www.questomeseidee.it - anno 5 numero 2 - marzo 2017
Pace, amore e web: fede Millennials
- aprile 2016 -
di Roberto Barucco
Per qualcuno la chiesa può attendere. Il paradiso, forse, no. O meglio: i giovani che dirigeranno le sorti del terzo millennio appaiono meno legati a schemi e funzioni religiose ben definite. Mostrano invece trasversalità, tolleranza, una diversa e per molti aspetti positiva, visione del mondo. In controtendenza rispetto ai cosiddetti “baby boomers”, i figli del boom economico degli anni Sessanta. Il dato relativo ai “Millennials” fa e deve far riflettere: sempre meno americani (almeno secondo i dati del campione rilevato) va in chiesa, tantomeno si riconosce in qualche particolare gruppo religioso o crede nella Bibbia.
Per qualcuno la chiesa può attendere. Il paradiso, forse, no.

Anzi: quel “qualcuno” si traduce, almeno negli Usa, in moltitudini, tanto per utilizzare un termine di reminiscenza religiosa.

Lo studio condotto da Jean Twenge della San Diego State University conferma l’eccezione ormai sempre più regola tra i “Millennials”, le generazioni nate dopo il 1980.

E’ una ulteriore conferma di ricerche dal medesimo esito: una gran parte delle nuove generazioni americane pare essere meno interessata alla spiritualità, rispetto alle generazioni precedenti.

O meglio: i giovani che dirigeranno le sorti del terzo millennio appaiono meno legati a schemi e funzioni religiose ben definite. Mostrano invece trasversalità, tolleranza, una diversa e per molti aspetti positiva, visione del mondo. In controtendenza rispetto ai cosiddetti “baby boomers”, i figli del boom economico degli anni Sessanta.

La riflessione conseguente ci porta all'inevitabile domanda: fede e social media sono incompatibili o possono andare a braccetto?

Tra i ragazzi l’individualismo esasperato nell’era del narcisismo digitale non pare sposarsi con la fede. O forse anche questa evoluzione può essere l’effetto o la somma di effetti, che ha radici nel post-moderno.

Nel frattempo, passi l’ubicazione su lidi più che mai liberal e controcorrente da sempre (un bene, per smuovere idee e concetti), ma il dato relativo ai “Millennials” fa e deve far riflettere: sempre meno americani (almeno secondo i dati del campione rilevato) va in chiesa, tantomeno si riconosce in qualche particolare gruppo religioso o crede nella Bibbia.

Dato consolatorio? Eccolo: se scendono le quotazioni del Padreterno e il 30% degli intervistati, nella fascia che va dai 18 ai 29 anni, dice di aver dubbi sulla sua esistenza, d’altro canto almeno l’80% del dato statistico si traduce nel riconoscere l’esistenza di una vita dopo la vita. Insomma, il paradiso, in qualche forma più o meno eterea, ci sarebbe…

Intanto le statistiche, definite da precise metodologie d’intervista, rendono atto d’un mutamento culturale innegabile: meno religiosità, da un lato, ma diverso e positivo approccio alle metodiche dell’impegno su più livelli, ai rapporti tra atei e religiosi, alla condivisione di obiettivi comuni e progetti multipli.

Ne emerge il ritratto, perdonateci coetanei baby boomer,  di una generazione “avanti”, per nulla egoista o ripiegata su se stessa, ma per molti aspetti più altruista e pronta a sposare cause giuste e molteplici. Tolleranza e amore. Ed è un bene che sia così.

E’ il ritratto di un nuovo futuro, di uomini e donne che vivono i risultati della propria evoluzione, rapidissima e in trasformazione costante, sfuggendo a schemi precostituiti, quelli spesso sono i nostri, e a volte pure raggrinziti, ai quali ci ancoriamo per non smarrire bussola e direzione della nostra vecchia formazione, di fronte alle nuove potenzialità digitali d’interpretazione.

Dall’ago, che indicava sempre il nord, ci dobbiamo confrontare con le potenzialità e la voglia di domandarsi, “il nord è proprio lì?”: il passo è lungo un paio di generazioni. Millenni, nell’era del possibile digitale.

Interattivi dotati d’interiorità. Avanti. E aperti alle novità.

Cultori d’una saggezza cresciuta a suon di bit e algoritmi. Vivi e solari: ragazzi che vogliono impegnarsi, ma spesso non hanno trovato riscontro al loro entusiasmo in strutture riconosciute, ortodosse, organizzazioni, partiti.

Ragazzi che cercano vie nuove per mettersi al servizio del prossimo, con modelli rapidi e attivi, condivisi. In mezzo c’è il progetto quasi inconscio di una nuova comunità. E forse è questo il messaggio non scritto che arriva a margine dello studio statistico: c’è una rivoluzione che cresce e ha lo stesso, identico punto di arrivo.

Altro che allarme per cambio di mentalità e calo dell’attenzione religiosa. Questa è una rivoluzione dalle prospettive positive, non adatta a paletti, recinti e percorsi già tracciati. E i nuovi ragazzi sono belli proprio perché nuovi. E forse saranno capaci di cambiarlo davvero, questo sporco mondo.

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