www.questomeseidee.it - anno 5 numero 7 - settembre 2017
Multa: come ricorrere quando arriva
- luglio 2017 -
di Piergiorgio Belotti
Prima o poi a tutti arriva, spesso anche più di una volta. Da quello più spericolato a quello più intransigente, che sia uomo o donna, eccola! Una busta verde recante la dicitura ''atti giudiziari''. A questo punto solo una cosa ti viene in mente, cioè ''quanto dovrò pagare stavolta?''. Qui troverete un breve vademecum per capire come ''contestare'' questi provvedimenti.

Multa, come ricorrere quando arriva: per iniziare è necessario capire quale sia la normativa vigente di riferimento. In particolare è l'ormai celebre "Nuovo codice della strada", per la prima volta introdotto con il decreto legislativo del 30 aprile 1992 n. 285 (con relativo regolamento attuativo), il quale sostituì la legge precedente, ossia il d.P.R. 15 giugno 1959 n. 393 (con relativo regolamento attuativo), nominato "Testo Unico sulla circolazione stradale". Questa sostituzione non ha esaurito le modifiche alla disciplina, che infatti si sono avute nel corso del tempo in gran numero: basti ricordare, tra le altre, l'introduzione della "patente a punti" di cui all'art. 126 bis.

Il codice stabilisce due possibilità alternative per ricorrere contro una "multa". Da un lato abbiamo il ricorso al prefetto, mentre dall'altro vi è la possibilità di procedere avanti al giudice di pace. In primo luogo, il ricorso al prefetto ex art. 203, può essere esperito dal "trasgressore" del codice della strada, oppure dai soggetti indicati all'art. 196, tra i quali ricordiamo, a titolo di esempio, il proprietario dell'auto utilizzata per la trasgressione, nel caso lui stesso non avesse commesso questa condotta contraria al codice, ma fosse stato un altro.

A questo punto il primo comma prosegue prescrivendo che costoro "nel termine di giorni sessanta dalla contestazione o dalla notificazione [...] possono proporre ricorso al prefetto del luogo della commessa violazione, da presentarsi all'ufficio o comando cui appartiene l'organo accertatore ovvero da inviarsi agli stessi con raccomandata con ricevuta di ritorno". In alternativa all'invio al comando o all'ufficio è possibile inviare il ricorso direttamente al prefetto, mediante lettera raccomandata con avviso di ricevimento, il quale poi lo trasmette al comando o all'ufficio. In entrambi i casi, comunque, l'istruzione, cioè in un certo senso l'indagine, del procedimento deve essere effettuata da questi ultimi.

L'articolo poi però effettua un' ovvia esclusione a questo regime nel caso in cui "sia stato effettuato il pagamento in misura ridotta nei casi in cui è consentito". Ciò avviene quando "il presente codice stabilisce una sanzione amministrativa pecuniaria [...] il trasgressore è ammesso a pagare, entro sessanta giorni dalla contestazione o dalla notificazione, una somma pari al minimo fissato dalle singole norme". Ulteriore riduzione, al trenta per cento, si ha nel caso del pagamento entro cinque giorni dallo stesso giorno.

L'articolo seguente, cioè il numero 204, è invece relativo ai provvedimenti che possono essere presi dal prefetto a seguito dell'istruzione di cui si accennava prima e del possibile ascolto degli interessati. A tal proposito possiamo avere tre situazioni: una prima è l'accoglimento dell'accertamento (per intenderci la "multa"), con conseguente emanazione di un'ordinanza con cui ingiunge al trasgressore il pagamento di una somma di denaro diversa da quella precedentemente stabilità nella "multa", anche perché ingloba le spese conseguite per il procedimento. "Ove, invece, non ritenga fondato l'accertamento, il prefetto [...] emette ordinanza motivata di archiviazione degli atti". Tutto ciò nel termine di 120 giorni, decorsi i quali, ed ecco che giungiamo alla terza situazione, l'accertamento si ha per non accolto, non dovendosi dunque pagare la "multa", secondo il meccanismo del c.d. silenzio assenso.

Contro l'ordinanza che contiene l'ingiunzione precedentemente accennata, secondo l'articolo 205, è possibile "proporre opposizione entro il termine di trenta giorni dalla notificazione del provvedimento, o di sessanta giorni dalla stessa, se l'interessato risiede all'estero" avanti all'autorità giudiziaria.

Per quanto invece concerne l'azione avanti al giudice di pace, "alternativamente alla proposizione  del ricorso di cui all'articolo 203, il trasgressore o gli altri soggetti indicati nell'articolo  196, qualora   non   sia   stato effettuato il pagamento in misura ridotta nei casi  in  cui  è consentito, possono proporre opposizione davanti all'autorità giudiziaria ordinaria. L'opposizione è regolata dall'articolo 7 del  decreto legislativo 1°settembre 2011, n. 150".

L'articolo 7 che viene richiamato indica a sua volta il rito del lavoro come quello applicabile, pur con diversi adattamenti e specificazioni. Deve essere proposto a tal fine, al giudice di pace, ricorso entro 30 giorni dalla contestazione oppure ovvero entro sessanta giorni se il ricorrente risiede all'estero. Elemento molto importante di questo giudizio è che il ricorrente può stare in giudizio personalmente, cioè senza il patrocinio di un avvocato.

A questo punto il giudice ha due opportunità: accogliere l'opposizione, anche solo parzialmente, quando "non vi  sono  prove  sufficienti  della responsabilità dell'opponente", in tal modo elidendo l'obbligo, eventualmente anche solo parzialmente, di pagare la "multa". In alternativa può rigettare l'opposizione, obbligando al suddetto pagamento.

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