www.questomeseidee.it - anno 5 numero 6 - luglio/agosto 2017
VINO E NORME: MENO BUROCRAZIA, PIU’ CONTROLLI
- febbraio 2017 -
di Piergiorgio Belotti
''Il Testo Unico in materia di vino'', la nuova legge con 90 articoli che riassume tutta la normativa precedente: diamogli un'occhiata.

"Finalmente diamo ai produttori una sola legge di riferimento con 90 articoli che riassume tutta la normativa precedente. Un'operazione di semplificazione che era attesa da anni e che consente di tagliare burocrazia, migliorare il sistema dei controlli, dare informazioni più trasparenti ai consumatori". Così il ministro Martina, dopo l'approvazione della legge 238/2016, al secolo "il Testo Unico in materia di vino". In attesa di conoscere il reale apporto all'economia italiana, in questo pezzo esamineremo brevemente alcuni dei punti salienti di questi 91 articoli.

L'art.2 della legge inquadra in maniera molto precisa l'ambito nel quale si inserisce questo provvedimento, cioè quello della "produzione, la commercializzazione, le denominazioni di origine, le indicazioni geografiche, le menzioni tradizionali, l'etichettatura e la presentazione, la gestione, i controlli e il sistema sanzionatorio dei prodotti vitivinicoli" con espresso riferimento ad alcune  normative europee. Oltre a ciò si trattano anche gli "aceti ottenuti da materie prime diverse dal vino", "la tenuta dei registri di carico e scarico da parte di talune categorie di operatori del settore delle sostanze zuccherine" e infine "il sistema sanzionatorio dei prodotti vitivinicoli aromatizzati".

Per quanto riguarda la produzione di quelli che vengono definiti "prodotti vitivinicoli" dall'allegato VII, parte II, del regolamento (UE) n. 1308/2013, si stabilisce che "possono essere impiantate, re-impiantate o innestate per la produzione dei prodotti vitivinicoli [...] soltanto le varietà di uva da vino iscritte nel registro nazionale delle varietà di viti e classificate per le relative aree amministrative come varietà idonee alla coltivazione o come varietà in osservazione, escluse le viti utilizzate a scopo di ricerca". Sono soggetti a questa norma, ad esempio, il vino, il vino spumante è molto altro ancora.

La norma probabilmente più importante concernente la commercializzazione è l'art. 24, comma 5, secondo il quale "E' vietata la detenzione a scopo di commercio dei mosti e dei vini non rispondenti alle definizioni stabilite o che hanno subito trattamenti e aggiunte non consentiti o che provengono da varietà di vite non iscritte come uva da vino nel registro nazionale delle varieta' di vite, secondo le regole ivi previste, salvo quanto stabilito dal decreto di cui all'articolo 61, comma 1". Nei successivi capoversi, per meglio specificare il tema trattato, troviamo un elenco di caratteri del prodotto la cui presenza impedisce la vendita di vini e mosti. Tra questi rientrano ad esempio il bromo organico, il fluoro e l' "acidità volatile espressa in grammi di acido acetico per litro [che superi] i limiti previsti dalla vigente normativa dell'Unione europea".

La parte della legge che forse più di tutte ha come obiettivo quello di tutelare il patrimonio vitivinicolo italiano, in quanto incide sul l'identificazione dei nostri prodotti, è quella che si apre con l'art. 26. In esso si recita che "Le definizioni di «denominazione di origine» e di «indicazione geografica» dei prodotti vitivinicoli sono quelle stabilite dall'articolo 93 del regolamento (UE) n. 1308/2013".

In cosa consiste questa definizione? Provando a riassumerla in poche parole, si può dire che, come da regolamento appena citato, per "denominazione di origine, il nome di una regione, di un luogo determinato o, in casi eccezionali e debitamente giustificati, di un paese che serve a designare un prodotto" che sia conforme ad alcuni requisiti, tra i quali spicca la qualità dovuta al territorio particolare. Per "indicazione geografica, l'indicazione che si riferisce a una regione, a un luogo determinato o, in casi eccezionali e debitamente giustificati, a un paese, che serve a designare un prodotto" con conformità a requisiti simili a quelli già menzionati per la denominazione di origine.

Il punto di maggior interesse dell'art.93, invero, è il comma 3, secondo cui "Le denominazioni di origine e le indicazioni geografiche, comprese quelle che si riferiscono a zone geografiche situate in paesi terzi, possono beneficiare della protezione nell'Unione in conformità alle norme stabilite nella presente sottosezione".

Altro rinvio effettuato dalla nuova disciplina al diritto UE lo ritroviamo all'art. 43, dove si dice che "per l'etichettatura e la presentazione dei prodotti vitivinicoli [...] sono direttamente applicabili le specifiche disposizioni stabilite dalla normativa dell'Unione europea e le disposizioni nazionali contenute nella presente legge e nel decreto del Ministro". In più è proibita la rappresentazione di "termini o raffigurazioni che comunque richiamino la vite, l'uva, il mosto o il vino" nelle ipotesi tassativamente previste da questo articolo (come lo sciroppo o il succo d'uva) , a meno che non siano effettivamente presenti fra gli ingredienti.

Per concludere queste breve panoramica molto generale sulla nuova normativa è importante ricordare come "il Ministero [delle politiche agricole alimentari e forestali] e' designato quale autorità nazionale competente incaricata di controllare l'osservanza delle norme dell'Unione europea nel settore vitivinicolo". L'organo del governo a sua volta designa i laboratori nei quali vengono effettuati gli esami sui prodotti.

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