno si cercava di studiare, complici paure, nevrosi e ormoni.

Il tempo scorreva in fretta. Una mattina, sveglia presto, ed eccoci lì, con i fogli timbrati, il vocabolario, i volti tirati, le ragazze con poco trucco, jeans e maglietta.

Era iniziata. Italiano. Prima prova.

Giusto il tempo di digerire il tema, d’attualità ricordo, per altri quello “classico” o “storico”. Ed ecco matematica, incubo reale. Il resto, gli orali, è storia d’improvvisazione, pause, soliloqui interrotti da commissari accaldati, “cioè”. Ariosto, Leopardi. Vecchi amici. Poi, senza rendersene nemmeno conto, in vacanza. La vacanza più strana e più lunga. Sulle note delle canzoni di allora.  Maturi. E ora?

Ora siamo qui, a ricordare e sperare con i nostri ragazzi: vorremmo tanto che una canzone ci unisse, nel riandare alle ansie e alle fragilità d’allora. Ne citiamo una per tutte, che è una buona, intelligente sintesi, capace di attraversare le generazioni: “Notte prima degli esami” di Venditti. Splendida.

Ci siamo anche noi, del vecchio liceo di allora. Ancora una volta ancora nostra, la dedico a tutti voi, cari, eterni compagni di scuola e d'una vita. E ai nostri professori di allora. Al nostro preside e pure al nostro bidello.

E ai nostri ragazzi di oggi. E alle speranze di domani.

"Se l'amore è amore... Se l'amore è amore..."

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