www.questomeseidee.it - anno 5 numero 6 - luglio/agosto 2017
Stelle alte
- aprile 2014 -
di Roberto Barucco
Proviamo a cambiare punto di vista. Le stelle nelle notti di maggio sono tentazione ricorrente di prime serate trascorse all’aperto. Magari, tra un tweet e un like ce ne accorgiamo pure, di quei puntini tremuli, levando alto calici e gomiti, o perdendoci davvero nell’Infinito. Senza esagerare, proviamo ancora a sognare, almeno un poco. Che almeno quel sogno chiuso, nascosto nel nostro cuore, non è ancora tassabile, non fa “cumulo” e non finisce nell’“Unico”. O meglio, va verso quell’Unico che poco ha a vedere con tributi e balzelli. La notizia la sapete in molti. E ci aiuta spostare con ancora maggior motivazione lo sguardo verso l’alto. Kepler 186f. Costellazione del Cigno. 490 anni luce dalla Terra. Esopianeta in “zona abitabile”. A un tiro di schioppo cosmico dal nostro verde-azzurro, più verde e più azzurro un tempo, non neghiamolo, terzo pianeta dal Sole. Nelle notti d’estate, che bussano alle porte del mese dei fiori, anche solo l’idea di poter intuirne la presenza, diviene rassicurante, nel mezzo della volta di stelle. Guardi su e inizia lo spettacolo. Come se una balconata di travi di larice affacciata su un poggio silenzioso, in una valle, fosse il nostro palco privilegiato verso ipotesi che ci frastornano. Roba piccola, noialtri, vista da questa prospettiva eterna e universale. Kepler 186f, nome “tecnico” che non accresce certo il fascino del pianeta esterno, in orbita nella zona “abitabile” con al centro il cuore pulsante d’una nana rossa, deve essere lì. Chissà dove. Da qualche parte.


Sogniamo d’onde e oceani d’altri mondi, mentre apprendiamo d’una possibile compatibilità con la presenza d’acqua in superficie.
Devi essere lì, Kepler (togliamo il 186f, che sembra un articolo da codice penale). Magari il tuo giorno dura una settimana. O un mese. La tua luce è quella d’un tramonto. Le ombre lunghe. Chissà se qualcosa, lassù, o laggiù, o dove volete nel tuffo verso l’Infinito, ci assomiglia un poco.

Esopianeta. Rende poco l’idea e la storica scoperta. In fondo di lui, di “K”, chiamiamolo così, che fa più “Men in Black”, si è discusso tanto e a livelli diversi dalle nostre fantasie. Parrebbe un gemello possibile della Terra. Forse pure rigoglioso, come da queste parti prima dell’era industriale. Pianeta abitabile, almeno a livello di potenzialità. Chissà, chissà.

E fermiamoci qui, che il resto è tutto da dimostrare e, come sempre, confutare. Giù il sipario sui sogni. Torniamo dalle stelle alte sopra di noi, ai cieli della quotidianità. Al percorso casa-ufficio-casa, alle scadenze, all’armamentario consueto della vita che ci tocca in sorte quanto il nostro pagare il diritto di vivere nell’era moderna.

K e i suoi oceani da vecchio film di fantascienza sono già lontani. Anni luce.

Tutte le notizie di Editoriale

MECCANICA DELLE IDEE Snc di Elena Landi e Roberto Barucco | 25121 Brescia, Via Crispi 28 | C.F. e P.Iva: 03265040984 Aut. Trib. Bs n.ro 16/2013 del 17 giugno 2013 | Direttore responsabile: Roberto Barucco Coordinamento editoriale: Elena Landi [email protected] | Chi siamo | Dove siamo | Skype meccanicadelleidee
Disclaimer | Privacy Policy | Cookie Policy
Apple e il logo Apple sono marchi di Apple Inc., registrati negli Stati Uniti e in altri paesi.
App Store è un marchio di servizio di Apple Inc.
Powered by Luca Sabbadini