www.questomeseidee.it - anno 5 numero 3 - aprile 2017
Sochi, prime Olimpiadi della nuova Russia
- aprile 2014 -
di Roberto Barucco
Il mondo è cambiato, da quando gli Usa boicottavano gli allori olimpici consegnati all’ombra del Cremlino per risposta all’invasione dell’Afghanistan. Oggi, la tragedia di quella terra è un dramma comune a oriente e occidente. Ed ora Fbi e Fsb, sia pur con qualche titubanza, lavorano insieme a Sochi, per garantire anche la sicurezza degli ospiti americani. Nessuna censura o celebrazione propagandistica sull’uomo nuovo, ma una grande attenzione alle prenotazioni e agli affari, che promettono bene. Un milione e duecentomila biglietti venduti, i network televisivi delle nazioni accreditati. Il villaggio dei media è casa comune d’una babele di lingue. E pure il rilascio dei visti viene facilitato per gli atleti stranieri, se ne attendono circa 2.500 da 88 nazioni. Il mondo si affaccia su Sochi mentre la festa dello sport si apre su una cerimonia, definita a più voci “strabiliante”. 345 tedofori si sono avvicendati fino alla piazza, portando la torcia olimpica argento e rossa, nell’ultima fase di attraversamento nel territorio di Krasnodar, conclusione di una staffetta da record: 123 giorni in tutto, partita da Mosca lo scorso 7 ottobre e prima ancora accesa, in settembre, a Olimpia. Un viaggio che l’ha portata dal Polo Nord allo spazio, sulla stazione Soyuz. “Tutto andrà bene”, è il mantra dei vertici governativi. “Tutto deve filare liscio”, è l’ordine di scuderia. I Giochi di Sochi non possono fallire l’obiettivo di apertura internazionale, le ricadute successive d’immagine e turismo, modernizzazione, dimostrazione d’efficienza e sviluppo. La posta è alta. Il presidente Putin lo sa bene. “Conservare e difendere lo spirito delle Olimpiadi e garantire lo svolgimento di una festa” sono le priorità. Lo ribadiva il primo ministro della Federazione, Medvedev. Al setaccio sono state passate persino le costruzioni, anche in fase di realizzazione. Per evitare che una bomba o altro, fossero inseriti in intercapedini, muri, colonne. Gli accordi di intelligence sono arrivati puntualmente. Insomma, “non ci sarebbero rischi maggiori che in altre grandi manifestazioni sportive”. L’Fsb, il nuovo servizio segreto federale russo, ha lavorato sodo. Forse centomila uomini in campo, senza contare gli agenti di altre nazioni e, per un tocco di colore senza dubbio efficace, pure i cosacchi. Sono le Olimpiadi del 2014. Sospese tra un possibile attacco e la voglia di turismo e mercato, appese al rischio dei kamikaze e rassicurate dalle nuove batterie antiaeree Pantsir-S. Campioni dello sci e delle discipline nordiche vegliati da droni, turisti a spasso da una dacia all’altra, mentre in mare le motovedette lanciamissili ne difendono gli acquisti e gli agenti ne proteggono la lenta digestione dopo la scoperta della cucina caucasica. Sochi, 2014, luogo dove i cani randagi vanno incontro a un triste destino, perché tutto appaia in ordine. Dove si scatenano le polemiche per le foreste abbattute. E dove con il bob gareggiano brasiliani e giamaicani mentre a Krasnaya Polyana si sfidano Kenya e Madagascar. Sochi, 2014. Ipotesi possibile, dolce come quell’antica canzone russa, fragile come il ricamo di seta della vecchia babushka, che lo offre all’ospite nuovo del suo villaggio. Tramonto e alba si inseguono lungo duecento chilometri fra monti e costa, sulle sponde del Mar Nero.
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