www.questomeseidee.it - anno 5 numero 6 - luglio/agosto 2017
Usa, Election Day 2016: una cronaca futura
- marzo 2016 -
di Roberto Barucco
Un poco di fantapolitica a breve scadenza, come lo yogurt: ''Le indicazioni sono state chiare. Almeno, a giugno lo schema è definito, nonostante la sorpresa californiana, i candidati anche. I volti da votare sono ormai certi. Il dibattito presidenziale di settembre si è concluso da più di un mese. Senza apparenti vincitori o vinti: le preferenze sui temi trattati, riforma sanitaria, tassazione, sicurezza, politica internazionale, si sono alternate, definendo un quadro di sostanziale parità tra progressisti e conservatori. L’intervento in Libia ha avuto il suo peso, nell’agenda elettorale, come il ridispiegamento di forze in Europa e in Sud Corea. Terrorismo e tensioni internazionali hanno alimentato il dibattito. Intervenire, si, no. Creato dubbi. Contrasti''.
Un poco di fantapolitica a breve scadenza, come lo yogurt:

"Le indicazioni sono state chiare. Almeno, a giugno lo schema è definito, nonostante la sorpresa californiana, i candidati anche. I volti da votare sono ormai certi. Il dibattito presidenziale di settembre si è concluso da più di un mese. Senza apparenti vincitori o vinti: le preferenze sui temi trattati, riforma sanitaria, tassazione, sicurezza, politica internazionale, si sono alternate, definendo un quadro di sostanziale parità tra progressisti e conservatori. L’intervento in Libia ha avuto il suo peso, nell’agenda elettorale, come il ridispiegamento di forze in Europa e in Sud Corea. Terrorismo e tensioni internazionali hanno alimentato il dibattito. Intervenire, si, no. Creato dubbi. Contrasti. 

Su alcuni argomenti uno dei candidati è apparso sottotono, quasi timoroso. Anche dall’altra parte del dibattito le repliche non sono sembrate troppo efficaci, non c’è stata l’aggressività necessaria a conquistare il voto degli indecisi, che adesso appaiono sempre di più. I sondaggi hanno consumato forze e risorse degli istituti di rilevazione. Mai come quest’anno l’incertezza è forte. 

Che sorprese riserva ancora il futuro?"

NOVEMBRE 2016 - "Ormai è notte. Gli ultimi fuochi elettorali d’inizio mese sono ormai alle spalle. Gli ultimi appelli al voto, conclusi. Più di cento milioni di persone sono già stati alle urne. L’America attende. Serata infinita di spoglio elettorale. Notte fonda. Exit poll contrastanti. Dati che si alternano. Gli “esperti” si avvitano in infiniti dibattiti. Da una parte e dall’altra dell’oceano i “Grandi Elettori” sono il tema dominante. Si colorano in blu e in rosso i quadratini sulle mappe. La scacchiera della politica è lunga da riempire.

Dal testa a testa serrato non emergono ancora dati chiari. Definitivi.

Interviste alle persone in coda, ancora in attesa di votare, nel cuore della notte. Non è ancora concluso il lunghissimo conteggio delle schede della Florida. Ancora una volta determinante nella storia delle presidenziali americane.

Che domani sarà?

Poi. Ecco. Ci siamo. Le prime sussurrate ipotesi divengono quasi definitive.

Stacco pubblicitario in fascia di massimo ascolto sui network.

Ritocco di cerone ai conduttori, mentre mezzo mondo attende tra uno spot e l’altro, la fase finale della lunga corsa alla Casa Bianca.

Una sistemata alla cravatta. C’è chi nei secondi di stacco riesce a cambiare la camicia. Bianca. Chi indossa la giacca in cachemire. Da intellettuale. Chi dall’Italia commenta. Da noi le ore della giornata scorrono lente. Laggiù anche. Grande fermento negli studi televisivi, nelle redazioni dei giornali le biografie sono pronte e in pagina, mancano solo la prima dichiarazione ufficiale e un paio di commenti. Il titolo è sospeso sulla tastiera.

Pronti al collegamento finale. Immagini del Campidoglio, immagini di Washington, repertorio dello Studio Ovale. Musica. La bandiera a stelle e strisce garrisce alta.

Quante volte l’alba insegue i fusi orari oggi? Un giorno senza fine. “Potus si sta spostando”, rimbalza dal settore riservato dell’intelligence. Scorta immediata. Misure di sicurezza. The President of United States, “Potus”, in gergo, è pronto e si avvia. L’aria un po’ stanca si prepara alla stretta di mano con il suo successore. Ci siamo. Le agenzie stanno battendo i risultati, si accendono tutti i riflettori. Ronzio di telecamere. Echi di commenti si spengono. 45° Presidente degli Stati Uniti d’America. Un grande sorriso. Silenzio. Fiato sospeso. L’America e il mondo attendono il primo discorso.

A già, chi è? Beh, basta accendere subito la tv. No?".

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