www.questomeseidee.it - anno 5 numero 2 - marzo 2017
Quando c’era Sandro Pertini
- febbraio 2015 -
di Roberto Barucco
“È inoppugnabile il fatto che, ogniqualvolta c’è un sacrificio, c’è anche qualcuno pronto a raccogliere le offerte sacrificali. Dove c’è schiavitù, c’è qualcuno che sta venendo servito. Colui che vi parla di sacrificio, parla di schiavi e padroni, e intende essere lui il padrone”.




La frase è del Presidente della Repubblica più amato della storia d’Italia, Sandro Pertini. Fu lui a ricordarci, con il suo esempio morale e civile, d’impegno e di partecipazione, di passione, veemenza e spirito indomito, che significato, ruolo, senso dovesse avere quel luogo dell’idem sentire e d’una visione comune, capace di unire le persone, che chiamiamo Repubblica.

Venticinque anni fa, il 24 febbraio del 1990, si spegneva a 94 anni il settimo Presidente della Repubblica Italiana. Sandro Pertini venne eletto, nel 1978 e rimase in carica fino al 1985, Presidente con la più larga maggioranza mai registrata: 832 voti su 995.

Fu il secondo socialista, dopo Giuseppe Saragat a ricoprire questa carica.

Scelse di non avere residenza nel Palazzo del Quirinale e rimase nel suo appartamento, una mansarda di poche decine di metri quadrati, a Roma. Disse, tra l’altro, in una celebre intervista: “Per me libertà e giustizia sociale, che poi sono le mete del socialismo, costituiscono un binomio inscindibile: non vi può essere vera libertà senza la giustizia sociale, come non vi può essere vera giustizia sociale senza libertà. Ecco, se a me socialista offrissero la realizzazione della riforma più radicale di carattere sociale, ma privandomi della libertà, io la rifiuterei, non la potrei accettare. Ma la libertà senza giustizia sociale può essere anche una conquista vana. Si può considerare veramente libero un uomo che ha fame, che è nella miseria, che non ha un lavoro, che è umiliato perché non sa come mantenere i suoi figli e educarli? Questo non è un uomo libero”.

Lo ricordiamo, tra le decine d’immagini che lo hanno consegnato alla storia, felice, ai Mondiali di calcio in Spagna, quando quell’Italia che amava, vinse il titolo più ambito, nel 1982. Era il ritratto di quell’idea d’Italia che oggi appare molto distante. E, da diciottenni di allora, senza ulteriori commenti, citiamo ancora una sua frase, fra le tante, che dovrebbe far riflettere alcuni degli adulti di oggi, che ai nuovi diciottenni si rivolgono spesso.

"I giovani non hanno bisogno di prediche, i giovani hanno bisogno, da parte degli anziani, di esempi di onestà, di coerenza e di altruismo".

Foto: Sandro Pertini giovane aspirante ufficiale del Regio Esercito alla Scuola Mitraglieri Fiat di Brescia e, sotto, Presidente della repubblica italiana (source: Presidenza della Repubblica).

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