www.questomeseidee.it - anno 5 numero 7 - settembre 2017
Un Nobel dello spirito
- marzo 2014 -
di Roberto Barucco
L'Europa non può chiudere gli occhi, è il coro, mentre si levano le grida. Mentre arriva il lutto nazionale e si vive una nuova percezione nel “sentire” e raccontare un dramma collettivo. Un dramma che ora è di tutti. Uomini e donne di buona volontà, colpiti nel senso più profondo del sentirsi “tutt'uno” con il genere umano, piangono la strage degli innocenti. Innocenti. Perché quale colpa, quale legge degli uomini può essere applicata a chi stende una mano e chiede aiuto? Che campi di raccolta, che muri, possono rinchiudere la dignità dell'uomo? Che retorica negativa può reggere ancora? E intanto, il Nobel, perché no?, per la Pace prende almeno la forma dell'ipotesi provocatoria. “Diamolo a Lampedusa”, dice un lettore del “Corriere della Sera”. Per l'esempio di fratellanza che sta dando al mondo, per i sentimenti di umanità, per la capacità di accoglienza, per la sua gente. Sì, il Nobel, il premio Nobel, quell'onorificenza di valore mondiale, che è il traguardo finale e lo stimolo venturo per persone che si sono distinte nei diversi campi dello scibile. Ed “hanno apportato considerevoli benefici all'umanità”. Allora la funzione del Nobel, riferita alla gente dell'isola che diviene in queste ore simbolo ed esempio per le distratte burocrazie economiche d'Europa, e assegnata a questa comunità del genere umano, Lampedusa, capitale dell'umanità, può essere simbolo ancora più nobile. E non solo: servirebbe un nuovo Nobel, non destinato a organizzazioni, sia pur eccelse, o scienziati, sia pur geniali. Ma ai semplici, tragici disperati d'ogni giorno ed epoca e dramma. Un Nobel all'umanità e all'eroismo silente dell'uomo. Figlio della volontà di chi non si volta dall'altra parte. Che spinga una volta per tutte (e sappiamo di addentrarci nel campo dell'utopia e dell'altrui sorrisetto di compatimento o dell'indice puntato sul 'buonismo' o chissà che altra roba), a combattere, sul piano dell'unione delle genti e dell'animo, la povertà, finalmente e non i poveri. Amore e capacità reciproca, se non di donarsi, almeno nel tentare di capirsi, parlarsi, comprendersi, sostenere chi soffre, chi ha bisogno. Un Nobel dello spirito, che ci coinvolga tutti, noi appartenenti al genere umano, credenti e non. Farisei e sognatori, ipocriti e idealisti, egoisti e altruisti. Da Lampedusa, per arrivare a lambire e trasformare le sponde di quel lago interno che è stato veicolo e madre di civiltà e che unisce, e non deve dividere, Europa, Medioriente, Africa.
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